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SERIE A - Lazio cinica, Parma furioso!

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Aveva auspicato una Lazio camaleontica, Vlado Petkovic, a inizio stagione. Chiedeva, il tecnico, una squadra capace di trasformarsi a seconda delle esigenze. Bella e spettacolare, quando possibile. Ma anche cinica e sparagnina, quando il copione lo richiede. Obiettivo centrato, a giudicare dal modo diverso, quasi opposto, con cui la squadra…

Aveva auspicato una Lazio camaleontica, Vlado Petkovic, a inizio stagione. Chiedeva, il tecnico, una squadra capace di trasformarsi a seconda delle esigenze. Bella e spettacolare, quando possibile. Ma anche cinica e sparagnina, quando il copione lo richiede. Obiettivo centrato, a giudicare dal modo diverso, quasi opposto, con cui la squadra biancoceleste vince all’Olimpico nell’arco di cinque giorni. Tanto brillante e convincente martedì contro l’Udinese, quanto pratica, spietata e poco spettacolare col Parma. Killer instinct Un pari sarebbe stato forse più giusto, anche perché gli emiliani reclamano (a ragione) qualche torto arbitrale. I tre punti vanno invece ai romani in virtù della loro capacità, che il Parma non ha, di sfruttare al meglio le (non molte) occasioni create. Alla fine saranno solo tre i tiri in porta dei padroni di casa, sufficienti però a produrre i due gol che garantiscono la vittoria. Del resto, contro un Parma che fa massa a centrocampo e impedisce ai romani di sviluppare il consueto gioco arioso, lo spartito va necessariamente cambiato. La Lazio lo fa sfruttando una palla inattiva (angolo di Candreva, mischia nell’area piccola che Biava risolve scaraventando la palla sotto la traversa) e con un pezzo di bravura del totem Klose, che poi uscirà per infortunio. Il tedesco, dopo aver suggerito a Gonzalez l’assist, beffa Paletta e Mirante per il 2-0.

Troppo tardi - L’uno-due a metà del primo tempo, improvviso e letale, manda in orbita la Lazio che da quel momento si limiterà a gestire il risultato. E manda in confusione un Parma che Donadoni aveva disegnato per arginare il centrocampo a cinque stelle di Petkovic. Il 4-3-3 degli emiliani, compatto e guardingo all’inizio, con gli esterni d’attacco che scalano a centrocampo, diventa più aggressivo nella ripresa: grazie all’innesto di Belfodil che dà maggior peso all’attacco rispetto ad un irriconoscibile Amauri e grazie ad un centrocampo che, spinto da Marchionni, prende il sopravvento su quello laziale. Gli emiliani tornano così in partita e per poco non la riprendono. Ad accorciare le distanze provvede proprio Belfodil che ribadisce in rete il rigore paratogli da Bizzarri (penalty concesso per fallo di Mauri su Sansone). Poi è lo stesso franco-algerino ad avere la palla del 2-2 che Bizzarri gli nega da campione.

Torti ed errori - Il Parma paga la scarsa attitudine a cogliere l’attimo giusto, a differenza di una Lazio che in questo è invece maestra. Ma, al tirar delle somme, la squadra emiliana paga pure le decisioni di Guida che, sullo 0-0, non estrae il secondo giallo a Biava (ci poteva stare, e il difensore poi segnerà pure il primo gol laziale). Quindi, sull’ 1-0, non vede un rigore limpido (mani di Klose su testa di Parolo). A dire il vero, di Guida avrannomododi lamentarsi pure i laziali nella ripresa, nel corso della quale - in effetti - il direttore di gara pare voler compensare a favore degli ospiti (il rigore, però, c’è tutto).

La Gazzetta dello Sport

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