I sogni segreti di Filip Djordjevic

Il serbo starà sicuramente pensando di salire sul primo aereo che passa e scappare via, come ha immaginato di fare diverse volte Walter Mitty. Che, alla fine, lo ha fatto veramente

di redazionecittaceleste

ROMA – Walter Mitty è un uomo insoddisfatto della sua vita. Sogna di evadere, di scappare via. Lo sogna proprio: ogni tanto si incanta, parte per dei viaggi mentali che lo portano in ogni angolo del mondo, per vivere tutte le avventure che non ha mai avuto il coraggio di intraprendere. Ha dei sogni segreti, Walter Mitty, come siamo sicuri ne abbia Filip Djordjevic: insoddisfatto delle troppe panchine, sogna di andarsene via, di volare lontano e di ritrovare finalmente il campo di gioco. Sogna di vivere una nuova avventura.

Il BIANCO, IL CELESTE E IL GRIGIO

Quando qualcuno pensa a un viaggio, guarda in alto, verso il cielo. Che, appunto, è bianco e celeste. Gli stessi colori che Djordjevic porta addosso. Eppure, se proprio dobbiamo dare un colore alla sua avventura, questo sarebbe il grigio: tre anni opachi, sicuramente frenati dal brutto infortunio che, per un giocatore della sua stazza fisica, può essere determinante in senso negativo, come infatti è stato. Se poi ci aggiungiamo lo scarso minutaggio, il quadro è completo. Anzi, no: come se non bastasse, è arrivato anche Immobile ad oscurare la già fioca luce di Filp. Che, rimasto relegato in panchina, vedeva gli altri giocare, e sognava di poterlo fare anche lui. Magari in un’isola nel Pacifico, o tra i vulcani islandesi, oppure in Nuova Zelanda, a Berlino, in Madagascar. N’importe ou hors du monde, ovunque fuori dal mondo. Meglio, fuori dal mondo Lazio, che evidentemente non fa più per lui.

djordjevic-lazio

VOLO PINDARICO

Chi fa un volo pindarico compie un veloce passaggio da un tema a un altro, senza preavviso, né connessione logica. Ma, nella sua accezione moderna, può significare anche un viaggio in un mondo irreale, con il tramite dell’immaginazione. Un po’ come fa Mitty, che si assenta nel bel mezzo delle conversazioni; un po’ come fa Djordjevic, che sembra guardare la partita, ma in realtà con la testa è sull’Altopiano di Giza. Il termine deriva da Pindaro, che nei suoi componimenti, ogni tanto, spaziava, esagerava, azzardava vocaboli, saltava da un argomento all’altro. Pindaro era un poeta greco, e in Grecia potrebbe finire Djordjevic, attraverso un volo diretto, di sola andata. Ma non pindarico, non metaforico. Djordjevic potrebbe proprio salire su un aereo di linea e non fare più ritorno. Forse lo sta già sognando, dovunque sia in questo momento. Forse ha chiuso gli occhi per immaginare il Mediterraneo, gli ulivi, le case tutte bianche e un anziano signore con un asinello al suo fianco. Forse, Djordjevic, sta sognando un campo di gioco dove potersi sentire, finalmente, kalos kai agathos: bello e buono, in possesso di tutte le virtù. Perché, alla Lazio, sembra averle perse. E adesso non gli resta che viaggiare per davvero. In attesa di sapere se il volo pindarico avverrà o meno, l’interesse dell’Olympiakos c’è: CONTINUA A LEGGERE

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