ESCLUSIVA – Caso Zarate, la Lazio ora rischia di pagargli oltre 2 milioni per danni

ESCLUSIVA – Caso Zarate, la Lazio ora rischia di pagargli oltre 2 milioni per danni

Si è tenuta questa mattina l’udienza, dopo tre rinvii per motivi personali dell’avvocato Gentile: i due dirigenti dovranno difendersi in aula il prossimo 19 ottobre

AGGIORNAMENTO 16/07/2016 ORE 8:00 – Ora Zarate cerca la rivincita in sede civile. Secondo ilMessaggero, se Tare e Calveri venissero condannati per falsa testimonianza, si riaprirebbe anche il processo contro Lotito per mobbing. L’avvocato Sabini ha già fatto ricorso alla Corte d’appello per agosto 2017: verrebbero richiesti i danni, soprattutto quei 450mila euro di premi non ricevuti insieme alle ultime tre mensilità (900mila euro) del contratto. Lotito, a bilancio, era convinto di averla fatta franca: «In merito alla causa promossa dal giocatore Zarate per il riconoscimento di mensilità e premi relativi alla stagione 2012/2013, la sezione del lavoro del Tribunale di Roma ha accolto la tesi della S.S. Lazio S.p.A. secondo la quale tali compensi non erano dovuti per inadempienze contrattuali condannando il giocatore anche al pagamento delle spese legali». Forse non è così.

ROMA –  Adesso non potranno più sottrarsi alla sentenza. Il ds della Lazio, Igli Tare, e il segretario generale, Armando Calveri, rinviati a giudizio. Andranno a processo il prossimo 19 ottobre per falsa testimonianza. E’ successo tutto questa mattina alle 11 nell’udienza fissata dal Gup Patrone e (dopo tre rinvii) tenutasi nel tribunale del lavoro di piazzale Clodio. Zarate ha prodotto tutta una serie di video, che testimonierebbero il trattamento riservatogli quando era stato messo fuori rosa alla Lazio, totalmente diverso rispetto a quanto dichiarato da Tare e Calveri. L’argentino , dopo una lunga diatriba giuridica, era stato condannato dal Tribunale Arbitrale di Losanna (Tas), in solido con il Velez, a pagare un indennizzo di circa 6 milioni di euro perché nell’agosto 2013 si era svincolato unilateralmente della Lazio, sfruttando l’articolo 17 del regolamento Fifa. In sede sportiva, dunque, la Cassazione svizzera aveva negato l’esistenza dei presupposti giuridici per liberarsi poiché il giocatore era stato messo in condizione di svolgere il proprio lavoro. Zarate, sostenuto in questa istanza da Luis Ruzzi, da sempre vicino alla famiglia della punta attualmente in forza alla Fiorentina, ha proseguito la battaglia in sede civile.

L’ITER – La rivincita può essere dietro l’angolo. Era stato già il pm Carla Canaia a chiedere il rinvio a giudizio dei due dirigenti per quanto reso nella deposizione davanti al giudice del lavoro nell’udienza del 6 novembre 2014: “Perché affermavano falsamente – si legge nel capo di imputazione – che Mauro Zarate dopo il mese di marzo 2013 e fino all’inizio del mese di giugno 2013 non si era presentato nel centro sportivo di Formello e non aveva più partecipato agli allenamenti previsti”. Pronuncia indotta dallo staff legale di Maurito, che aveva presentato sia le testimonianze di due ex compagni di squadra, Diakite e Cavanda – che all’epoca con lui si allenavano in orari differenti rispetto al resto della prima squadra allenata da Vladimir Petkovic – sia brevi video girati nel corso degli allenamenti, sia foto con un quotidiano in mano scattate di nascosto per indicare la data e la location dove Zarate era.

DIFESA – La Lazio, che aveva chiesto il rinvio di tre udienze per motivi di salute dell’avvocato Gian Michele Gentile, oggi con un legale partenopeo ha continuato a sostenere la tesi che il calciatore ad aprile e giugno non fosse presente con continuità nel quartier generale laziale, portando a sostegno di questa tesi sia le testimonianze di tesserati come Mauri e Petkovic, sia il certificato medico prodotto dallo stesso calciatore. Inutile. Adesso dovrà andare a processo con Tare e Calveri, che dovranno difendersi in aula da questa pesante accusa di falsa testimonianza: CONTINUA A LEGGERE

Cittaceleste.it

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