CDS - La strana vigilia di Petkovic
Quando Conte lo ha visto a Nyon per il forum europeo degli allenatori, gli ha chiesto: «Com’è andato il dopo-partita?» . Petkovic ha sorriso: «Tutto sotto controllo» . La vera bufera, una grandinata pesantissima, si era scatenata negli spogliatoi dello Juventus Stadium la sera del 31 agosto e non per colpa di Vidal e Tevez. Un aspro confronto con Lotito dopo il cappotto-bis con i bianconeri campioni d’Italia, che avevano già stradominato e umiliato la Lazio nella finale di Supercoppa allo stadio Olimpico il 18 agosto. Fumo negli occhi, una delusione profonda per l’imprenditore di Villa San Sebastiano, che mai avrebbe voluto perdere con il “carissimo nemico” Andrea Agnelli, figuriamoci in quel modo. La tempesta si è placata in quella mezz’ora di sfogo all’interno dello spogliatoio, dove anche i muri ascoltavano e gli spifferi (successivi di qualche giorno) riferiscono di una rottura clamorosa sul punto di deflagrare. Il confronto ha partorito il chiarimento e Petkovic ne è uscito rinfrancato, è tornato a lavorare con il consueto impegno rivendicando la piena autonomia delle scelte di formazione e sbandierando l’obiettivo del campionato: qualificazione Champions per la gioia di tutti e accollandosi buona parte delle responsabilità. Se fallisce, è colpa sua. Dura arrivarci, ma dovrà almeno tentare l’impresa, così gli chiede la società biancoceleste, convinta (dopo il successo in Coppa Italia) di dover avviare un nuovo ciclo e di potersi confermare (anzi migliorare) con lo stesso impianto del passato campionato. Ecco perché i 25 milioni investiti da Lotito sul mercato sono stati seminati per raccogliere i frutti nel tempo e tra qualche mese, dovendo per forza (lo dice la carta d’identità di buona parte dei titolari) guardare al futuro e lasciando nell’immediato alcuni dubbi (difensori centrali e vice Klose) irrisolti. Le aspettative sono cresciute, forse troppo in relazione ai valori dell’alta classifica della serie A. Molto ha fatto durante la sosta il diesse Tare per smussare gli angoli, riportare tranquillità e confrontarsi con Petkovic, come è successo martedì su una panchina del campo di Formello.
SPIRITO - Niente di clamoroso, normali dinamiche laziali e il brusco ritorno alla realtà per una società che in estate era stata accompagnata (anche da noi, non solo dai tifosi) da squilli di tromba e fanfare per il successo storico in Coppa Italia, i cui effetti benefici si sono smarriti rapidamente. Ora la Lazio deve ripartire, battendo il Chievo all’Olimpico per proiettarsi sotto un’altra luce verso il derby di campionato con la Roma, che sino a pochi giorni fa era vissuto alla stregua di un incubo sull’altra sponda del Tevere. Lotito ha puntato l’indice nei confronti dei suoi giocatori, ecco perché una settimana fa è piombato a Formello. Squadra imborghesita e ancora ubriaca per il 26 maggio, senza lo spirito giusto e la ferocia necessarie per portare a casa il risultato. Questo il tema principale della strigliata in cui ha richiamato (all’interno) tutti all’ordine, continuando (all’esterno) con il solito input, quasi un ritornello: rosa competitiva, 22 titolari, nessun gioiello ceduto. E’ stato l’unico presidente a non vendere, escluso Kozak che alla Lazio non poteva più stare. Ora aspetta i risultati e moltiplica le pressioni sui suoi collaboratori (diesse e staff tecnico) e sulla squadra affinché riprendano a correre. Tocca a Petkovic trovare la via d’uscita, forse ricorrendo alla soluzione più ovvia, ovvero il ritorno al 4-1-4-1 che era stato alla base dei successi della passata stagione. Ieri, ritrovando il gruppo al completo, ha aperto l’allenamento con un breve discorso. I microfoni di Lazio Style Television erano ancora accesi e si è sentito l’invito del tecnico di Sarajevo alla squadra: «Qui gli obiettivi sono alti, non c’è bisogno di ricordarverlo» . Una strana vigilia? Arriva la bestia nera Chievo, si è parlato di tutto (da Berisha a Yilmaz passando per il mal di pancia dei tifosi) e non di calcio. Dunque, per chi conosce Formello e le cose di casa Lazio, una vigilia normalissima…
Fonte: Corriere dello Sport
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