Si chiama Mamadou Tounkara, è il figlio del vento mandato da Eto’o, la nuova promessa della Lazio destinata a ripercorrere il sentiero di Keita. C’è un anno di differenza, lo sta rincorrendo. Presto, se continuerà ad allenarsi bene, gli toccherà l’esordio in serie A e chissà che non si riveli,…

Si chiama Mamadou Tounkara, è il figlio del vento mandato da Eto’o, la nuova promessa della Lazio destinata a ripercorrere il sentiero di Keita. C’è un anno di differenza, lo sta rincorrendo. Presto, se continuerà ad allenarsi bene, gli toccherà l’esordio in serie A e chissà che non si riveli, nei prossimi mesi, un titolare aggiunto per Pioli, anche se è ancora in età Primavera e Simone Inzaghi vorrebbe tenerselo stretto. A Lisbona s’è ripresentato come aveva salutato Reja a Sofia il 24 maggio, nell’ultimo impegno della scorsa stagione: primo gol con i grandi durante l’amichevole per il centenario del Levski. Allo stadio Josè Alvalade il test era ancora più impegnativo e Tounkara s’è superato, regalando un bagliore di luce immensa. Corre come Carl Lewis, alzando le ginocchia. E non lo riesce a tenere nessuno. Quando erano già scattati i quattro minuti di recupero e Felipe Anderson ha avviato l’ennesimo contropiede, Mamadou s’è lanciato nello spazio, è partito come un treno ad alta velocità e sul pallone con il contagiri servito dal brasiliano ha allungato il passo, ha fatto il vuoto e poi ha scavalcato il portiere portoghese con un gioco di prestigio: doppio passo e coordinazione perfetta per appoggiare, da posizione defilata, di piatto in rete. Il gol del 2-2 sei minuti dopo il suo ingresso al posto del capitano Mauri.

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Castigo. Peccato non sia riuscito a completare la festa, fallendo il tiro dagli undici metri. Lo Sporting ha vinto ai rigori il trofeo Cinco Violinos, ma Pioli ieri è volato in Germania con una certezza. Su questo ragazzo ci potrà contare, a costo di farlo rigare dritto. Se un talento così viene lasciato andare dal Barcellona significa che bisogna perderci un po’ di tempo e tenerlo a freno, gestirlo soprattutto fuori dal campo. Il discorso può valere, con sfumature diverse, anche per Keita, più guascone e smaliziato. Quei due, pescati dal ds Tare, possono diventare la fortuna della Lazio. Tounkara ha persino rallentato il proprio avvicinamento alla prima squadra. Una notte un po’ troppo allegra prima delle semifinali scudetto Primavera, parliamo di inizio giugno, gli era quasi costata il ritiro di Auronzo. In castigo per motivi disciplinari. Doveva rientrare a Ferragosto. E’ stato riabilitato in anticipo e ha raggiunto la Lazio sotto le Tre Cime di Lavaredo a metà del ritiro. Ma il tecnico e la società hanno continuato a tenerlo sulla corda. Era ancora in bilico, e questo è il retroscena, per l’amichevole di Lisbona e la tournée in Germania sino a tre giorni fa. Solo giovedì ha avuto l’ok e venerdì ha ringraziato Pioli con un fantastico gol.

Eto’o. Tounkara di fatto contenderà a Mauri il ruolo di terza punta della Lazio dietro a Klose e Djordjevic. A Lisbona ha segnato il gol “più giovane” dell’estate 2014. Doppio passaporto. Nato in Senegal, cresciuto a En Blanes, in Catalogna, Mamadou ha compiuto 18 anni il 19 gennaio. La Lazio lo ha blindato prolungando il suo contratto sino al 2018. Bollini due anni fa era rimasto estasiato dalla sua serietà in allenamento. Petkovic chiese di portarlo in ritiro. Tare è convinto che possa diventare anche più forte di Keita. Pioli lo aspetta. Ora dipende soltanto da Mamadou. Un giorno, quando era un bambino della Cantera del Barca, gli si avvicinò Eto e gli disse: «Mi raccomando Mamadou, nel Barcellona rappresentiamo l’Africa, i comportamenti devono essere esemplari» . Se terrà fede all’impegno preso con il suo idolo, diventerà grandissimo. E continuerà la rincorsa. (Corriere dello Sport)

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