di Simone Cesarei

ROMA- Sciarpa sistemata sul divano, padre romanista buttato fuori dalla stanza, tutto pronto. Torino-Lazio è quella partita importante, anzi importantissima, e che puntalmente, ogni anno, la Lazio riesce a sbagliare. Mi sembra un film già visto di un regista senza fantasia, ma diciamocelo, questo non è proprio un anno come gli altri. Murgia al 92', il Salisburgo che fa tre gol in quattro minuti, la Roma in semifinale di Champions. Non è un anno normale. Potrebbe anche succedere che esco di casa e Megan Fox si innamora di me, oppure che domani si scopra che in realtà i dinosauri non si sono mai estinti, e che Jurassic Park è una storia vera. Devo ammettere che sarebbe bellissimo, in entrambi i casi, ma sinceramente preferirei il primo, se dovessi scegliere.

Una vita da laziale

WAKANDA FOREVER

Felipe Caicedo, attaccante della Lazio

Il telefono squilla, dall'altra parte l'amica che non ha ancora capito che nella vita esistono delle priorità. Non posso venire a Trastevere, niente birra, ci sta la Lazio. Lo ripeti dieci volte, e lei continua a non capire. "Scusa sto entrando in galleria", e prima che possa lanciarti tutte le maledizioni possibili hai staccato il telefono. Com'è che si dice? Mali estremi, estremi rimedi. Formazione tipo per Inzaghi, anche se un po' di delusione c'è nel non vedere Lukaku tra i titolari. Non ti preoccupare Jordan, rimani il più forte di tutti, chiedere a De Sciglio per credere. Pronti-via e Immobile si ferma. Io speravo avesse visto una ventina d'euro e li stesse raccogliendo, e invece si è stirato. Cominciano a cadere imprecazioni, mentre sul campo entra "Black Panther" Felipao Meravigliao Caicedo. Devo ammettere che vedere quell'armadio caricare solo contro tutti mi ha fatto fomentare non poco, e anche assistere al povero Burdisso bullizzato e chiuso in angolo dà un certo senso di appagamento. Al grido di "Wakanda Forever", la pantera ne salta uno, ne salta due, il terzo si mette paura e scappa, entra in area, suspence, ancora suspence, respiro sospeso, e poi un pallonetto che non sono nemmeno sicuro si possa definire tale. Menomale che poi ci pensa Sergej, come sempre. Il gol è una zuccata che sa di riscatto, la Milinkocrazia è tornata, più forte che mai. E la Lazio continua a vincere, ma questo non è più una sorpresa. Ora siamo al traguardo, si comincia a sentire una musica familiare, ma guai ad ascoltarla prima del tempo. Altre due vittorie, e poi contro l'Inter ci andiamo in ciabatte.

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