CDS - Dove sono i brasiliani?
(CDS) - Promesse non mantenute. Sinora è andata così. Prestazioni deludenti. Si sono appena intravisti. La BrasiLazio? Una suggestione, un’affascinante teoria. Il campo, nelle prime 17 partite della nuova stagioni, ha disegnato traiettorie differenti e ha dato risposte diverse. Bocciati (Ederson), insufficienti (Hernanes) o almeno rimandati (Felipe Anderson). Dove sono i brasiliani? La qualità è fuori discussione. Come il valore dei tre giocatori, guarda caso fantasisti, anarchici difficili da inquadrare in un contesto tattico. Ancora di più se la Lazio si è affidata ad un allenatore che privilegia il gioco sulle corsie esterne, chiede aggressività e corsa in mezzo al campo, e di fatto vede poco il trequartista. Tra tanti moduli, in un anno e mezzo non ha giocato una sola volta con il 4-3-1-2 e il centrocampo a rombo. Ma forse è meglio non aggiungere altra confusione al quadro tattico, mai delineato con precisione. Tutto si può sostenere e obiettare, ma la domanda di fondo rimane. Dove sono i brasiliani della Lazio? E quando faranno la differenza? Gli interrogativi restano in sospeso. E quei tre, invece, potrebbero garantire il cambio di passo alla squadra biancoceleste. Devono riscattarsi e rialzarsi, riprendendosi la scena.
HERNANES - Non aveva incantato a Parma prima della sosta. Ha fatto la comparsa con il Brasile (appena 7 minuti in due amichevoli), rischia l’esclusione a Marassi per scelta tecnica. Il Profeta sta diventando un caso, ma su un punto va fatta chiarezza e ci distinguiamo dal coro. Sostenere che stia giocando fuori ruolo è un’eresia, una teoria destituita di fondamento. Hernanes gioca nella stessa zona di campo in cui era stato impiegato nella passata stagione (la migliore in Italia), quando segnò 14 gol tra campionato e coppe. Mezz’ala sinistra di un centrocampo a tre, l’anno scorso allestito con Gonzalez e Ledesma, quest’anno con Biglia e Onazi. Il ruolo è esattamente il medesimo. Il problema, semmai, è l’interpretazione. E’ cambiato il modo di giocare della Lazio, non la posizione di Hernanes. Petkovic chiede di salire, di tenere il baricentro più alto di 15 metri, di aggredire a centrocampo. In sostanza chiede al Profeta ritmi diversi dalla passata stagione, quando la Lazio aspettava e poi giocava sugli inserimenti. Oggi il brasiliano deve correre di più: questo è il motivo per cui ha perso lucidità e gioca meno bene, sbagliando diversi passaggi. Tutti lo aspettano, anche Petkovic. Ma per ritrovarlo bisognerebbe ripensare concettualmente la Lazio.
EDERSON – Non sta trovando collocazione l’ex Lione, eppure di occasioni ne ha avute. Era un eroe a Nizza, alla Lazio è diventato un giocatore anonimo. Il suo agente spesso lo ha difeso, attaccando Petkovic. In questo caso si può criticare molto più il giocatore del tecnico. Non ha più la tenuta per muoversi da esterno. Si accende e si spegne. Da numero 10 quante partite ha deciso in un anno e mezzo? Si faticano a ricordare. Eppure Ederson ha qualità enormi da sfruttare. Gli verranno concesse altre opportunità, ma tocca a lui rispondere, parlando sul campo.
FELIPE ANDERSON - Buona la prima (con il Trabzonspor) e la seconda (con la Fiorentina), poi si è eclissato. Normale dopo uno stop di quattro mesi, considerando l’età (vent’anni) e il periodo di fisiologico adattamento al calcio italiano. Neppure ha trovato una Lazio quadrata e rodata per inserirsi facilmente. E’ un centrocampista di proiezione offensiva, più interno che esterno. E’ costato 9 milioni e le aspettative pesano. Alla prima stagione in Italia, senza fare paragoni esagerati, anche Pastore e Lamela hanno faticato a imporsi, facendo tanta panchina. La speranza della Lazio è che Felipe Anderson dimostri di essere dello stesso livello. Ha tempo per rimediare. Oggi è l’unico dei trequartisti brasiliani a cui si possono concedere le attenuanti.
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