CDS - Candreva, cucchiaio e grandi prodezze
ROMA – Quant’è bella l’argenteria di casa Candreva, luccica: cucchiai pregiati (a rischio infarto), coltelli e forchette appuntiti, utili per divorare squadre e portieri. Il mondo ha visto, il mondo ha incoronato Antonio Candreva. Al suo tiro non si comanda e il cucchiaio non è più un’esclusiva. Ora lo sanno tutti, anche il numero uno Casillas, uccellato senza pietà di fronte ai suoi compari campioni del mondo. Ora lo sanno in Brasile e nel resto del globo, l’hanno visto bene giovedì sera. Un cucchiaio in faccia a tutti, calciato con sprezzo del pericolo, senza paura di niente e nessuno. Candreva scucchiaia a piacimento, ma i tifosi biancocelesti lo conoscono, il suo colpo non li ha stupiti. Il bravo e bell’Antonio aveva fatto le prove generali a fine campionato, nel match contro la Sampdoria. Ricordate il rigore del 2-0? Mani sui fianchi, rincorsa lunga, cucchiaio e gol, uccellò anche il portiere Da Costa. gli venne così il colpo, d’istinto, non ci pensò, non preparò quella palombella morbida, fece una sorpresa. Decide sul momento, è una sua abitudine, va con sicurezza sul dischetto, mira, calcia e centra, non è da tutti.
LE PRODEZZE – Fuoco a volontà. Un anno di Candreva, un anno di prodezze, di scatti a ripetizione, di cross pennellati, di assist d’oro come quello servito a Lulic nel derby della storia, vale quanto un gol. Lancia il pallone a 40-50 metri, scocca frecce da distanze siderali. E decide chi far segnare sfornando assist a valanga: 7 in movimento, 6 su angolo, sono i numeri della sua stagione laziale. La spolveriamo la collezione di perle? Bolide contro il Palermo, incrocio spolverato contro il Milan, punizione-bomba contro la Roma, cucchiai in serie contro Sampdoria e Spagna. Da disperso a top player, è la storia di Antonio Candreva, il maratoneta del calcio. E chi lo ferma più? Gioca senza sosta da un anno, regala sogni e magie: «Ci fa prendere un colpo ogni volta» , dicono amici e tifosi. Ma il vero colpo lo piazza lui con le sue invenzioni diaboliche.
IL CONTRATTO – Gli occhi del mondo addosso a Candreva, gioiello rilanciato dalla Lazio, fatto rinascere a Formello dove si allenano corpo e mente e si nutre lo spirito, come ama dire Lotito. Lo vorrebbero in tanti, in tutta Europa. Ma Candreva è blindato, la società ha versato 1,7 milioni all’Udinese per riscattare metà cartellino (che affare a queste cifre…). Non basta, la Lazio progetta l’acquisto a titolo definitivo. Le parole di Lotito, datate giovedì, lasciano intendere che qualcosa si muoverà: «L’Udinese vuole Kozak? Con Pozzo ho un ottimo rapporto, vedremo…» . E’ un’apertura, il cartellino di Kozak servirebbe per intavolare la trattativa, ma andrebbero fissate le valutazioni dei giocatori. Il costo di Candreva è lievitato, non è certo quello del gennaio 2012, s’aggira attorno ai 15 milioni di euro. La Lazio l’ha rilanciato e questo Antonio non lo dimenticherà mai, non è tipo che tradisce. I contatti non sono stati allacciati ufficialmente, ma le dichiarazioni incrociate (sull’asse Udine-Roma) promettono bene, qualcosa può accadere.
LO STIPENDIO – Candreva è romano, s’è dichiarato lazialissimo, è stato decisivo nei trionfi, nelle vittorie dei derby, nei successi centrati contro le big del campionato. Un anno fa firmò un contratto coi biancocelesti, varrà sino al 2017. Il suo exploit potrebbe spingere la società a ritoccargli lo stipendio, ad oggi percepisce circa 800 mila euro, ma non ha mai chiesto niente, i premi li merita facendo parlare il campo, lavorando sodo, con professionalità, sacrificandosi. Si è rimesso in discussione, ha sfidato ostacoli e venti contrari, è arrivato in cima al mondo scalando a mani nude. La Lazio, acquisto definitivo o meno, sino al Mondiale 2014 è garantita: Candreva è suo, non si tocca. Se il cartellino resterà a metà, tra dodici mesi bisognerà trattare con la famiglia Pozzo: la valutazione (già lievitata) non sarà la stessa del primo 50 per cento del cartellino (questo si è capito) e forse neppure quella attuale. C’è un anno davanti, tanti altri cucchiai possono trasformarsi in oro.
Fonte: Corriere dello Sport
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