L’AVVERSARIO – Il Milan, con la grinta di Gattuso, è tornato ad essere un diavolo

di redazionecittaceleste
L'Avversario: la rubrica sulla prossima squadra che affronterà la Lazio

Di Luca Spigarelli

ROMA – Da quando Gattuso ha preso la guida del Milan, la squadra ha ristabilito un’identità che sembrava persa con Montella. I Diavoli, infatti, nel 2018 non hanno ancora perso in nessuna competizione. In campionato ha conquistato 19 punti, ha vinto le due partite di Europa League contro il Ludogorets, e in Coppa Italia ha pareggiato proprio contro la Lazio: in questi primi mesi del nuovo anno ha ottenuto ben 12 risultati utili consecutivi.

IL PASSAGGIO DA MONTELLA A GATTUSO

Il 27 novembre Montella viene esonerato e Gattuso diviene il nuovo allenatore del Milan. Dopo la partita persa contro il Rijeka il tecnico rossonero ha dichiarato: “Ho scelto di tornare a 4 dopo Rijeka. Ho parlato con il mio staff, ho rivisto il primo tempo e tutti i movimenti erano sbagliati, non mi era piaciuto nulla con la linea a 3 e la sua interpretazione. Non ho parlato con la squadra, ho parlato con 4 o 5 giocatori nell’allenamento successivo”.  E i risultati, dopo un primo periodo di studio come ad esempio il pareggio contro il Benevento o la sopracitata sconfitta europea contro il Rijeka, sono arrivati. Merito anche del lavoro che l’allenatore ha compiuto sulla difesa: non a caso anche quando allenava in serie B il Pisa, i nerazzurri hanno avuto per un lungo periodo la miglior retroguardia del campionato cadetto, nonostante la retrocessione.

LA FILOSOFIA NUOVA: DAL 3-5-2 AL 4-3-3

Montella, dopo un avvio tutt’altro che positivo, scelse di puntare sul 3-5-2 composto da Donnarumma, Musacchio, Bonucci, Romagnoli, Conti, Kessié, Biglia, Bonaventura (Çalhanoğlu), Rodriguez, Kalinic, André Silva (Suso). La decisione di puntare su questo modulo si basò soprattutto sul fatto che l’ex Juventus aveva giocato negli ultimi anni così, ottenendo ottimi risultati. Ma all’ombra del Duomo Bonucci non rendeva come la dirigenza e i tifosi si aspettavano. Il centrocampo dopo l’infortunio di Conti, non riusciva Più ad impostare il gioco e le ripartenze. Il turco Çalhanoğlu, tra l’altro, era lontano parente del giocatore che incantò in Germania. Montolivo era più un peso che un giocatore. Con Gattuso invece si è tornati al 4-3-3 con Donnarumma, Calabria, Bonucci, Romagnoli, Rodríguez,  Kessié, Biglia, Bonaventura, Suso, Cutrone, Çalhanoğlu. Il tecnico calabrese ha deciso di puntare su giocatori affamati e motivati a scapito anche di giocatori più affermati: a rimetterci sono stati i due attaccanti comprati ad agosto, Kalinic e André Silva, che hanno lasciato il posto al giovane Cutrone. Anche Çalhanoğlu e Suso da quando Gattuso siede sulla panchina sono rinati: il primo è stato riavvicinato all’area di rigore avversaria e all’attaccante, in questo modo il turco può sfruttare al meglio le sue doti balistiche, lo spagnolo da esterno può puntare e saltare l’uomo e, una volta fatto, può rientrare sul mancino e calciare in porta. Anche Montolivo, alla fin fine, si è ritagliato il suo spazio, diventando un’ottima alternativa per Biglia.

IL FATTORE CU…TRONE

La grande sorpresa di questa stagione è un giovane di 20 anni: Patrick Cutrone, che alla fine della scorsa stagione, sotto la guida di Montella, aveva fatto il suo esordio in Serie A. Pochi mesi dopo, il 27 luglio ha esordito nel terzo turno preliminare di Europa League contro l’Universitatea Craiova. Un successo inaspettato per il giovane: infatti nel giro di poco Cutrone ha segnato il primo gol da professionista nel ritorno contro i romeni e a inizio campionato il primo gol in Serie A. Da questo momento il giovane ha iniziato a porre seri dubbi di formazione ai due allenatori: Kalinic e André Silva iniziano a perdere a turno il posto da titolare venendo entrambi più volte discussi dai tifosi. Senza parlare del gol nel derby contro l’Inter che ha regalato le semifinali contro la Lazio. E proprio ai biancocelesti ha già segnato un gol molto contestato in campionato: un gol di mano non rilevato dall’arbitro e dal Var.

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