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CDS - FELIPE ANDERSON: Quattro ruoli per un jolly

redazionecittaceleste
(CORRIERE DELLO SPORT) | Il brasiliano presto al top della forma. E Petkovic può utilizzarlo in tante posizioni dal centrocampo in avanti Nasce mezz’ala di grande qualità A sinistra mette molta pressione ad Hernanes ROMA – Mezzala di qualità, mezzala sinistra come primissima soluzione. Felipe Anderson, il jolly, è adattabile…

(CORRIERE DELLO SPORT) | Il brasiliano presto al top della forma. E Petkovic può utilizzarlo in tante posizioni dal centrocampo in avanti

Nasce mezz’ala di grande qualità A sinistra mette molta pressione ad Hernanes

ROMA – Mezzala di qualità, mezzala sinistra come primissima soluzione. Felipe Anderson, il jolly, è adattabile in vari ruoli e in vari moduli. Da centrocampista, se vogliamo ingabbiarlo in una definizione, può giocare ovunque. Non è un regista, questo no, ma nel 4-3-3 che sta costruendo Petkovic può trovare spazio anche a destra. Felipe Anderson è un interno classico da centrocampo a rombo, le origini calcistiche però non lo limitano. Il brasiliano ha senso tattico, sa adattarsi. A sinistra, da mezzala, mette pressione ad Hernanes, è diventato un concorrente diretto per il posto, crescendo fisicamente lo sarà ancora di più. Il Profeta è in difficoltà, è giù atleticamente (l’ha ammesso anche lui), fatica ad imporsi, finora non ha preso per mano la Lazio. Felipe Anderson è lì che scalpita, è lì che spinge. La presenza del connazionale, un ragazzo sveglio, talentuoso e affamato, può essere positiva per Hernanes, è a caccia di nuovi stimoli.

LO SPAZIO - Petkovic ha varie soluzioni, può far convivere i due brasiliani. Hanno giocato insieme, è successo più volte nelle ultime partite. Nel match contro la Fiorentina, ad esempio, il tecnico optò per il 4-3-2-1: piazzò Hernanes a centrocampo e schierò Felipe Anderson alle spalle di Perea. Vlado ha continuato a lavorare sul modulo e sul ruolo di Felipe durante la sosta. Nell’amichevole disputata giovedì contro l’Aprilia, il tecnico ha disegnato la Lazio a forma di 4-3-3: il brasiliano era mezzala sinistra, agiva accanto a Ledesma. Hernanes è in ritiro col Brasile, non ha partecipato alle prove tattiche. Sulla carta il Profeta è titolare, ma non sarà l’importanza dei nomi a condizionare Petkovic. I baby acquisti si sono messi in mostra, non sono comparse, non si fanno impressionare dalla forza dei big, dei senatori, dei leader. Vanno avanti per la loro strada, sono pronti a dribblare chiunque pur di giocare e diventare grandi.

E’ ficcante quando parte da esterno mancino. Ha uno scatto bruciante e crea occasioni

Da centrocampista ad attaccante esterno, riesce a trasformarsi in un amen. Felipe Anderson sa partire largo a sinistra e a destra. La premessa è sempre uguale: il cambio di posizione non gli crea problemi in ogni fetta di campo (dalla mediana in avanti). Felipe è ficcante, sa infilarsi nello spazio, eccelle nel controllo del pallone, è un mago del dribbling. Da esterno sa giocare nel 4-1-4-1 e nel 4-3-3: può fare il cursore alto, può fare la punta partendo largo. Una settimana fa partì insieme a Candreva alle spalle di Perea (4-3-2-1). Felipe Anderson impressionò per lo spunto in progressione e per la visione di gioco. Da attaccante esterno fu un piacere vederlo, si rese pericoloso, servì i compagni, si fece apprezzare per i tocchi deliziosi. Lo scatto è uno dei suoi segreti: accelera in pochi metri, rischia di farti mangiare la polvere, ha velocità di pensiero, le giocate gli riescono anche per questo.

IL GOL - Felipe Anderson sotto porta non è un marcatore assiduo, ma in carriera il bersaglio l’ha colpito. Nell’ultimo Brasileirao disputato con la maglia del Santos fu grande protagonista. Si impose, guadagnò considerazione firmando 35 presenze e 6 reti. In tutto, nel Santos, ha collezionato più di 100 presenze, non è un pivellino nonostante l’età. E’ giovane, ha esordito presto, era appena maggiorenne e indossava la 10 che fu di Pelè, lui la ereditò da Ganso. Felipe Anderson è amico di Neymar, sono cresciuti insieme, da lui avrà rubato certamente alcuni movimenti offensivi. Giocando da attaccante esterno avrà più possibilità di puntare la rete e di bucarla. Ha esordito poche settimane fa, la strada è lunga, il lavoro svolto durante la pausa (fisico, tecnico, tattico) gli servirà, lo aiuterà a migliorare. Felipe Anderson troverà posto nel tabellino, sotto la voce marcatori. C’è solo da aspettare, i colpi magici non gli mancano.

La duttilità è tra le sue virtù. Sa agire anche sulla parte destra. Non dà mai riferimenti

Solo i duttili, i veri duttili, hanno la capacità di cambiare ruoli e mansioni: Felipe Anderson ha questa virtù. Sinistra o destra non conta, l’abbiamo detto. Su ogni fascia lui può starci, da ogni lato del campo lui può partire. Il brasiliano può rappresentare l’alternativa a Lulic e Candreva, la società ne è convinta, il campo sta confermando le impressioni. La prestazione di Trebisonda chiarì le idee: Felipe Anderson partì a sinistra davanti a Lulic, poi si spostò a destra, dalla parte di Cavanda. Parte defilato e si accentra, è uno dei suoi movimenti preferiti. Felipe diventerà uno dei giocatori più pericolosi della Lazio. Ha intelligenza tattica, ha i tempi giusti, è uno di quelli che può fare la differenza.

I SOGNI - Il brasiliano aspettava la chiamata da tempo. Petkovic ha atteso un po’ troppo per farlo esordire, oggi si gode la sua esplosione. Felipe s’è confessato nei giorni scorsi, ha rilasciato una breve intervista al quotidiano “Gazeta Esportiva”. Ha raccontato le sofferenze causate dall’infortunio alla caviglia destra, finì ko a giugno, sono serviti più di tre mesi per tornare a giocare: «Sono stato fermo per un lungo periodo di tempo, saranno necessarie alcune partite perché mi adatti e possa tornare ai miei livelli. E’ stato bello debuttare, è una cosa che porta con sé abbastanza ansia. Tornare in campo, sentire di nuovo il piacere di giocare a calcio… Il problema alla caviglia non era così semplice da trattare, ho avuto bisogno di tanta pazienza, di lavoro e dedizione», disse Felipe. Ha debuttato in Europa League prima di mettere piede in serie A, ha atteso il suo momento, l’ha fatto con umiltà e pazienza, merita successo: «Date le circostanze in Europa League penso di aver disputato una buona partita. Ho guadagnato più tranquillità e fiducia, ora penso solo a crescere, a guadagnarmi il posto e a sfruttare al 100% le possibilità che questa esperienza mi sta offrendo». Vuole un posto in squadra, vuole una maglia da titolare. La forza del jolly è che può ambire a vari posti, sono gli altri che devono guardarsi alle spalle.

Ha il passaggio in profondità: è uno dei pochi che sa esibirsi da trequartista

Felipe Anderson trequartista? Assolutamente sì. Ha il passaggio in profondità, è uno dei pochi (in assenza di Mauri) che riesce ad illuminare i corridoi là davanti. Hernanes sa colpire da fuori area, è un tiratore scelto (quando la forma fisica e la mira lo assistono), ma non ha mai sfornato assist in quantità industriale. Non è accaduto neppure quando s’è esibito sulla trequarti (nel ruolo che gli affidò Reja). Felipe Anderson in questo supera il Profeta. A Trebisonda, ma anche nel match con la Fiorentina, spesso ha ricordato i movimenti che sono cari a Stefano Mauri. Entrambi sanno leggere il gioco, lo sviluppo della manovra, hanno una visione larga del campo, tengono sotto osservazione i compagni, le posizioni che occupano. Felipe Anderson è un brasiliano-europeo, in pochi possono vantare di esserlo a 20 anni.

L’INIZIO - Si è presentato bene, promette di più. E’ al 60% della forma fisica, gli infortuni accusati alle caviglie sono subdoli, sono tra i peggiori, non è facile rialzarsi e riprendersi in tempi brevi. Felipe Anderson è al primo anno di avventura italiana, è costato un occhio della testa (9 milioni di euro), rappresenta il futuro della Lazio. A 20 anni ne ha già fatta di strada, ma il cammino che lo aspetta è ancora più lungo. Felipe Anderson gioca nel futuro, da sempre accorcia i tempi. Il Santos lo lanciò in squadra a 17 anni: «Solo il fatto di essere diventato professionista nel Santos a 17 anni è stato un peso. Indossare la maglia numero 10 di Pelè a 18 anni lo è stato ancora di più. La responsabilità si sente, ma accanto ho persone che mi danno forza. La mia famiglia è meravigliosa», fu una delle sue prime interviste. Felipe è stato baciato dal talento, ma s’è sudato sul campo i successi che ha ottenuto. Ha conosciuto la povertà, è cresciuto presto, è diventato un ometto da ragazzino. «E’ il mio pupillo», disse Neymar un giorno. Uno che è cresciuto accanto a Neymar e a Ganso, uno che s’è fatto largo nel club che fu di Pelè e ha indossato il 10, non può essere uno dei tanti. Lo sanno bene in Brasile, lo aspettano in Nazionale. Prima o poi arriverà, è solo questione di tempo.

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