Brasile ok, Felipe ko: in panchina 90′ con la Danimarca

Brasile ok, Felipe ko: in panchina 90′ con la Danimarca

Il numero dieci biancoceleste fatica anche alle Olimpiadi, il ct Micale lo ha fatto fuori dall’11 titolare

AGGIORNAMENTO ORE 09:00 11/08/2016 – Come preannunciato, 90′ in panchina per Felipe Anderson nella terza uscita alle Olimpiadi. Il Brasile stavolta vince e passa il turno. La doppietta di Gabigol e le reti di Gabriel Jesus e Luan (sostituto proprio del numero 10 biancoceleste) scacciano l’incubo eliminazione, regalando i quarti contro i colombiani in programma alle 3 di domenica a San Paolo.

ROMA – Il Brasile doveva fargli tornare il verdeoro in bocca, Felipe invece mastica già amaro. Insieme alla Lazio, che a malincuore gli aveva dato il permesso per le Olimpiadi per fargli ritrovare morale e rivalutarlo, dopo una stagione da dimenticare. Anderson finisce di nuovo ai margini: nella prossima partita, che la Selacao deve vincere a tutti i costi, il numero dieci biancoceleste potrebbe finire in panchina. Al suo posto, dopo appena due uscite, Luan. Gli 0-0 contro Sudafrica e Iraq, spingono il ct Micale a dare una svolta con la Danimarca. Felipe sarà la prima vittima sacrificale.

SEMPRE PIU’ GIU’ – A nulla sono serviti i messaggi d’incoraggiamento della madre Elza Pereira e della sorella-manager, Juliana Gomes, Felipe è di nuovo triste e sconsolato. Sessanta minuti in campo all’esordio col Brasile Olimpico, solo un tempo nella sfida successiva, sempre da mezz’ala. Anderson non si riprende più e non è certo una buona notizia per Inzaghi da Rio. E nemmeno per i manager Giuliano Bertolucci e Kia Joorachian che, d’accordo con Lotito e Tare, si stavano già muovendo da tempo per tentare di portarlo a Londra alla corte di Conte al Chelsea.

RIMPIANTO – L’esterno verdeoro sempre più gioiello di famiglia arrugginito. E pensare che solo un anno fa calamitava proposte da 50 milioni, oggi vale meno della metà. Chiedete a Van Gaal. O semplicemente allo stesso Anderson: “Non so perché non se ne sia fatto nulla alla fine con il Manchester”. Perché la Lazio, che ora si mangia le mani, pensava addirittura di raddoppiare la cifra con un’altra stagione al top. Piano fallito fra troppe ombre di Felipe, spesso in panchina nella seconda metà dell’ultimo campionato. Nonostante ciò 7 reti (9 con le due in Coppa) all’attivo, appena tre in meno del 2015, ma con 10 partite di più sulle gambe. Spesso offuscato dal protagonismo di Candreva, Felipe stavolta non avrà più scusanti. A 23 anni deve diventare uomo e giocatore. Il prossimo anno dovrà tornare a far volare la Lazio come nella seconda metà della penultima stagione, ma le premesse dal Brasile fanno aumentare una terribile saudade: CONTINUA A LEGGERE

Cittaceleste.it

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