ESCLUSIVA - Disegnello & Francesco: "Lazio, siamo la tua bottega d'arte"
(PUBBLICATA IERI ALLE 15.30)
ROMA – L'ennesima opera d'arte è andata in scena durante il derby, Caronte che trasportava le anime dei dannati dall'altra parte del fiume Acheronte. Dietro a queste meraviglie ci sono Massimo in arte “Disegnello” e Francesco, che rendono la Curva Nord ancora più bella e spettacolare. Li abbiamo contattati per scambiare quattro chiacchiere con loro.
Come nasce la tua passione per il disegno? Massimo: “Disegno da quando sono piccolo e mi sono laureato in Accademia delle Belle Arti”.
Francesco: “Quella fin da piccolo, disegnavo fin da quando avevo cinque anni, io mi disegnavo i soldatini e li ritagliavo, mentre i miei amici se li compravano già confezionati. Ho studiato tecnica del disegno a Piazzale Flaminio, nasco come fumettista, tra i miei professori avevo anche Lillo e Greg che hanno iniziato la loro carriera come fumettisti”
Lo fate anche di professione? Massimo: “Si ho fatto scenografie per il cinema per la Rai e per il teatro e anche scenografie esterne”.
Francesco: “Ho lavorato fin da ragazzo per diverse riviste con fumetti a sfondo di satira politica. Ho avuto la fortuna di disegnare lo scudetto del 2000. Scrivevo la vignetta della settimana per la Voce Nord e poi mi sono spostato nell'ambito dei tatuatori e ho inizato a fare questo mestiere circa 15 anni fa. Io ho tatuato Stankovic e Di Canio, Firmani e Ceccarelli. Massimo ha tatuato Felipe Anderson, Mauri e Lucas Biglia”.
Come sei diventato tifoso della Lazio? Massimo: “Nasce negli anni novanta, ho conosciuto due ragazzi della Curva da un paninaro, sono andto in sede e la prima scenografia che abbiamo fatto insieme era C'mon guys quando c'era Paul Gascoigne e da lì non ci siamo più fermati”.
Francesco: “Bastian contrario, sono cresciuto a Tor Sapienza, la Roma era campione d'Italia, io ho scelto per quella squadra che in quel momento era più debole, ho scelto di stare dalla parte dei pochi contro i tanti. Eessendo artista fin da quando avevo 5 anni disegnavo simboli della Lazio e della Roma, al lupo ho sempre preferito l'aquila, mi piacevano molto più i colori della Lazio che della Roma, ci sono nato laziale”.
Come nasce una scenografia? Massimo: “Ideata e pensata da noi tifosi, ognuno dice la sua, in ambito della squadra, per esaltarne un particolare mmomento, oppure se vuoi fare una ironia sul tifoso avversario oppure decidiamo se si vogliono rappresentare dei simboli della squadra particolari, oppure personaggi che ne hanno fatto la storia”.
Francesco: “Nasce in una cena tra poche persone, il disegno nasce dal momento, legato alla squadra o personale . Quella di Padre in Figlio, era nata in un momento in cui molti di noi erano diventati papà e quindi avevano capito cosa significa tramandare, nasce da quello che senti in quel momento. In un'epoca dove tutti fanno scenografie ultradimensionali e hollywoodiane aiutate dagli sponsor, a noi ancora ci piace fare arte. C'è chi fa le scenografie da 20000 euro, noi siamo ancora una bottega d'arte. Le nostre opere hanno ancora qualcosa da insengare, una volta è la Dea e un'altra Caronte vogliamo insegnare qualcosa sia di storico che della tradizione romana. Noi usiamo ancora il pennello, gli altri usano laser e cose moderne e meno tradizionali”.
Qual'è la scenografia che ti è piaciuta di più e alla quale sei più legato? Massimo “ Metti tutto te stesso, ci sono tutte le emozioni possibili, non ce n'è una che mi è piaciuta in particolare. L'ultima è stata una fusione tra me e Francesco è stata molto bella, molto temuta. Pensavamo che magari ci potessero mettere davanti qualcosa di Caravaggesco e invece si sono presentati con una cosa copiata da quella che noi abbiamo realizzato durante il Centenario”.
Francesco: “Quella a cui sono più legato è quella “As Roma M...a”, l'accusarono tantissimo, non cantarono per un bel po'. A livello di disegno sono molto legato a quella di Padre in Figlio, mi è piaciuta davvero molto”.
Quanto tempo ci vuole per realizzarla, quanto costa e che materiali utilizzi per farla? Massimo: “Facciamo una colletta in Curva in media costa 3 o 4mila euro, decidiamo sempre all'ultimo e la realizziamo in tre giorni. L'ultima è stata fatta in 38 ore di orologio. Saranno state una 30 di ore se ci mettiamo il discorso pausa pranzo, cena e le ore di sonno”.
Francesco: “Le altre tifoserie ci mettono minimo tre settimane per realizzare una scenografia come la nostra, noi ci mettiamo un giorno e mezzo. Gli attrezzi sono secchi vernici e scope. Il telone più piccolo che abbiamo utilizzato era un 40 x 30”.
Che fine fanno tutte queste opere d'arte una volta finita la partita? Massimo: “Vengono buttate”
Francesco: “Purtroppo vengono buttate.Se facessero un museo della Lazio, credo che sicuramente qualche immagine delle nostre scenografie finirebbe certamente lì dentro”
Che cosa provi quando vedi lo spettacolo materializzarsi davanti a milioni di spettatori in tutta Italia e nel Mondo? Massimo : “Vedi che non ci capisci nulla, perchè se ancora stanco. Per quanto riguarda l'ultima, ero veramente alienato, avevamo dormito veramente poco, in più l'euforia,hai il cuore a 3000 non sai se scende bene, te la godi veramente poco in quell'istante. Ci metti un po' per realizzare quello che abbiamo fatto tutti insieme”.
Francesco: “Sono un po' un Diesel, quando lo vedo dal campo, mi sento un po' ovattato, perchè sono concentrato affinchè vada tutto per il verso giusto. Me la comincio a godere dal giorno dopo, quando rivedo le immagini”.
Descrivici la lazialità e l'arte in una sola parola? Massimo: “Scorrono tutte e due nel mio sangue”
Francesco: “Essere laziali è un'elite non tutti possono essere belli non tutti sanno che vuol dire essere laziali. La lazialità e l'arte vanno di pari passo”
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