CDS - Neymar lo esalta «E’ il mio pupillo»
ROMA – «E’ il mio pupillo» . Chi può vantare d’essere il pupillo di Neymar? Felipe Anderson può. Neymar è un amico vero, è un fratello, hanno giocato insieme alla PlayStation e alla Xbox. E hanno segnato insieme nel calcio reale (ovviamente), si sono allenati uno accanto all’altro nel Santos, Neymar non smetteva di insegnargli i trucchi dei campioni: «Tieni meno palla, girala di più» . Caro Felipe, gli diceva, e lo invitava a giocare ovunque. Chi può vantare d’aver indossato la maglia di Pelè a 18 anni? Sempre lui.
LA STORIA – E’ piccolo e grande, ha venti anni, è classe 1993. Felipe Anderson Pereira Gomes è cresciuto accanto a Neymar e Ganso, è nato nel club che fu di “O Rei”, ha indossato il suo numero sacro (il 10), non è da tutti, dovrebbe avere lo stesso numero anche alla Lazio (in questo caso dall’argentino Zarate passerebbe ad un brasiliano). E’ un figlio del calcio, conosce il samba del gol, lo balla, lo fa ballare ai suoi tifosi e alle difese avversarie. Sì, può far sognare, lo vedremo mentre inventerà giocate e magie: «Non so ballare, so giocare a pallone» , ripete a chi lo invita in pista. E’ esperto di meraviglie, le crea col pallone tra i piedi. Era povero, la sua storia è simile a quella di tanti campioni brasiliani. Felipe Anderson è figlio di un ex netturbino e di una casalinga. Sulle spalle, nel Peixe, non portava soltanto il 10, ma anche il peso della sua famiglia. Ha conosciuto la povertà, la vera povertà. Ha quattro fratelli, gioca da campione a 20 anni, parla come un adulto, con la maturità di chi ha lasciato la sua casa a 13 anni per inseguire un sogno: «Sono di Brasilia, frequentavo una scuola per meno fortunati, la mia famiglia è stata sempre molto semplice, non poteva permettersi di farmi allenare con una buona squadra. Grazie a Dio un imprenditore si è accorto di me e mi ha portato al Santos nel 2007» , ha raccontato in Brasile. L’hanno ribattezzato il nuovo Ganso, lui non s’è mai montato la testa: «Il confronto con lui è naturale, aveva il 10 sulla maglia. Abbiamo una visione di gioco simile, ma non siamo uguali. Lui ha cadenze diverse in campo, tocca spesso la palla, la passa. Io gioco a campo aperto, posso fare anche il volante a centrocampo, le caratteristiche sono diverse» . Felipe è nato a Brasilia, ha iniziato a giocare a calcio a 6 anni nell’Associazione 14 CPMIND (Companhia de Policia Militar Independente), passò al Federal Futebol Clube, poi al Recreativo Gaminha. Nel 2006 fece un provino nel Coritiba e fu preso. Lo notò il Santos e lo volle, è stato capitano nelle giovanili. Ha esordito con la maglia del Peixe (il Pesce, così è chiamato il Santos) il 2 ottobre 2010 contro il Palmeiras. La prima rete l’ha firmata l’11 febbraio 2011 contro il Noroeste, aveva ancora 17 anni. E’ alto 1,78, pesa 70 chilogrammi, ha un palmarès dorato: due scudetti (Brasileirao e campionato Paulista, 2011-2012), una Coppa Libertadores (2011), il titolo di vice campione del Mondiale per Club (2011), una Recopa Sudamericana (2012), è nazionale under 20 brasiliano. Poco per un ventenne? Non aveva un soldo in tasca da piccolo, i soldi se li prestava con gli amici poveri: «Ho imparato a svegliarmi ogni giorno per essere il migliore» , è questo il suo segreto.
GLI IDOLI – Neymar come amico, Kakà e Ronaldo come idoli. E’ stato svezzato da Muricy Ramalho, il maestro del Profeta e di Dias. E’ molto religioso: «Sono evangelico, vivo solo per la gloria del Signore» . E’ fidanzato con Camila, ragazza sorridente e gelosissima: «E’ una delle persone più importanti della mia vita» , che dolce Felipe. Ha scalato il destino: «Ho avuto una chance, non l’avrei persa per nulla al mondo» . Occhio ai piatti in tavola: «I maccheroni sono sempre stati il mio piatto preferito» . Internet (ha un sito ufficiale), Facebook e Twitter tra le sue passioni. Ha studiato l’italiano nei mesi scorsi, il futuro lo conosceva. Ha lasciato il Brasile dopo aver superato le 100 partite col Santos, aspetta la prima con la Lazio, vuole giocarla al più presto, prima dovrà recuperare da un infortunio (la società non è preoccupata). Neymar, da Barcellona, tiferà per lui.
Corriere dello Sport
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