Entriamo nel museo biancoceleste per scoprire le affinità presenti tra alcuni giocatori e famosi dipinti del passato
di Lorenzo Ottaviani
ROMA - "Chiamasi arte qualsiasi forma di attività dell'uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva". Questa definizione del termine ci fa comprendere come spesso il concetto di espressione artistica possa essere ampio e prestarsi a diverse sfumature di significato. A proposito di questo, chi non ha mai pensato, timidamente o meno, che un gesto tecnico, un gol spettacolare, un passaggio incredibilmente preciso potessero essere definiti come 'arte'? Credo più di qualcuno. Adesso proviamo a guardare alcuni calciatori della Lazio con occhi diversi. Proviamo a sostituire lo spogliatoio biancoceleste con un museo e ad immaginare: che quadro li rappresenterebbe meglio?
LUCAS LEIVA - "Lo spaccapietre" di Gustave Courbet
Partiamo proprio dall'ultimo arrivato in casa biancoceleste. Giunto nella Capitale per sostituire Lucas Biglia, approdato al Milan, l'ex-mediano del Liverpool è un giocatore diverso dal regista di Mercedes. Si tratta di un calciatore che bada al sodo, che non utilizza particolari artifici ma pensa alla sostanza, alla concretezza: in breve, alla realtà. E il maestro del realismo Courbet rappresenta il suo "spaccapietre" con caratteristiche che possono portare a parallelismi con il neo-acquisto della Lazio: incurante della fatica, continua a spendersi totalmente per perseguire il suo obiettivo, non utilizzando particolari abilità tecniche, bensì facendosi largo con la forza e la determinazione. D'altro canto, negli ultimi 10 anni quasi nessuno ha recuperato più palloni in Premier League del brasiliano formatosi nel Gremio.
CIRO IMMOBILE - "La gioia di vivere" di Henri Matisse
'Ciro O' Sole Mio' ha già conquistato il cuore dei tifosi della Lazio, grazie ad un'ottima prima stagione all'ombra del Colosseo. Ma a parte i gol, ciò che ha permesso ad Immobile di essere un beniamino per la tifoseria è il suo atteggiamento dentro e fuori il rettangolo di gioco. Sempre sorridente anche durante gli allenamenti, ha una bellissima famiglia che lo supporta e riesce a renderlo sereno. Ebbene, ciò che traspare dal dipinto del francese Henri Matisse ricorda un po' il modo di porsi e di vivere di Ciruzzo. Tranquillità, serenità e calore umano sono solamente alcune delle sensazioni che emergono da questo dipinto, inoltre la ripetizione della linea ondulata - del colpo di frusta, che fornisce dinamismo alla rappresentazione - ricorda la capacità del bomber biancoceleste di svariare costantemente lungo il fronte d'attacco, senza fornire punti di riferimento agli avversari.
FELIPE ANDERSON - "La vocazione di San Matteo" di Caravaggio
Non si poteva che scegliere un dipinto dal tema sacro per rappresentare il 'cattolicissimo' Felipe Anderson. Ma non è solo questa l'affinità che lega il fantasista brasiliano al capolavoro di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Infatti i due avevano un'abilità straordinaria in comune, quella di illuminare: il 10 biancoceleste con le giocate sul campo, il pittore con il particolarissimo 'lume caravaggesco' che rende le sue figure uniche e molto riconoscibili. La differenza tra di loro è che la luce portata dal Caravaggio è calda, continua e soprattutto sempre presente nei suoi dipinti più maturi. La luce di FA7 invece può essere folgorante come fioca e si accende ad intermittenza. Riuscirà 'Pipe' a diventare come il maestro lombardo?
FILIP DJORDJEVIC - "L'urlo" di Edvard Munch
Arriviamo all'ultimo dipinto della pinacoteca biancoceleste: il celebre "Urlo di Munch". Questo capolavoro del pre-espressionista norvegese rappresenta una reazione comune a due situazioni differenti: molto probabilmente il senso di angoscia che emerge dalla pittura è lo stesso che pervade anche Filip Djordjevic nel corso di questo mercato estivo - dato che ha difficoltà a trovare una nuova squadra, dopo essere stato sostanzialmente scaricato dalla Lazio -, ma nel quadro del pittore di Oslo è fortemente presente anche il tema della disperazione, che potremmo ironicamente attribuire ai tifosi biancocelesti nel caso in cui il centravanti serbo rimanesse nella capitale, divenendo a tutti gli effetti il 'bomber' di Coppa della squadra allenata da mister Inzaghi. Parlando d'altro, guardate cosa ha detto Riise a Leiva: CONTINUA A LEGGERE
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