Lotito, il grande sponsor di Tavecchio che punta alla Nazionale

Claudio Lotito vicepresidente della Figc con delega speciale alla Nazionale. Sarebbe questo il ruolo che spetterebbe al numero uno della S.S. Lazio nel caso Carlo Tavecchio dovesse essere eletto nuovo presidente della Federazione italiana gioco calcio. Una posizione di indubbio prestigio che giustificherebbe l’attivismo del patron biancoceleste che si è…

di redazionecittaceleste

Claudio Lotito vicepresidente della Figc con delega speciale alla Nazionale. Sarebbe questo il ruolo che spetterebbe al numero uno della S.S. Lazio nel caso Carlo Tavecchio dovesse essere eletto nuovo presidente della Federazione italiana gioco calcio. Una posizione di indubbio prestigio che giustificherebbe l’attivismo del patron biancoceleste che si è speso anima e cuore nelle ultime settimane per perorare la vittoria di Tavecchio a scapito di Demetrio Albertini. Per rilanciare il settore “azzurro”, uscito a pezzi dal fallimentare mondiale brasiliano, Lotito avrebbe già pronto un piano: creare per il Club Italia una sorta di “Academy” come quella messa a punto a Formello lo scorso maggio, sul modello di quanto avviene in Olanda, per formare i talenti in casa propria. Seppure la maggioranza dei presidenti di serie A parteggi per Tavecchio (ma negli ultimi giorni anche questa certezza ha cominciato a venir meno), nessuno ha preso le difese del 71enne numero uno della Lega nazionale dilettanti come Lotito. Neppure Adriano Galliani il quale, nonostante resti l’altro forte supporter di Tavecchio, ha preferito mantenere una posizione più defilata davanti alle infuocate polemiche innescate dalla frase razzista sui “mangia-banane” e dalla gaffe sull’omicidio Kennedy. Lotito no. Da dieci anni vaccinato da durissime battaglie tutte interne al mondo Lazio, il presidente biancoceleste si è trovato quasi a suo agio nella pugna che si è aperta per la conquista della poltrona più prestigiosa del calcio italiano. Non c’è intervista o dichiarazione diramata a cadenza pressoché quotidiana dalla guru della comunicazione politica Monica Macchioni, alla quale si è affidato da quest’estate, in cui Lotito non ribadisca che la salvezza del pallone nostrano passa per il successo di Tavecchio.

 

Presidente della società calcistica più antica della Capitale e probabile numero due della Federcalcio. Cariche prestigiose, che verrebbe facile associare a una figura con un ascendente ammaliante. Nient’affatto. Mai, anzi, come quest’anno il quoziente di gradimento di Lotito nella stessa tifoseria della Lazio è sceso così in picchiata. Basta sintonizzarsi sulle tante radio che a Roma, 24 ore su 24, informano su vita, morte e miracoli delle squadre capitoline, farsi un giro sui social network dei sostenitori biancocelesti, o semplicemente dare un’occhiata ai freddi numeri degli incassi del botteghino dell’Olimpico, per rendersi conto quanto sia forte l’avversione nei confronti di Lotito. Una ostilità diffusa e montante (“sparuta minoranza”, l’aveva bollata anni fa il presidente), che non si limita più come gli anni scorsi alla frangia ultra del tifo, ma è diventata trasversale all’interno dello stadio e fuori. Numerosi i segnali: l’Olimpico semi-vuoto nella fase finale del campionato; gli spalti invece gremiti per Lazio-Sassuolo, quando era stato lanciato l’appello dal fronte dei contestatori di Lotito a essere presenti allo stadio proprio per dare testimonianza della vastità della protesta; l’assenza del presidente alla festa del quarantennale del primo scudetto, lo scorso maggio, a cui hanno assistito oltre 60 mila spettatori.

E al momento non si intravede un cambio di rotta neppure con la stagione 2014-15 oramai alle porte. Lotito è attivissimo nel calciomercato, piazza colpi interessanti, non cede i pezzi pregiati della squadra, invoca una “pax” con i tifosi e ammette qualche errore commesso in passato. Ma la risposta del tifo resta freddissima. Scottata dalla vicenda Hernanes, con il giocatore brasiliano ceduto nelle ultime ore del mercato invernale lo scorso gennaio, la Curva Nord ha deciso di non abbonarsi fino al termine del calciomercato. Solamente allora giudicherà l’operato della società e deciderà se tornare a riempire il settore più caldo del tifo biancoceleste. I dati degli abbonamenti fotografano la situazione. Vendute al momento solo 5.000 tessere (300 di curva), due anni fa nello stesso periodo erano 11.000 e lo scorso anno, sulla scia della vittoria nella finale di Coppa Italia contro la Roma, 16.000. L’appoggio al discusso Tavecchio, inoltre, ha messo in pesante imbarazzo anche quella parte della tifoseria che aveva fino a oggi sposato le battaglie di Lotito contro il razzismo. Dando nello stesso tempo nuovo vigore ai contestatori della prima ora che non si risparmiano nel rimarcare i guai passati dal patron con la giustizia sportiva (Calciopoli) e con quella ordinaria (ultima in ordine di tempo la condanna in Cassazione per omessa alienazione di partecipazioni societarie relativa a un passaggio di quote della S.S. Lazio tra il 2005 e il 2006). Uno scenario, insomma, che fuori dal Raccordo Anulare comincia a instillare più di un dubbio: un presidente con siffatto appeal, che non riesce a farsi amare dai propri tifosi, può rivestire la carica di responsabile della Nazionale, la squadra di tutti gli italiani? (Agenzia di Stampa Il Velino)

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