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IL TEMPO - WSTYD! "Se ti dichiari colpevole puoi andar via senza pagare"

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(IL TEMPO) - Il titolo di questo pezzo significa “vergogna!”. In polacco perché vergognoso è il trattamento ricevuto dai tifosi della Lazio prigionieri a Varsavia. Chi è libero racconta: “Ci minacciavano, prima bunga bunga, poi galera” Una vergogna senza spiegazione. Fermati al centro di Varsavia mentre si dirigevano allo stadio…

(IL TEMPO) - Il titolo di questo pezzo significa “vergogna!”. In polacco perché vergognoso è il trattamento ricevuto dai tifosi della Lazio prigionieri a Varsavia. Chi è libero racconta: “Ci minacciavano, prima bunga bunga, poi galera”

Una vergogna senza spiegazione. Fermati al centro di Varsavia mentre si dirigevano allo stadio per seguire la Lazio, costretti a passare l’intera notte sul pavimento di un commissariato e presi in giro dai poliziotti, poi sbattuti in carcere fino al processo-farsa nel quale «un interprete ci ha consigliato di dichiararci colpevoli per evitare ulteriori guai», come raccontano Luca e Francesco, tifosi biancocelesti appena riemersi dall’incubo.
Doveva essere una piacevole trasferta al fianco della Lazio, ma per duecento tifosi si è presto trasformata in un viaggio dell’orrore. Ad oltre 48 ore dai fatti, una ventina di sostenitori biancocelesti sono ancora bloccati in Polonia, in attesa di conoscere il proprio destino, come confermato dal ministro degli Esteri Emma Bonino. «I tifosi laziali ancora sotto fermo sono in queste ore sotto processo per direttissima da parte delle autorità giudiziarie polacche. Ho incaricato l’ambasciatore di adoperarsi affinché chi non ha responsabilità penali venga immediatamente rilasciato». Il lavoro dell’ambasciatore, però, non ha evitato storie vergognose come quelle raccontate a Il Tempo da Luca e Francesco. «Sono arrivato a Varsavia giovedì mattina – spiega Luca – alle 15 ci siamo ritrovati davanti all’Hard Rock Cafe per raggiungere lo stadio insieme agli altri tifosi. Eravamo in fondo al gruppo, circa 300 persone, quando diverse camionette della polizia ci hanno raggiunto e superato. Abbiamo imboccato un vicolo, abbiamo trovato alcuni agenti che ci hanno urlato contro, ci hanno accerchiato e fatto stendere per terra. Dopo tre ore ci hanno fatto salite sulle camionette e ci hanno trasportato nei commissariati». A questo punto l’incubo entra nel vivo. «Quando sono arrivato – prosegue Luca – ho trovato 18 ragazzi in manette stesi per terra in una stanza piena di poliziotti. Dovevano identificarci, l’hanno fatto soltanto alle otto del mattino dopo maltrattamenti e prese in giro. Un agente ha preso di mira un ragazzo minorenne seduto vicino a me: “Hai paura? Ora facciamo bunga bunga come Berlusconi e poi finisci in galera”, gli diceva in inglese. Era impossibile anche dormire perché facevano rumore per tenerci svegli. E poi mi hanno sbattuto in isolamento».
Il resto della storia, simile in molti punti, ce lo racconta Francesco. «Sono stato fermato in piazza alle 15.30 e portato in commissariato alle otto di sera. Mi hanno trattenuto fino alle 5 del mattino, poi mi hanno trasferito in un carcere a trenta chilometri da Varsavia, mi hanno chiuso in una stanza con due panche, mi hanno dato una coperta e un cuscino. Quando sono uscito erano le 15, mi hanno messo le manette e portato in tribunale, dove sono stato processato senza un avvocato. C’era solo l’interprete con un consiglio: “Se ti dichiari colpevole puoi andar via senza pagare nulla perché hai passato la notte in stato di fermo”. E così ho fatto: colpevole di schiamazzo notturno, anche se io non ho fatto proprio niente». Francesco, Luca e tanti altri sfortunati tifosi laziali finiti nell’incubo di Varsavia. Ad alcuni è andata anche peggio. C’è chi ha dovuto pagare una multa (dai 100 ai 500 euro) e chi, per ora dodici tifosi biancocelesti (ma il bilancio è provvisorio), sarà sottoposto solo domani a processo dopo la conferma del fermo.Questi tifosi, colpevoli secondo le autorità polacche di oltraggio a pubblico ufficiale e uso del passamontagna, rischiano dure sanzioni. Per gli altri, invece, l’incubo per fortuna è finito.