Mauricio: “Alla Lazio non ero felice, al Legia lo sono. Non rimpiango il mio passato a Roma”

Mauricio: “Alla Lazio non ero felice, al Legia lo sono. Non rimpiango il mio passato a Roma”

di redazionecittaceleste

ROMA – In un’intervista rilasciata ai microfoni di Przeglad Sportowy, Mauricio si è raccontato:

Molti giocatori brasiliani provengono dalla favela. È stato così anche per te?

“Sì, e ne sono orgoglioso. Lì ho imparato a essere un uomo”.

Sei mai stato in situazioni pericolose?

“Molto spesso. Su 100 persone nate lì, 95 diventano criminali. Per fortuna, appartengo al cinque per cento che è riuscito a evitarlo. Sono l’unico giocatore nella mia favela”.

Se non fosse stato per il calcio, avresti preso anche tu la strada sbagliata?

“Spero di no, ma è davvero un brutto posto. C’erano molti criminali o spacciatori nella mia scuola. Molti amici erano ladri. Poi molti di loro sono morti. Solo la mano dura di mia madre mi ha salvato”.

Non hai paura per i tuoi cari? In Brasile, le madri dei giocatori vengono rapite.

“Credo che Dio proteggerà la mia famiglia. Sono riuscito a far uscire i miei cari dalla favela”.

Ci sono stati anche casi di aggressione in Brasile sul campo. Quando hai giocato al Palmeiras, sei venuto alle mani con il tuo compagno di squadra Obina in una partita contro il Gremio. Come è successo?

“È successo quasi 10 anni fa, era soltanto la mia seconda stagione da professionista. Nessuno di noi è un bullo, volevamo solo vincere e sfogare i nostri nervi”.

È successo dopo aver preso gol. Stavate litigando su di chi fosse la colpa?

“Aveva un rancore contro di me, e doveva marcare il giocatore che ha segnato il gol”.

Il caso ha avuto gravi conseguenze. Il vicepresidente del Palmeiras ha detto che non avresti più giocato in questo club. Ed è successo. Il tuo cartellino è stato costantemente prestato. Solo a causa di questo incidente?

“Il contratto con l’altro giocatore fu effettivamente risolto. Io sono stato prestato, anche allo Sport Recife dove ho giocato un’ottima stagione grazie alla quale sono arrivato in Europa”.

Hai un temperamento caldo?

“Ho solo la mentalità vincente”.

È per questo che hai preso tanti cartellini, specialmente alla Lazio?

“Era legato alla situazione familiare. Allora non mi sentivo bene”.

Qual era la natura di questi problemi personali?

“Non voglio entrare nei dettagli della mia vita privata. Dirò solo che riguardava mio padre. È dietro di me”.

Arrivi al Legia dopo un brutto periodo della tua carriera. Alla Lazio non hai quasi mai giocato in questa stagione. Perché?

“Le cose all’inizio andavano molto bene. Ho creato una bella coppia con Stefan De Vrij. Purtroppo a un certo punto si è infortunato e la Lazio ha preso nuovi difensori: ora ce ne sono otto in totale. Ho avuto l’opportunità di cambiare club, ma nonostante l’offerta molto favorevole, la dirigenza della Lazio non era d’accordo con la mia partenza allo Schalke. Ero frustrato, ma non potevo farci nulla”.

L’ex allenatore della Lazio, Stefano Pioli, ha puntato su di te, ma non Simone Inzaghi. Ti ha spiegato perché?

“Dopo essere tornato dallo Spartak speravo di avere una possibilità. Tuttavia, quando ho visto che c’erano otto difensori in lotta per il posto in squadra, ho capito che non sarei stato utile alla causa. L’allenatore mi ha detto che gli piacevo molto dal punto di vista umano, ma che non avrei giocato”.

Molti club erano interessati: Zenit, Besiktas, Tolosa, ma alla fine sei arrivato al Legia.

“C’erano alcune offerte, la più seria della Cina, ma alla vigilia della partenza il club non ha trovato l’accordo con la Lazio. Così, quando ho saputo della proposta del Legia, ho subito deciso. Il ds della Lazio Igli Tare mi ha contattato tramite un agente portoghese e mi ha riportato il tutto”.

Il Legia non ha un diritto di riscatto, la tua avventura con questo club potrebbe essere breve.

“Se mi metto in mostra, forse il Legia farà una buona offerta alla Lazio e andremo tutti d’accordo. Qui sono felice, alla Lazio non lo ero”.

Consideri un errore il trasferimento alla Lazio dopo il periodo allo Sporting?

“No. Ho avuto due proposte: dalla Lazio e dall’Olympique de Marseille. Ho scelto la Lazio, perché l’Italia mi ha ricordato la patria del catenaccio e per un difensore è una buona scuola. Qui il livello era più alto di quello francese. E non mi pento di questo trasferimento, ho imparato molto lì. Soprattutto quando si tratta di tattica”.

Quando giocavi nello Sporting c’era un interesse del Manchester United.

“È vero. Ma non potevo andarci, perché per ottenere un permesso di lavoro dovevo essere nella Nazionale del Brasile, ma non ci ho mai giocato”.

Hai affrontato molti grandi attaccanti. Qual era il più pericoloso?

“Higuain è fantastico. Ma ho i ricordi migliori con Diego Costa. Abbiamo giocato l’uno contro l’altro in Champions League, io nello Sporting e lui a Chelsea. Sua madre è una vicina di casa della mia famiglia. Ne abbiamo parlato prima della partita. In campo mi ha rotto il naso durante l’incontro, ma dopo il triplice fischio è venuto negli spogliatoi e mi ha dato una maglietta. Anche il ritorno è stato particolarmente acceso. Stavamo lottando in campo, ci stavamo avvicinando, e quando sono caduto, mi è letteralmente franato addosso. Bene, più tardi ho fatto lo stesso con lui. Tuttavia, quando gli animi si sono calmati, si è comportato ancora molto bene e mi ha detto che ero un grande difensore. Lui è il migliore contro cui ho giocato: rappresenta due persone diverse dentro e fuori dal campo. Il migliore dei miei rivali comunque era Ronaldo. Ci siamo affrontati in Brasile: lui era al Corinthians, io al Palmeiras”.

Era alla fine della sua carriera quando non sembrava più un calciatore professionista…

“Lo è sempre stato! Ronaldo segnò due gol allora, io uno. Fu la mia prima rete in carriera”.

In questa stagione hai giocato solo pochi minuti con i colori del Lazio. Non ti preoccupi che ha bisogno di più tempo per ritrovare la forma?

“Sono in buona forma, anche se non ancora al 100% della mia condizione. All’inizio, potrebbe mancarmi il ritmo partita. Non mi sono allenato con la squadra gli ultimi giorni a Roma, perché ero preparato per il trasferimento”.

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