UOMO PARTITA – Milinkovic, un gol che riapre l’Autostrada del Sole!

UOMO PARTITA – Milinkovic, un gol che riapre l’Autostrada del Sole!

SERGEJ IL SOGNATORE -

ROMA – Dopo le lacrime, Milinkovic porta un bacione a Firenze. Anzi, segna e fa la linguaccia. Secondo gol biancoceleste, il primo in campionato non poteva che segnarlo alla Fiorentina. Che in estate lo aveva sedotto e lui ha abbandonato. Ieri Sergej sfoggiava fiero il simbolo dell’aquila sul petto, in occasione dell’esultanza. Non poteva certo essere quel Marcantonio lento e ingolfato del primo mese biancoceleste, oggi sembra Bolt: per la quarta volta il giocatore con più chilometri percorsi (12.882). Ma non c’è solo quantità ed esplosività nelle sue gambe. Nei numeri Milinkovic risulta addirittura il migliore in campo della sfida del Franchi: 46 tocchi, 6 contrasti aerei vinti. Milinkovic vola in cielo, poi per terrà fa magie: tocco di suola, doppio dribbling, perla che acceca Tatarusanu nell’angolino basso. Insomma si sentiva l’assenza Biglia, ma forse si sottovalutava quella del serbo col Carpi.

IL TALENTO – Genio catalano e indole slava, forse per questo sempre a rischio giallo. Sta placando pian piano l’irruenza della gioventù (classe 95’), ma sul talento non si discute. Anzi la Lazio c’ha messo a caro prezzo la firma: 9 milioni al Genk più le commissioni (intorno al milione) al procuratore Kezman. Fondamentale la sua intermediazione proprio sulla mancata firma di Sergej a Firenze: c’era una promessa da tre mesi alla Lazio. Mantenuta. Adesso Milinkovic, dopo aver fatto arrosire Pradé in tribuna – vuole  confermarne un’altra: «Sarà lo Yaya Touré biancoceleste», aveva tuonato il procuratore. Magari. Il fisico è quello, 192 centimetri irraggiungibili, più di Pogba e Kondonbia, per intenderci. Dall’alto MilinkovicSavic guarda tutto con altri occhi, mette paura agli avversari, che crollano ai suoi fianchi

LA FAMIGLIA – Cuore diviso a metà, dicevamo, un po’ serbo e un po’ spagnolo tra rakija e sangria. Nato a Lleida (Catalunya), eppure tifoso sfegatato del Real. Il suo sogno, un giorno, è essere “galactico”. Forse non è un caso che abbia scelto la maglia numero 21, in Italia “esclusiva” dell’idolo Zidane. Cresciuto nel Vojvodina, esploso nel Genk (24 presenze e 5 reti lo scorso anno), MilinkovicSavic ora sta sfoggiando alla Lazio i suoi numeri, a ritmo di musica folk. E’ legato alle tradizioni e alla famiglia. Vive vicino Formello con la fidanzata Andreja, ma il padre è la sua ombra: lo segue e lo consiglia di continuo. Fa lo stesso col fratello minore di proprietà del Man United (Vanja, portiere classe ’97 in prestito al Vojvodina) e con la sorellina ginnasta Jana.

LA CRESCITA – Testa alta e tanta tecnica nel Dna, sbirciate al replay il gol contro la Fiorentina, un colpo di biliardo. C’è chi lo considera ancora un cursore, ma è uno che non recupera solo palloni. Li smista con ottima visione di gioco e impressionante rapidità di pensiero. Ricostruendo un vecchio detto: palla a Milinkovic e c’abbracciamo. Provate a spostarlo quell’armadio, lo ritroverete in terzo tempo in cielo. A canestro o a far assist, dipende solo dalla circostanza. E’ impressionante l’intelligenza tattica di questo 20enne, sempre al posto giusto nel momento giusto. E’ lui l’elisir delle ritrovate scorazzate sulle fasce di Keita, Candreva e Felipe: Sergej calamita a sé più nemici per l’onore di chi, a destra e a sinistra, non trova più traffico per strada. Anzi sull’autostrada… Del Sole.

Cittaceleste.it

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