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Funerali Diabolik, la sorella: “Vero e proprio sopruso delle istituzioni”

Funerali Diabolik, la sorella: “Vero e proprio sopruso delle istituzioni”

E’ tornata a parlare la sorella di Fabrizio Piscitelli, Angela, in merito al braccio di ferro con le istituzioni per le celebrazioni del funerale di Diabolik

di redazionecittaceleste

ROMA – E’ tornata a parlare la sorella di Fabrizio Piscitelli, Angela, in merito al braccio di ferro con le istituzioni per le celebrazioni del funerale di Diabolik. Lo ha fatto attraverso una nota resa pubblica da Adkronos e indirizzata al questore e al prefetto di Roma, nonché al ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Il tentativo di dialogo dei giorni scorsi con la Questura non è andato non è andato in porto.

Ecco la lettera integrale:

“Il protrarsi di questa aberrante situazione che rende impossibile celebrare il rito delle esequie ecclesiastiche nelle forme previste dalle norme canoniche, sta logorando nell’animo, nello spirito e nella fisicità i familiari e gli affetti più cari di un essere umano libero (non sottoposto ad alcuna misura restrittiva della sua libertà), barbaramente ucciso per mano di un balordo che, nonostante siano ormai trascorsi ben sette giorni, non è ancora stato assicurato alla giustizia. Il sopruso e l’arroganza del potere che sentiamo di vivere sta provocando comprensibilmente una ulteriore sofferenza che si aggiunge a quella già di per sé intollerabile. La famiglia Piscitelli, dissociandosi da ogni ed eventuale comportamento a rischio, ricorda a tutte le istituzioni che nessun fatto potenzialmente lesivo dell’ordine e della sicurezza pubblica, generato da chiunque, le potrà mai esserle imputato.

Al fine di non negare a Fabrizio il funerale che normalmente si riserva a tutti gli esseri umani, le reitero la proposta di optare per il santuario del Divino Amore (dopo il vostro diniego della parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice che avrebbe invece facilitato la presenza dei miei genitori, portatori di handicap), la cui conformazione consentirebbe, a mio avviso, il controllo degli ingressi e dunque di bilanciare e rispettare i principi di uno Stato di diritto, garantiti dalla Costituzione, quali appunto la sicurezza e l’ordine pubblico, con il diritto al rito delle esequie cristiane.

In base agli artt. di legge da Lei stesso citati nell’ordinanza, gli organi dello Stato non hanno alcuna competenza sulle cerimonie religiose che si svolgono all’interno dei luoghi di culto e poiché la nostra intenzione continua ad essere quella di svolgere il funerale all’interno di una chiesa, solamente la sua famiglia in accordo con le autorità ecclesiastiche e con i suoi rappresentanti può liberamente decidere luogo, giorno e ora della celebrazione, nonché permettere a chiunque voglia di parteciparvi.

L’elevato numero dei partecipanti alla messa celebrata nella serata di ieri, a favore dell’anima di Fabrizio, non ha registrato alcun episodio contro la sicurezza pubblica, allo stesso modo della fiaccolata avvenuta il giorno successivo all’efferato omicidio contraddistintasi, peraltro, dal riserbo e dalla compostezza dei tifosi intervenuti, così come la partecipazione altresì composta di ieri presso il parco (luogo dell’omicidio) di numerosi amici, sfociata esclusivamente in un lungo applauso.

Fabrizio, mio fratello, è stato assassinato in pieno giorno, su una panchina di un parco della Capitale d’Italia, il Parco dell’Acquedotto Romano, frequentato, tutti i giorni, a qualsiasi ora, da bambini, anziani e intere famiglie, dove ci si sente, o ci si dovrebbe sentire, liberi e tranquilli; libertà che ha contraddistinto l’operato di colui che gli ha sparato alla testa, libertà di cui ancora gode l’assassino, libertà che, invece, non è garantita a tutti coloro che vogliono dare l’ultimo saluto a Fabrizio per il suo passaggio dalla vita terrena a quella eterna. Si coglie l’occasione per confermare la nostra collaborazione con le Istituzioni, facendo appello a tutte le tifoserie e a tutti quelli che vorranno partecipare affinché il funerale di Fabrizio sia anche un’opportunità per diffondere un messaggio perché lo stadio possa diventare un luogo più sicuro e sereno per assistere ad uno degli sport più amati al mondo: il calcio”.

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