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Sconcerti: “Lazio-Torino non si deve giocare per forza, ci sono regole”

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Le sue parole

redazionecittaceleste

ROMA - Mario Sconcerti, a TMW Radio, ha parlato del caos Lazio-Torino. Le sue parole: "Un precedente solo non può fare legge. Peraltro non se c'erano due sentenze di condanna al Napoli e una per far rigiocare la partita. La motivazione dell'ultimo disse che la condanna era stata motivata ingiustamente dalla Corte d'Appello, che non ci fosse stato un giudizio sereno ma una condanna troppo pesante. Mi pare non si fosse entrati nel merito sul fatto se contasse più il parere della Asl o il patto tra calcio e Stato. Non sarei così sicuro che sia tutto automatico, e non siamo davanti a una pantomima: ci sono cose che vanno fatte, e infatti si presenta pure l'arbitro che è parte neutra. Se la Lazio non si fosse presentata avrebbe avuto anche lei partita persa... Ci sono delle regole. C'è però una contraddizione in termini: la Asl rappresenta la municipalità e quindi lo Stato, ma la regola che permette alle squadre di andare a giocare è anch'essa frutto di un accordo tra calcio e Stato, visto che c'è la firma di Spadafora, allora Ministro. Sono cose fatte per sopravvivere: chiaramente non si sarebbe dovuto giocare a pallone, i calciatori hanno fatto sacrifici enormi, sono caduti come foglie d'autunno per quanti se ne sono ammalati. Credevo addirittura si fosse arrivati all'immunità di gregge. Perché? Non è stata presa nessuna decisione nuova, c'è un protocollo firmato, c'è una legge. Puoi fare come ti dice o come dice la Asl, sapendo però che dal punto di vista sportivo perdi la partita. La decisione di 10 mesi fa è stata fatta per salvare questa, di stagione. Non si può far decidere le sorti del calcio ai DPCM: già il calcio sta morendo nonostante si giochi. L'azienda è troppo grossa per poterla giudicare nei dettagli".

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