Il caso, Keita al muro: addio o fuori rosa. Ieri a Formello visite fiscali

Il caso, Keita al muro: addio o fuori rosa. Ieri a Formello visite fiscali

Se non dovesse partire, la società pronta a metterlo ai margini sino a data da destinarsi

ROMA – La bufera continua e, comunque andrà, sarà un disastro. Perché ora Keita, se non dovesse finire al Monaco nell’affare Dirar, all’Atletico o altrove, rischia davvero d’essere emarginato fuori rosa da qui a data da destinarsi. Difficilmente sino al 2018 (scadenza del contratto), ma il suo cartellino comunque si polverizzerebbe. Un mossa autolesionista, ma la Lazio non può farsi mettere con le spalle al muro: «E’ inaccettabile il comportamento del calciatore che ha deciso di disertare la prima partita del campionato adducendo la scusa di un infortunio al ginocchio sinistro. Questa scusa è apparsa del tutto strumentale all’allenatore Simone Inzaghi e ad un professionista esperto ed autorevole come Peruzzi. Ed è risultata anche essere infondata a seguito delle ripetute visite e dei controlli del responsabile ortopedico della società, il dottor Rodia collegato con lnail». Non a caso, ieri mattina Keita si presentava a Formello per le visite fiscali: un licenziamento per giusta causa sarebbe comunque un altro danno per la Lazio. Inzaghi non aveva nascosto il caso sabato in conferenza stampa: «Sono basito, alla Lazio voglio solo gente orgogliosa di questa maglia». A Keita non era andato giù l’attacco: «Mi fa male il ginocchio. Strano che non lo capisca chi è stato giocatore. Vogliono mettermi i bastoni fra le ruote, ma non riusciranno comunque a farmi fare ciò che vogliono». Chiaro il riferimento a un rinnovo (contratto in scadenza nel 2018) sul quale manca la firma.

ACCUSE – Il post del Balde giovane è una bomba: «Keita ha rilasciato una serie di dichiarazioni incredibilmente aggressive e pesantemente offensive nei confronti della Lazio e dei suoi massimi dirigenti. Il tutto all’evidente scopo di facilitare un trasferimento che garantisca gli interessi degli eventuali acquirenti e degli intermediari a forte discapito di quelli della Lazio e dei suoi tifosi. E’ comprensibile che un giovane calciatore di sicuro talento ambisca a bruciar le tappe della propria carriera. Ma in nessun caso questa ambizione può trasformarsi in un atto di non professionalità nei confronti della società a cui è legato da un contratto destinato a scadere tra due anni, in un gesto di sfiducia e di arroganza verso tutti». La Lazio prova a difendersi con un ulteriore comunicato, dopo la replica del club manager Peruzzi di sabato sera: «Gli faceva talmente male il ginocchio da non presentarsi a un altro controllo perché forse preferiva fare e stare dove più gli piace». Accuse e contraccuse, in cui s’insinuano pure le parole del vecchio entourage di Keita contro il successore Calenda: «A fare i procuratori mandando al fronte i giocatori, sono capaci tutti». Ma il senegalese ha una testa, non solo la cresta: CONTINUA A LEGGERE.

Cittaceleste.it

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