ROMA- Quattro guantoni che si uniscono, stretti in un destino solo. D'altronde l'eredità forse era già nell'anno in cui Buffon debuttava in Serie A: 1995, Strakosha nasceva il 19 marzo, nemmeno camminava sei mesi dopo quando, il 19 novembre, Gigi entrava in Parma-Milan a parare un pezzo di scudetto. Stasera Thomas vuole fermare per la terza volta (compresa la Supercoppa) la corsa della Juve e legarsi il terzo posto al petto. Ci risiamo e magari non sarà neppure questa l'ultima volta: «Perché solo a Buffon può riuscire ogni impresa», ribadisce di continuo l'albanese sui social. Con l'umiltà dell'antidivo che affronta la sfida, come fosse sempre la prima, contro il suo idolo. Eppure adesso, se il capitano d'Italia è il maestro, Strakosha è il miglior allievo. Ne è passato di tempo da quando l'anno scorso il portierino laziale debuttò con l'Albania contro gli azzurri e incassò i primi complimenti di Buffon. Ne è passato ancora di più, esattamente vent'anni, da quando Gigi esordì in Nazionale fra i pali e il bimbo Thomas non tratteneva nemmeno la palla fra le mani. Perché Strakosha, a differenza sua, non è mai stato un predestinato. Nel senso che di lui, a differenza di Gigi o – per rimanere nell'attualità - di Donnarumma, non si sussurrava affatto che sarebbe diventato un fenomeno. Anzi, a vent'anni faceva la panchina in B. Alla Salernitana l'hanno scartato, Thomas questo potere in porta se l'è strasudato.
Lazio-Juve, è sfida tra portieri: Thomas contro l'idolo Buffon
NUMERI
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Nessun'invidia però, solo ammirazione in toto per il mostro sacro Buffon. Poco importa che la Juve lo abbia trasformato in bandiera dopo averlo acquistato a suon di miliardi 17 stagioni fa. Meglio per la Lazio che Strakosha sia stato scovato per appena 75mila euro in Grecia. Thomas di fronte ai numeri bianconeri di Gigi s'inchina: 643 presenze, 509 gol subiti (0,79 a gara), 304 parate, 14 rigori respinti e 4 espulsioni. Sì quelle ci sono pure nelle carriere dei grandi campioni. Anche se l'albanese non ne ha ancora incassata una. Perché a quasi 23 anni è leader della squadra, ma non esagera mai in nessuna protesta. E adesso è persino migliorato nelle uscite: il suo curriculum biancoceleste, dopo un anno e mezzo vero di Lazio, recita 62 presenze big e 73 gol subiti fra campionato e coppe. In questa stagione, in cui la difesa sta traballando parecchio, Strakosha più volte c'ha messo le toppe.
BANDIERE
Dopo la caduta definitiva di Marchetti, premiata l’intuizione di Tare di affidare a Thomas a tutti i costi una maglia da titolare. Lui non è ancora Buffon, ma si sente il protettore della Lazio. Anche quando gli sussurrano che alla Juve presto Gigi potrebbe lasciargli lo spazio: «Non so nulla di un eventuale intessere bianconero, ma io sono molto felice a Roma, ho la fiducia di tutti e voglio restarci a lungo», disse il giorno dopo la gara d'andata. Quella in cui divenne eroe della vittoria per il penalty parato a Dybala allo scadere. Stasera proverà a ipnotizzarlo ancora, dopo aver tentato invano con due penalty sventati di trascinare in Coppa Italia i suoi compagni in finale. Stasera Strakosha alzerà ancora di più il muro, con rispetto ma senza paura, contro chi da venti anni è il numero uno. Contro il gigante vecchio che non comunque non molla. Anche se il bambino è fin troppo cresciuto ed è già il nuovo che lo scavalca, Buffon è nato in porta e nessuno da lì lo scolla. E' la sorte dei numeri primi, alla fine sono anche gli ultimi.
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