Cosa c’è di nuovo sotto il tetto della Lazio? Inzaghi, gli infortuni, Peruzzi, la Curva… Non il mercato!

Cosa c’è di nuovo sotto il tetto della Lazio? Inzaghi, gli infortuni, Peruzzi, la Curva… Non il mercato!

Ecco tutte le modifiche che hanno portato a questa stagione esaltante

ROMA – Qualcosa è cambiato. Anzi, più di qualcosa può spiegare questi trequarti di stagione da incorniciare. D’Inzaghi s’è detto tutto o quasi. Psicologo, stratega e ottimo allenatore: furbo, camaleontico e pratico quanto Reja, ma giovane e pieno d’entusiasmo come Pioli e Petkovic, che pure erano certamente più “anziani” del successore. Se gran parte dei meriti vanno a lui, Simoncino non può giustificare però da solo questo percorso da applausi. Innanzitutto – e Inzaghi è il primo a farlo – va riconosciuto il lavoro straordinario del suo staff, disposto pure a studiare la notte i dettagli, come in occasione del derby d’andata di Coppa Italia. Sono tutti gli uomini del mister i segreti della parte tattica e tecnica. E non solo: finalmente riecco a Formello una preparazione degna di tale nome.

INFORTUNI – Anche per questo si può esultare per un’annata non falcidiata troppo dagli infortuni. In assoluto però il cambiamento medico va sottolineato, eccome. Pian piano, forse, nascerà davvero Lazio lab oltre l’ecografo rimesso in sesto nel centro sportivo. Dove sono state effettuate già 150 ecografie per prevenire ma anche per curare in modo tempestivo ko e ricadute. Era arrivato nello scetticismo, vanno fatti i complimenti al dottor Rodia, pronto anche a riutilizzare vecchi contratti mai davvero sfruttati (Isokinetic c’è da 4 anni), per un’accuratezza sanitaria a 360°. Certo, il potenziamento passa anche dall’investimento. E in questo caso, nei prossimi mesi, anni, la Lazio dovrà attivarsi, eccome. Altrimenti sarà vano questo passo verso la crescita. Soprattutto perché si deve sempre tenere in conto la mancanza delle Coppe: con una sola gara a settimana, meno sollecitazione dei muscoli e anche meno scontri traumatici. Il verdetto è statistico.

RIUNIONE – Nessuna frattura nello spogliatoio. Inzaghi è stato bravissimo a ricompattare la rosa, la società gli ha ricreato le basi. Fuori le spine (Candreva, per esempio, ma anche Mauri, Klose finiti nella lista nera…), dentro il fiore all’occhiello dell’estate: l’ex portierone Peruzzi, direttore tecnico, funzionale – per Lotito – anche per tenere fuori il ds Tare un’altra volta dalle questioni di squadra, ma anche per sgravare il club da compiti “comunicativi” sia esterni che interni. Così pure il presidente è rimasto spessissimo in silenzio, ascoltando con piacere il frastuono ricreato sugli spalti dalla Curva Nord per spingere una formazione forte e completa in relazione agli obiettivi sbandierati a inizio stagione.

IMMOBILE – Tradotto: l’Europa League è sempre stata alla portata della Lazio, nessun miracolo in questo senso. Ma il rischio era quello di perdersi ancora strada facendo. Invece no, nessuna dispersione o ricaduta psicologica. Anzi, gradualmente il ritorno di tutti i big ai loro livelli. Per ultimo, forse, capitan Biglia, leader indiscusso di questa banda e ora “libero” dal pensiero del rinnovo. Così adesso la Lazio sogna la Champions, senza una mano che sarebbe potuta e dovuta tuttavia arrivare dalla società a gennaio. Eccolo l’unico neo: dopo un mercato estivo condotto con abbastanza raziocinio, con rinforzi in difesa e Immobile, in inverno bastava puntellare qualcosa dopo aver sbagliato le scommesse Leitner e Luis Alberto. Invece qui rimane “l’immobilismo ideologico”, il solito soldo che manca per fare una lira. Qui purtroppo niente è cambiato, ma magari andrà bene comunque come due anni fa: CONTINUA A LEGGERE

Cittaceleste.it

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