Torna la rubrica che racconta la partita biancoceleste con le emozioni del tifoso
di Simone Cesarei
ROMA- Un regalo di Pasqua anticipato, anticipatissimo in realtà. La Lazio ha regalato un bell'uovo al Bologna: all'interno un punto inutile per la classifica rossoblu, il cui campionato è ormai finito da un pezzo. Si trattava solamente di ottenere uno scalpo prestigioso, dunque. Come complicare la vita del tifoso laziale, a scuola da Roberto Donadoni. Siamo passati in quattro giorni dall'euforia di Kiev, ad una tristezza con contorni di rassegnazione. Ci siamo rassegnati al fatto che i rigori ormai sia considerata un'eresia fischiarli, al fatto che non si può chiedere una vittoria tranquilla nemmeno nelle partite che sembrerebbero più scontate. Che stress.
SOFFRO LO STRESS
"Soffro lo stress, sono stanco e fuori forma", c'erano i Velvet in sottofondo domenica scorsa. Giornata che si è aperta come molte altre. La sera prima in giro con gli amici, sveglia tardi la mattina dopo, con un sorriso stampato in volto: "Oggi gioca la Lazio". E' sempre così, il primo pensiero è per lei. Non per la ragazza con cui ti stai sentendo da un po' e con cui sicuramente concluderai un giorno, ma per l'unica donna che per te c'è sempre stata, e non sto parlando della mamma. Ti svegli con il sole, con la consapevolezza che il giorno dopo hai lezione all'università, e che devi sfruttare al massimo la giornata, prima che ricominci la routine. Quale pretesto migliore per non studiare se non lo stadio? Dopotutto cosa può succedere: Ciro è in forma, Luis è tornato mago e dovrebbe addirittura giocare Lukaku. Dopo che hai acquistato il biglietto però il cielo comincia ad annuvolarsi, e soprattutto, arriva la notizia che Jordan in realtà comincia dalla panchina e che è quel capellone di Anderson a giocare sulla fascia. Nani davanti, magari è "la volta bbona". Questa poi mi sembra di averla già sentita, forse da quei cugini che non ti stanno molto simpatici, per usare un eufemismo. Birra come da copione, e si parte. Pronti via e Verdi sigla il vantaggio. Secondo me c'è stato un fraintendimento, Thomas stava chiaramente murando un avversario immaginario su un immaginario campo da pallavolo, per questo non ha trattenuto quel tiro. Lo stadio è un mortorio, forse per il gol preso, o forse per la protesta della Nord, entrata in grande stile dopo quindici minuti di gioco. Torna la parte calda del tifo biancoceleste e la Lazio pareggia, non passa nemmeno un minuto. Ripensadoci la potevano fare più corta questa protesta. 1-1 palla al centro, sugli spalti si assiste a maledizioni lanciate in dialetto stretto a quel perditempo di Mirante, e a parole al miele dedicate all'arbitro. Certo però che ce l'ha messa tutta anche stavolta per farsi fischiare: Felipe all'interno dell'area, si sta prendendo qualche minuto per decidere se tirare o passarla al Ciro di turno, quando arriva il buon Donsah e lo travolge con un abbraccio fin troppo affettuoso. Rigore per tutto il mondo, ma non per l'arbitro. Un signore dalle retrovie si gioca le corde vocali per indicare all'arbitro un luogo appropriato per una lunga vacanza, una signora si mette in proprio con una lunga preghiera per la sua anima. Insomma con l'ennesimo fegato ustionato e senza voce, il laziale torna a casa sconsolato, ma in fin dei conti felice. Arrabbiarsi, urlare, disperarsi: non c'è mestiere migliore, se lo fai per la Lazio. E poi non ho studiato nemmeno oggi.
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