TATTICA – Pioli e il suo calcio libero / GRAFICA

TATTICA – Pioli e il suo calcio libero / GRAFICA

ROMA – Lo aveva preannunciato a Marassi. Lo ha ripetuto nella notte della Coppa Italia all’Olimpico, svelando di fatto il percorso tattico del futuro. La Lazio della prossima stagione non avrà un modulo fisso. E’ il calcio totale di Pioli, libero dagli schemi, dalle convenzioni, dai numeri. Contano i principi…

ROMA – Lo aveva preannunciato a Marassi. Lo ha ripetuto nella notte della Coppa Italia all’Olimpico, svelando di fatto il percorso tattico del futuro. La Lazio della prossima stagione non avrà un modulo fisso. E’ il calcio totale di Pioli, libero dagli schemi, dalle convenzioni, dai numeri. Contano i principi di gioco, il movimento, l’interpretazione. Molto meno la disposizione. Lo ha dimostrato di fronte alla Juve, passando per la prima volta alla difesa a tre. Nessuno ci credeva. Lo ha fatto nella partita forse più importante della stagione ottenendo la risposta positiva del campo, perché in campionato non c’era stata partita così equilibrata nei precedenti con Allegri. Dal 4-3-3 al 3-4-1-2 passando per il 4-2-3-1. La Lazio, dopo l’estate, cambierà disegno tattico in continuazione, diventando ancora più imprevedibile. Sono gli sviluppi del lavoro cominciato dieci mesi fa. Pioli ha cambiato mentalità al suo gruppo, adesso deve andare avanti, alzare l’asticella, mettendo in pratica le sue idee. Non aveva mai allenato un gruppo così forte. Le qualità e la duttilità dei giocatori gli possono consentire di divertirsi, trovare soluzioni nuove, cambiando spartito. Prendete Lulic, prototipo del jolly moderno. Attacca e difende. L’ha impiegato in attacco nel 4-2-3-1, mezz’ala sinistra nel 4-3-3, terzino nella linea difensiva a quattro, esterno a tutta fascia come è successo nella finale di Coppa Italia. «Non credo che un giocatore possa muoversi solo a sinistra, oppure solo da prima punta o solo tra le linee. Non esistono i ruoli e le posizioni» ha raccontato Pioli pochi giorni fa e ogni volta in cui la Lazio non lo ha soddisfatto dal punto di vista del gioco trovava la spiegazione. «Siamo stati statici, mancava il movimento».

 

Compattezza. Ecco la parola chiave. Movimento. E’ alla base del calcio libero di Pioli. E’ un concetto introdotto in Italia da Sacchi e appartiene agli assertori della zona. Il tecnico della Lazio studia, ha preso molto da tanti allenatori, sta esprimendo ora ad alto livello una sintesi personale. Calcio di movimento perché la fase difensiva è attiva, la riconquista del pallone passa attraverso il contrasto, l’aggressione agli avversari in qualsiasi zona del campo. Non si aspetta, ma si va a cercare il pallone. Pressing. E quando è in possesso degli avversari, l’occupazione degli spazi diventa fondamentale. Ecco perché, quando termina un’azione offensiva, può capitare di vedere Candreva centravanti e Klose all’ala destra. Non c’è stato il tempo di rientrare e la squadra “copre” il campo scambiandosi le posizioni. Distanze corte tra i reparti, compattezza, movimento di squadra. 

Imprevedibilità. Nei grafici Opta riprodotti in pagina si possono osservare le posizioni medie occupate dai giocatori della Lazio in tre partite tra le migliori della stagione. E si capiscono ancora meglio alcuni concetti e le parole di Pioli. Prendete i due terzini. Sono chiamati ad attaccare, salgono abitualmente. In alcune partite sembrava che la Lazio difendesse a due, non a quattro. E gli esterni offensivi non restano larghi, sulla linea laterale, in attesa del pallone. Entrano dentro al campo, svariano, cercano lo spazio per tirare o per andare all’uno contro uno sulla fascia. Gli interni, soprattutto quando Lulic gioca a centrocampo, si sovrappongono. E’ un calcio di movimento perché l’obiettivo è creare imprevedibilità, non dare riferimenti alle difese avversarie, non assumere posizioni statiche. Era una delle difficoltà tattiche di Keita a inizio stagione: aspettava sull’out per mettersi in azione, non si muoveva senza palla.

Trasformismo. Pioli chiede agli attaccanti profondità come fa Djordjevic, ma Klose va incontro alla spalla e spesso aiuta i mediani a cucire il gioco. Spesso, con il tedesco in campo, il tecnico ha provato a sfruttare gli scatti e le accelerazioni di Felipe Anderson, che si è ritrovato come uomo più avanzato della Lazio. Si gioca in verticale, ma la squadra biancoceleste ha raggiunto una maturità tattica straordinaria. Con la difesa a tre, nella finale di Coppa Italia, la Lazio era cortissima. Con il 4-3-3 ha spesso controllato le partite attraverso fraseggio e possesso palla, con il 4-2-3-1 ribalta la manovra con i lanci lunghi e il cambio gioco. Verticalizza l’azione, tiene alto il ritmo, sfrutta con le ripartenze le progressioni di Felipe e Candreva, deve ancora crescere nella gestione e nell’addormentare il gioco. Ma è già un calcio totale. Il calcio libero di Pioli. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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