BOOOM VERON / “Lazio, se serve arrivo di corsa! Il sogno? Io presidente e Simeone allenatore…”

BOOOM VERON / “Lazio, se serve arrivo di corsa! Il sogno? Io presidente e Simeone allenatore…”

Veron a Il Messaggero: “Io presidente, Simeone allenatore… e come Ds ci vedrei bene uno tra Nesta, Nedved o Almeyda”

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VERON: “DERBY? BISOGNA SEMPRE VINCERE”

ROMA – Era il 25 marzo 2000 quando con un arcobaleno Veron incendiò i tifosi della Lazio e lancio i biancocelesti verso il loro secondo scudetto. Un derby che resterà per sempre nella mente e nella storia. Corre a perdifiato l’allora numero 23 stringendo le mani dei compagni come a dire siamo uno squadrone. A distanza di 16 anni sono cambiate molte cose. La Lazio domenica ha l’ultima chance per riaccendere un minimo di sorriso in un ambiente pieno di malinconia e non trasformare la stagione in un fallimento totale. «La stracittadina – dice Veron parlando sulle pagine de Il Messaggero –  è una gara particolare, non è una partita come tutte le altre. I tifosi vanno allo stadio o guardano la sfida con la speranza nel cuore che chi scenderà in campo darà sempre tutto per vincere e uscire a testa alta. Oggi la situazione è diversa, noi non siamo mai stati sfavoriti così come lo è la Lazio di Pioli. Noi al contrario avevamo la pressione addosso di dover vincere sempre, perché eravamo i più forti». Che ricordi ha di quelle sfide? «Qualsiasi altra partita, a Roma, ha un altro significato. Per storia ed emozioni il derby va oltre tutto. Quando scendi in campo sai che ti stai giocando l’orgoglio della città. Sai che il giorno dopo se perdi, andando al lavoro, vai incontro agli sberleffi dei romanisti. A Roma si vive per il derby. È la prima cosa che i tifosi ti dicono appena sbarchi all’aeroporto». Lei come lo preparava? «Io in quel periodo ero uno dei più giovani. Quando scendevo in campo pensavo poco a quello che avevo davanti, mi preoccupavo di più di vedere e sentire l’umore dei miei compagni di squadra. Pensavo solo a noi. Lì capivo come stavamo. Per questa gara servono cuore e gambe». Come si batte la Roma? «Partiamo dal fatto che contro la Roma bisogna sempre vincere. Per farlo credo che l’unica ricetta sia quella di avere testa fredda e cuore caldo. La Lazio non sta vivendo un momento felice ma in rosa ci sono ragazzi che di derby ne hanno giocati diversi e sono proprio quelli che hanno più esperienza a dover trascinare gli altri». Le squadre arrivano con obiettivi e umore opposti, forse nei laziali c’è un po’ di paura «Paura? Forse c’è il rispetto ma non la paura. Noi abbiamo sempre auto rispetto della Roma ma mai paura. Quello ci deve essere sempre. Ma se hai paura è finita». Sarà un derby differente soprattutto perché si preannuncia un Olimpico vuoto tra poteste contro le barriere e contro la società «Questa è una cosa che dispiace molto. Prima gli stadi erano sempre piani e quando si giocava contro la Roma c’erano sempre 80 mila persone. Io penso che la bellezza di questa sfida, oltre quello che va in scena in campo, è legato a quanto si vede nelle curve: cori, coreografie e sfottò. Peccato che oggi si sia arrivati a questo punto. Così si perde la magia». Cosa manca alla Lazio? «Per vincere devi per forza avere giocatori di grande livello e di personalità. Oggi le squadra che lottano per lo scudetto li hanno, penso a Dybala, Higuain… La Lazio non può fare quel salto di qualità che tutti chiedono senza passare da grandi giocatori: per fare la differenza c’è bisogno di campioni» LAZIO? SE SERVE TORNO DI CORSA: CONTINUA A LEGGERE

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