CDS - Petkovic, la crisi si cura con il carattere dei «fedelissimi»
(CORRIERE DELLA SERA) | Requisito numero uno: il carattere. Più dello spessore tecnico conta quello morale, solo gli «uomini veri» come Radu possono aiutarlo a riportare in alto la Lazio. Petkovic l’ha detto e ridetto, l’ultima volta alla vigilia della trasferta di San Siro. E l’idea, a maggior ragione dopo il pari strappato al Milan, continua ad essere quella e spiegherebbe alcune scelte bizzarre del tecnico. Perché nello spogliatoio della Lazio coesistono due anime: ci sono quelli che per il loro tecnico darebbero tutto, recuperano a tempo di record e sono garanzia di «cattiveria»; e ci sono altri che, invece, non sono un monumento all’abnegazione, magari perché troppo sensibili o perché distratti dal mercato, dai progetti mondiali o dalla competizione interna per un posto che oggi, per loro, non è più fisso.Due tipologie riconoscibili nei due estremi: uno va dal ko di Radu, mentre l’altro torna sempre «Konkomodo». È un gioco, ovviamente. Ma fino ad un certo punto. Perché è un fatto che la Lazio viva da inizio stagione con l’emergenza difesa ed è un altro fatto che l’allarme l’abbia fatto scattare Konko ad agosto: 3 partite in stagione per il terzino francese, solo due in campionato tra cui il derby. Poi l’infortunio muscolare, l’ennesimo di una serie lunga due anni e quattro mesi (cioè da quando è arrivato, giugno 2011) che, e c’è da capirlo, l’ha mandato in paranoia: il timore di forzare e rifarsi male diventa paura di giocare nonostante il nullaosta dei medici. Un tunnel vero e proprio, diverso da quello in cui hanno parcheggiato i vari Ledesma ed Hernanes, ma comunque senza luce anche se di settimana in settimana il rientro di Konko è dato sempre per imminente. Anche col Genoa non ci sarà. E, per questo, è «Konkomodo» per i tifosi.Petkovic lo aspetta serenamente, nel senso che preferisce un giocatore sano, o convinto di esserlo, piuttosto che uno titubante e condizionato dall’idea di rifarsi male. È Radu, insomma, il suo giocatore ideale e non solo per la tempra. Come l’anno scorso il romeno è rientrato dopo un lungo stop (circa due mesi per una lesione ai legamenti del ginocchio) e ha rimesso in sesto la difesa: 5 partite, le ultime 3 (2 in campionato, Cagliari e Milan, 1 in Europa League, l’Apollon) in lotta contro la crisi. Oggi Stefan fa il provino decisivo: è uscito malconcio dalla sfida di San Siro, ma già ieri prima delle visite diceva «se non mi sono rotto, allora gioco sicuro. Centrale? Ci penso io». Ce la farà col carattere, non a caso il requisito numero uno di Petkovic.
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