IL TEMPO - Ingiustizia sportiva e un calcio in fuorigioco
Picchia feroce, il sole. Nessuna ostilità personale, se fossi tentato dal lamento, mi basterebbe pensare a un pomeriggio d’inverno con le ombre della sera alle quattro del pomeriggio, per fare pace con l’astro di fuoco che si è fatto attendere a lungo prima di imporre i suoi diritti stagionali. Però i colpi di sole non hanno risparmiato il microcosmo del calcio, quello nazionale, ma anche quello mondiale. Tra simulacro di giustizia, tempi sbagliati e cifre da capogiro: tribunali, campo e finanza tutti coinvolti dalla sindrome della calura in eccesso. Stefano Mauri si prende sei mesi per omessa denuncia, due in più rispetto ad Antonio Conte, in fondo la Lazio ci può stare, abitualmente i metri di giudizio hanno margini più ampi, quando di mezzo c’;è la Juventus, che si autoassegna perfino gli scudetti rubati, senza destare quella indignazione che accompagna atteggiamenti molto più veniali di altre squadre. L’uomo della strada, che non può conoscere a fondo le pieghe della norme federali, ingenuamente si interroga: «Omessa denuncia de che?», visto che nessun illecito è venuto alla luce da una vicenda che si trascina da due anni. Se nei prossimi gradi di giudizio si arrivasse a uno sconto, Mauri avrebbe già perduto senza rimedio una parte della stagione. E se arrivasse, come auspicano i suoi legali, l’assoluzione piena, chi dovrebbe risarcirlo? Frutto del secondo colpo di sole, la mezza rivoluzione del fuorigioco, qualche facilitazione in più per gli attaccanti. Finora soltanto sulla carta, non si deve dimenticare che anni fa Blatter aveva invitato i guardalinee a tenere giù la bandierina in caso di dubbio, quasi sempre è accaduto proprio il contrario. Un po’ ridicole le misure indicate per evitare l’ostacolo al difensore, un metro e mezzo circa, una pacchia per i moviolisti che hanno strumenti di precisione infallibili. La novità sarà stata accolta con entusiasmo illimitato dai giudici di linea, che già avevano problemi di interpretazione non facili da risolvere. Rischiano di diventare i capri espiatori di troppi casi controversi, che puntualmente saranno definiti a danno di un Sassuolo o di un Livorno, chi ci tiene alla carriera deve evitare qualsiasi sospetto di mancanza di riguardo nei confronti delle società che occupano poltrone prestigiose nei palazzi del potere occulto. Ma di tutto questo pasticcio, che cosa ne pensa Marcello Nicchi? Nicchia.
Fonte: Il Tempo
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