Meglio un terzo posto all'ultima giornata o un quarto conquistato con anticipo? Il confronto tra due Lazio che, a modo loro, hanno stupito
di Leonardo Mazzeo
La Lazio di Pioli: rapidità, pressing alto, gioco sulle fasce. Sessantanove punti a fine stagione e terzo posto conquistato all'ultima giornata, in una partita memorabile. La Lazio di Inzaghi: valanghe di goal, attacco della profondità, costanza. Settanta punti a tre giornate dal termine e quarto posto stabile.
Le stagioni 2014-2015 e 2016-2017, ognuna per i suoi motivi, sono state esaltanti.
Lazio di Pioli
Stefano Pioli utilizzava due moduli: o il 4-3-3 o il 4-2-3-1. Nel primo, il centrocampo era composto da Biglia, Lulic e Parolo, alla sua prima (esaltante) stagione in biancoceleste. In attacco si alternavano Djordjevic e Klose. Sugli esterni c'erano Candreva e Felipe Anderson, quest'ultimo esploso proprio sotto la gestione Pioli. In difesa, De Vrij era l'unico centrale sicuro del posto. L'altro slot era occupato a turno da Cana, Novaretti, Gentiletti, Mauricio, Ciani. Il suo gioco si basava su un pressing alto e sulla continua ricerca degli scambi sulle fasce. Più che attaccare la profondità, Pioli voleva trovare i fraseggi giusti per mettere i suoi giocatori in condizione di segnare. E infatti la manovra non era sempre capitalizzata dalla prima punta. Per intenderci: il miglior marcatore della Lazio, in quella stagione, fu Klose con tredici goal. A tre giornate dal termine, oggi, il miglior marcatore biancoceleste è Immobile con ventidue. In compenso, segnavano molto gli altri: da Candreva a Felipe Anderson, passando per Mauri e Parolo. Tutti beneficiavano del gioco di Pioli, votato all'attacco. E la difesa ne risentiva. A fine anno, i goal fatti furono ottantotto, a fronte di quarantadue reti subite. Comunque, un bilancio assolutamente positivo. E la classifica 2014/2015 lo dimostra: Lazio terza, dietro solo a Juventus e Roma. Tornando ai moduli, Pioli oltre al 4-3-3 puntava anche sul 4-2-3-1. E con questa sistemazione diventava fondamentale Stefano Mauri, che si piazzava sulla trequarti, alle spalle della punta, e catalizzava il gioco, grazie al suo senso della posizione e alla sua fisicità. Mauri mise a segno nove goal in quella stagione. Record personale.
La Lazio di Inzaghi
Inzaghi, in comune con Pioli, ha un modulo: il 4-3-3. Ma la sua è un'interpretazione diversa di questo schieramento. La Lazio di oggi non si appoggia sulla prima punta, come faceva quella di Pioli. Al contrario, a Immobile viene chiesto di attaccare la profondità e, soprattutto, di concretizzare le occasioni create dagli esterni d'attacco. Come detto prima, Ciro Immobile è già arrivato a quota ventidue reti in campionato: era dai tempi di Crespo che un attaccante biancoceleste non superava quella soglia. L'altro modulo utilizzato da Inzaghi è il 3-5-2, dove trovano spazio gli esterni come Basta e Lukaku. In alternativa, vengono risistemati in campo Felipe Anderson e Lulic. Il brasiliano è cresciuto molto in fase difensiva, e per questo Inzaghi si fida a lasciarlo come argine a destra. Questo nuovo ruolo, comunque, non lo esonera dalla fase offensiva, vero punto di forza del 10 biancoceleste: quattro goal e sette assist per lui, fino ad ora. Inoltre, c'è da dire che la Lazio inzaghiana ha messo in scena ben tre goleade: sei goal al Pescara, sei al Palermo e sette alla Sampdoria. Quella di Pioli, invece, non era mai andata oltre i quattro goal. Però, in totale, nella stagione 2014-2015, la Lazio segnò ottantotto reti, mentre quella attuale è ferma a ottanta. Ma ci sono ancora tre partite da giocare. Per quanto riguarda la solidità difensiva, nel confronto vince Pioli: per quattordici volte, nel 2014-2015, la Lazio mantenne la propria porta inviolata; quest'anno, invece, la Lazio non ha subito reti solo in otto partite. E i goal subiti dai biancocelesti, quest'anno, sono già quarantotto, mentre la squadra di Pioli si fermò a quarantadue, come detto.
I derby
Quello che infine salta all'occhio, nel confronto tra i due allenatori, è il rendimento delle due squadre nei derby: Pioli, nelle quattro stracittadine disputate, non ha mai vinto: un pareggio e tre sconfitte, l'ultima delle quali portò al suo esonero. Sotto la gestione Inzaghi, invece, la Lazio ha vinto due derby su quattro. Ha perso quello di andata di Serie A, complice soprattutto la sciagurata leggerezza di Wallace, mentre quello di ritorno è stato vinto nettamente. In Coppa Italia, una vittoria all'andata e una sconfitta a ritorno, comunque a qualificazione praticamente già acquisita.
Stagioni diverse, moduli e rendimenti differenti, qualche statistica in disaccordo e infine la costante: una Lazio stupefacente, in entrambi i casi.
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