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IL TEMPO - La Lazio vota Petkovic

redazionecittaceleste
(IL TEMPO) - Petkovic non si tocca. Lo aveva fatto capire la società subito dopo il deludente pareggio con la Sampdoria, lo hanno «ribadito» i giocatori in un lungo confronto con il tecnico, o forse sarebbe meglio chiamarla discussione tattica. Nonostante il momento difficile, la media da retrocessione lontano da…

(IL TEMPO) - Petkovic non si tocca. Lo aveva fatto capire la società subito dopo il deludente pareggio con la Sampdoria, lo hanno «ribadito» i giocatori in un lungo confronto con il tecnico, o forse sarebbe meglio chiamarla discussione tattica. Nonostante il momento difficile, la media da retrocessione lontano da Roma e la confusione generata dalle scelte dell’allenatore di Sarajevo, la Lazio resta unita, compatta dalla parte del tecnico.

Il patto è stato siglato all’interno dello spogliatoio. Non il primo della stagione, ma forse l’ultimo. Perché stavolta, per la prima volta, Petkovic si è preso buona parte delle responsabilità per la cattiva prestazione di Genova (non lo aveva fatto dopo la disfatta in Supercoppa, come invece avrebbe gradito la società, per nulla soddisfatta dall’atteggiamento tattico adottato dalla Lazio). «Se abbiamo giocato male è pure colpa mia», ha ammesso Petkovic alla fine della sfida alla Samp. Dichiarazioni ribadite ieri alla squadra e apprezzate dai giocatori, con i quali l’allenatore di Sarajevo ha aperto un lungo dibattito tattico, durato circa 40 minuti. Il risultato del confronto è stato netto: la squadra non ha affatto scaricato Petkovic, tutt’altro.

Nessuna rivoluzione, dunque. Nessun ritiro punitivo e nessun ultimatum all’allenatore di Sarajevo, come sembrava possibile dopo l’ennesimo passo falso in trasferta, peraltro aggravato da una prestazione oltremodo deludente. Diversamente da quanto era accaduto dopo le sfide con Sassuolo e Atalanta, stavolta la società non ha voluto concedere alibi ai giocatori, considerati responsabili del cattivo gioco espresso contro la Samp nonostante una disposizione tattica senza dubbio discutibile.

Naturalmente il presidente Lotito e il direttore sportivo Tare attendono risposte già dalla sfida europea di domani sera contro il Legia Varsavia. Petkovic non rischia il posto, ma la Lazio deve dimenticare subito Marassi e ritrovare i meccanismi mostrati a Parma, nell’ultima partita prima della sosta. Lotito ha valutato anche soluzioni d’emergenza – nello specifico un traghettatore come Reja o Bollini – ma il fatto che la squadra sia totalmente (o quasi) schierata dalla parte del tecnico bosniaco ha rafforzato la convinzione del presidente: se non succedono cataclismi, si va avanti con Petkovic fino a giugno, cercando di trarre il massimo da quella che lo stesso Tare ha definito una stagione di transizione.

Poi, con ogni probabilità, le strade si divideranno. Perché il contratto di Petkovic è in scadenza e il bosniaco non ha mai negato il desiderio di allenare la Svizzera, posto per il quale sembra in pole position. Per la panchina della Lazio, invece, le possibilità restano tante. L’ultima porta il nome dello svizzero Murat Yakin, attuale tecnico del Basilea ed ex compagno di squadra del ds Tare ai tempi del Kaiserslautern. Ma per il futuro c’è tempo: ora la Lazio e Petkovic vogliono rinascere insieme.