CDS - Scopriamo Lotito, lo Sceicco de noantri
Di Franco Recanatesi
Coraggio fratelli laziali, scrollate la testa, stropicciatevi gli occhi, poi riapriteli: sì, quell’uomo con tanto di jalabiya (a Roma diremmo palandrana) e turbante è proprio lui, Claudio Lotito! Lo sceicco de noantri. L’Al Khelaifi alla amatriciana. Il De Laurentiis der Colosseo, Il Lotirchio pentito. Per anni e anni fra ingiurie e sputazzi ha compiuto il miracolo, trasformando – deve aver letto la favola dei fratelli Grimm – la ranocchia in principe. Cioè una Lazio con le pezze sul sedere in una squadra da salotti buoni. Quante volte, in tempi anche recenti, i tifosi laziali hanno sognato un cambio al vertice della società? Quante volte, leggendo le cronache calcistiche francesi, inglesi, tedesche, hanno sospirato “ma da noi non arriva mai lo sceicco?”. Ce l‘avevano in casa, ma prima lo sceicco de noantri doveva sistemare alcune cosucce…
Già l’anno scorso, ma in maniera più eclatante questa estate, il Lotito col turbante ha messo mano al portafoglio innestando sangue vivo – sangue blu – nelle vene della Lazio. Più di 25 milioni già spesi, un’altra quindicina messi a disposizione del Galatasaray per il bomber turco che potrebbe accendere i fuochi d’artificio finali. Se l’acquisto di Yilmaz dovesse andare in porto, Lotito guadagnerebbe il titolo di Paperone del mercato, con un esborso superiore a quelli tanto celebrati della Juve, della Fiorentina e del Napoli che hanno compensato i costosi acquisti con cessioni che in alcuni casi hanno portato addirittura il saldo in attivo.
Ci si chiede: ma dove li prende Lotito tutti questi soldi? Premesso che questo è l’ultimo dei pensieri del tifoso, conoscendo l’oculatezza del presidente-sceicco pare difficile che le sue siano mosse avventate. Non ce lo vedo Lotito-rovina-società, penso piuttosto che dopo aver messo i conti in ordine (unico club italiano assieme al Napoli) egli abbia battuto altre fantasiose strade di ingegneria economica. Yilmaz o non Yilmaz, davanti ai sostenitori laziali si spalancano comunque scenari eccitanti. Certo, l’attaccante turco spingerebbe la squadra nella primissima fascia del campionato, così come il ricorso al così detto piano B, che meglio sarebbe chiamare piano G come Gilardino. Visto contro il Milan, non mi fiderei troppo di Matavz. Un Yilmaz, un Gilardino, un Matri, gente da 13/15 gol sicuri, altrimenti tanto varrebbe gettare nella mischia il talento e l’ardore giovanile dei vari Keita, Rozzi e Perea. Il discorso ci porta per vie naturali ad una conclusione: il mal di gol della Lazio va curato, rapidamente e con una forte terapia. La stessa, mi pare evidente, condivisa dalla dirigenza tecnica e amministrativa della società: la doppia punta. Il cruccio di tante donne, nel nostro caso la speranza di tanti laziali. Il chè comporterebbe anche una rivoluzione tattica, probabilmente una difesa a tre e un centrocampo a cinque che il tecnico biancoceleste avrà già in mente (Biava-Cana-Radu / Candreva-Biglia-Hernanes-Gonzales-Lulic / Klose-Yilmaz o chi per lui: che ne dice mister Petkovic?). Aspettiamo fiduciosi non solo la mission impossible di domani in casa della Juve ma soprattutto la mezzanotte di lunedì, quando il mercato calerà la saracinesca. La Lazio sta lavorando come le grandi società, con grandi obbiettivi e grandi investimenti. Senza proclami, sotto traccia. Lotito non assomiglia in nulla ad Alwaleed Bin Talal, il principe saudita che ha telefonato furibondo a Forbes per non essere stato incluso fra i dieci più ricchi del mondo. Lo sceicco de noantri fa i botti col silenziatore. E la Lazio cresce. E la tifoseria ha licenza di sognare.
Corriere dello Sport
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