Allegri e Inzaghi allo specchio

Allegri e Inzaghi allo specchio

In cosa si somigliano i due allenatori che si troveranno di fronte il 17 maggio all’Olimpico

di Leonardo Mazzeo

Uno allena la Juventus, l’altro la Lazio; uno, nella sua carriera, ha vinto tre volte la Serie A (quasi quattro), due volte la Coppa Italia, due volte la Supercoppa Italiana, un campionato di C1 e sempre in C1 la Supercoppa, mentre l’altro allena la prima squadra solo da un anno; uno è toscano. nato a Livorno, e aspira la c, mentre l’altro è di Piacenza e nella sua carriera da calciatore è rimasto quasi sempre all’ombbra del fratello.

Eppure Massimiliano Allegri e Simone Inzaghi hanno dei punti in comune.

Il camaleonte

Inzaghi e Allegri hanno un animale in comune. Nell’affrontare le partite, i due tecnici si ispirano al rettile famoso per la sua capacità di cambiare colore a seconda del luogo in cui si trova. Allegri e Inzaghi, invece, non cambiano colore, ma modulo: in base alla squadra da affrontare, i due allenatori scelgono l’alternativa migliore, secondo loro. Che sia 3-5-2 o 4-3-3, l’importante è sapere che si può cambiare: i giocatori sono consapevoli del fatto che, di volta in volta, la loro disposizione in campo potrebbe essere diversa. E questa tattica porta i suoi frutti, se ogni elemento riesce ad adattarsi di coneguenza. Come un camaleonte, appunto.

Tutti titolari

La diretta conseguenza di questa capacità di adattamento è che, a ogni partita, potrebbero scendere in campo giocatori diversi. Certo, un’ossatura di base c’è. Però i calciatori utilizzati sono tanti, e la rosa viene sfruttata quasi al massimo delle sue potenzialità. Questo è accaduto soprattutto con Allegri che, dovendo affrontare una competizione in più di Inzaghi, per forza di cose ha dovuto far ruotare i titolari. E, di fatto, ha reso tutti possibili titolari. Ma anche l’allenatore della Lazio trasmette questa sensazione: in difesa, con de Vrij come punto fermo, hanno giocato a turno Hodet, Radu, Bastos e Wallace; sugli esterni Lukaku e Patric hanno collezionato diverse presenze, e in alcune partite hanno trovato spazio anche gli elementi più giovani (soprattutto Murgia e Lombardi).

Calma, pacatezza e parafulmini

Allegri e Inzaghi difficilmente rilasciano dichiarazioni pesanti. Non mettono parole fuori posto. Non attaccano i proprio giocatori davanti ai microfoni, e non si lamentano delle rispettive gestioni societarie. Sono personaggi sotto le righe, da questo punto di vista. E non è un difetto. Ovvio, dentro gli spogliatoi o all’interno degli uffici faranno sentire la loro voce a chi di dovere. Ma fuori no. Allegri e Inzaghi si assumono le loro responsabilità e non scaricano colpe, e  questa funzione di parafulmine distoglie i giocatori dalle polemiche e permette loro di concentrarsi esclusivamente sul campo.

Carica da bordo campo

Pacati e calmi fuori dal terreno di gioco, Inzaghi e Allegri si trasformano all’interno della loro area tecnica. Che non sempre rispettano. Urlano, sbraitano, incitano, esultano, si arrabbiano: non stanno un attimo fermi. L’esatto opposto di quello che fa Zeman, ma comunque uno stile po’ meno colorito rispetto a Juric e Mihajlovic (per citarne due), che spesso vengono allontanati dall’arbitro prima della fine della partita. Però c’è da dire che anche Inzaghi, da allenatore della Lazio, ha già ricevuto tre espulsioni. Una delle quali proprio insieme a Juric. Comunque, in genere, le arrabbiature i Allegri e Inzaghi sono rivolte ai giocatori, più che al direttore di gara. Infine, ecco due esempi di comportamento in campo. La celebre la corsa di Inzaghi nel derby, e l’altrettanto celebre la sfuriata di Allegri della scorsa stagione:

Lo stile è simile, come è simile l’approccio alla gara. Allegri e Inzaghi, mercoledì 17 maggio, si troveranno l’uno di fronte all’altro. E forse per loro sarà un po’ come guardarsi allo specchio.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy