Dopo che Prandelli ha ribadito di non volerne più sapere della nazionale, rifiutando anche l’ipotesi da far da reggente temporaneo nelle due partite di settembre con Olanda e Norvegia, il toto Commissario Tecnico tiene banco e vede attualmente in corsa per la panchina azzurra Mancini ed Allegri, con il primo-ex…
Dopo che Prandelli ha ribadito di non volerne più sapere della nazionale, rifiutando anche l’ipotesi da far da reggente temporaneo nelle due partite di settembre con Olanda e Norvegia, il toto Commissario Tecnico tiene banco e vede attualmente in corsa per la panchina azzurra Mancini ed Allegri, con il primo-ex allenatore di Lazio, Inter, City e Galatasaray leggermente in vantaggio nei confronti dell’ex del Milan.
Mancini, in antitesi col pensiero ricorrente secondo il quale non avrebbe mai accettato di sedersi su una panchina poco allettante dal punto di vista economico, si è detto dispostissimo ad allinearsi ai parametri della Figc. Per lui sarebbe un onore e un vanto poter guidare la nazionale e - francamente - la Federcalcio potrebbe mettere così in vetrina quale successore di Prandelli, un tecnico di caratura internazionale con un palmares di tutto rispetto. Nella sua bacheca brillano 3 scudetti, 4 coppe Italia, 2 Supercoppe di Lega, 1 campionato inglese, 1 coppa d’Inghilterra, 1 Comunity Shield, 1 coppa di Turchia, 1 panchina d’oro e vanta tra l’altro 36 presenze con 4 gol in azzurro. Mancini - che ha sponsor importanti a Roma, leggasi il presidente del Coni Malagò - inoltre potrebbe tentare per la terza volta -dopo i precedenti con Inter e Man City - il recupero di Balotelli.
Max Allegri ha come Mancini il "physique du rôle" - e di questi tempi non guasta - ha nel palmares uno scudetto e due panchine d’oro (per la A e per la C) è sponsorizzato da Galliani che ha nei suoi confronti un debito di riconoscenza, si trova a suo agio con i giovani, ma c’è un ma… che riguarda Pirlo. Il Milan, come si ricorderà, non aveva rinnovato a suo tempo il contratto al geniale centrocampista - che vuol continuare in azzurro e che tra l’altro conta nelle decisioni federali - lasciandolo andare alla Juve proprio perché Allegri non lo riteneva adatto al suo 4-2-3-1. E certe cose , i “vecchi” che hanno la memoria lunga, difficilmente le dimenticano. (SPortMediaset.it)
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