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CDS - L’Aquila è tornata degna di se stessa

redazionecittaceleste
ll godimento va avanti altalenante, prima di sterzare verso un’esplosione di luce tutta laziale. Forse stavolta era arduo non uscire vincenti dalla San Siro nerazzurra, in piena decadenza fra striscioni di protesta e volantinaggi addolorati. Ma solo quando Onazi scarica il destro tonante della certezza, a un quarto d’ora dall’epilogo,…

ll godimento va avanti altalenante, prima di sterzare verso un’esplosione di luce tutta laziale. Forse stavolta era arduo non uscire vincenti dalla San Siro nerazzurra, in piena decadenza fra striscioni di protesta e volantinaggi addolorati. Ma solo quando Onazi scarica il destro tonante della certezza, a un quarto d’ora dall’epilogo, ci viene in mente l’ultima bravata distante 15 anni. Sì, l’uno a tre così rotondo è proprio vero! E poco importa se viene schiantata soprattutto dalle accelerazioni di Candreva e da un ritrovato gioco corale una parodia sempre più sgangherata dell’Inter rituale. Giusto che Stramaccioni avverta il bisogno di recarsi presto in qualche abbazia, abitato com’è dalle streghe. Inevitabile chiedere che Riky Alvarez vada a farsi benedire, quando scivola maldestro sul rigore del possibile 2-2. Proprio quanto serviva per accertare definitivamente che squassata da iatture a oltranza, l’Inter deve rimediare la quindicesima sconfitta di questo campionato, un flop che non capitava dal 1947. Eppure la sfida ha lasciato un sovraccarico di emozioni. E’ stata via via il festival del ciapanò, una pazza rassegna di errori e omissioni. Poi i soliti infortuni: non si possono perdere presto Jonathan e Ranocchia proponendo al loro posto due giovani centrocampisti, Benassi e Pasa. Tutto smodato con le difese che fanno a gara nel complicarsi la vita. E meno male che in tale caos da caduta libera i laziali tornano a essere squadra trovando a tratti gli automatismi del girone d’andata. Comincia addirittura Handanovic a darci una mano quando esce a farfalle sulla traiettoria velenosa di Candreva che sa accarezzare la palla come la donna amata. Nel parapiglia per bloccare Floccari, Ranocchia diventa il successivo amico del giaguaro che si ripete a un istante dall’intervallo, sempre ossessionato da Floccari. E Hernanes dagli 11 metri centra il bersaglio vanificando l’approccio interista e il precedente provvisorio 1-1 propiziato da un Radu semidormiente in elevazione. L’Inter ha la meglio spesso solo sulle corsie esterne dove s’involano Pereira e Guarin. Il resto è buio stramaccioniano per andare verso la clamorosa estromissione dall’Europa League dopo 15 anni. Prima del traguardo merita applausi il solito Marchetti, degno come Candreva della Nazionale. E’ il nostro saltimbanco che nega a Rocchi il gol dell’ex che meriterebbe. E, acciuffati i romanisti, la Lazio torna a essere degna di se stessa.

Corriere dello Sport