REPUBBLICA - La parabola discendente di Petkovic
(REPUBBLICA) - Nessuno pensava che l’avventura di Vladimir Petkovic potesse trasformarsi in una lento, lentissimo conto alla rovescia verso l’uscita dal calcio romano e italiano. Prima gli applausi che un anno fa sembravano convinti verso un tecnico sconosciuto ai più, accolto con scetticismo ma anche curiosità, poi un preoccupante declinare verso il grigio e l’anonimato. Col picco della Coppa Italia strappata alla Roma, ma anche un campionato sempre più al ribasso, senza cuore e senza ambizione.
Tutta colpa di questo signore di origine bosniaca ma svizzero di passaporto e pure d’indole, calmo, compassato, oggettivamente molto poco trascinatore? Non tutta. Gli unici picchi più che in campo li ha avuti nelle reazioni pubbliche in cui ha negato la crisi, e un po’ come tutti ha individuato la responsabilità di una Lazio fischiata in Euroleague e 12a in serie A (ben più vicina alla zona retrocessione che a quella della qualificazione europea), nel mondo che congiura contro la sua squadra.
Di certo tante presunte star — da Hernanes a Klose — non lo hanno aiutato, e quando il povero Petko andrà via tutti diranno che era colpa sua, scordandosi di quello che i suoi giocatori non hanno fatto.
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