Lazio, quanti giochi di PoTare
ROMA - Attento, Lotito, c'è un assalto interno al potere. Adesso guida la rivolta persino il fido Tare: dopo un decennio, il ds pretende un maggior margine d'iniziativa nella sua gestione, per questo pare stia cavalcando ogni voce. Il presidente lo ha sempre elogiato, gli ha rinnovato sino al 2022 il contratto, ma l'albanese pretende un maggior riconoscimento sul campo. Non a caso non ha mai smentito nell'ultimo mese alcun rumors sul suo conto.
TECNICO
L'alleanza Tare-Inzaghi (ieri l'annuncio ufficiale del rinnovo del tecnico sino al 2021) ha riaperto un nuovo ciclo. Adesso, perché per il ds dovrebbe essere di nuovo in bilico? Non torna qualcosa nel piano, a meno che non sia strategico. A Tare potrebbe non andar giù l'idea di rinnovamento dirigenziale che ha in mente Lotito. Due anni fa era stato inserito Peruzzi nel quadro, quest'anno D'Angelo nella sicurezza ed è in arrivo uno Slo. Il presidente aveva pure pensato a una nuova figura (si era parlato di Mauri) per limitare ulteriormente il potere di Tare e arginarlo nel suo ruolo. Perché nell'ultima stagione, non solo alcune scelte d'Inzaghi, ma pure altri atteggiamenti del ds lo hanno infastidito. La simbiosi fra i due poi per Lotito è diventata quasi un pericolo.
BIG
Spalleggiato forse proprio dall'amico Tare, Simone aveva passato l'ultimo mese a godere delle notizie sull'interessamento della Juve, dell'Atalanta e poi del Milan per presentarsi forte di così tanti estimatori al tavolo. Guarda caso così Lotito ha accettato un compromesso con l'allenatore sul prolungamento biennale (a 2 milioni più bonus) e sul mercato. Inzaghi voleva la conferma dei big, ecco la via di mezzo. Se andrà via Milinkovic, potrà così restare almeno Luis Alberto.
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