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No Diaconale, così si rovina l’immagine della Lazio

No Diaconale, così si rovina l’immagine della Lazio

Teorie di complotto e superficialità nelle parole del responsabile della comunicazione biancoceleste

di redazionecittaceleste

ROMA – Complotto. Ora la Lazio lo urla forte e chiaro. Non può farlo il consigliere Lotito per il suo ruolo, ci pensa così il portavoce Diaconale a esprimere il suo pensiero. E fa molto baccano: «Non sarà facile imbrogliare il nostro presidente da parte di ministri demagoghi e dirigenti irresponsabili che non capiscono come bloccare il campionato significhi far saltare i diritti televisivi e condannare al fallimento le società medio-piccole italiane. Lotito è pronto a battersi fino in fondo per fare in modo che nel 2020 si possano festeggiare due tricolori: quello antico e quello presente». Già, perché a spaventare tutto il popolo biancoceleste torna alla mente un terribile precedente: «Oltre al Cornavirus, adesso bisogna fronteggiare la sindrome da scudetto negato del 1915. La paura, in altri termini, è che il campionato in corso faccia la fine di quello interrotto dallo scoppio della Grande Guerra e che, come allora, venga proibito alla Lazio (ora a un solo punto dalla Juve) di conquistare eventualmente lo scudetto».

PRESSIONI
La dietrologia porta la Lazio a pensare addirittura che l’emergenza Coronavirus possa essere sfruttata per far saltare un campionato in cui le società più ricche stavano per essere beffate da un modello finanziario virtuoso e oculato di gestione del calcio. Ovviamente quello lotitiano: «I grandi club sono contro la Lazio – prosegue Diaconale – e ci sono state spinte per fermare il torneo in corso. Tommasi voleva anche bloccare Juve-Inter perché c’erano degli interessi affinché quella partita potesse essere rinviata e chissà come sarebbe andata a finire, ma non voglio andare oltre». Dichiarazioni al limite, contro tutti e tutto. Rischiano però d’essere un autogol clamoroso, di provocare un danno. Perché il Governo sta prendendo qualsiasi provvedimento per far capire alla gente quanto sia grave il pericolo e Diaconale invece lo sminuisce col suo tono: «Prima si parlava di semplice influenza, la mia impressione è che si tenti di drammatizzare tutto per poter avere facilitazioni da parte dell’Unione Europea sullo sforamento del deficit. Aumentarlo significherebbe che le risorse prese non potranno poi mai pareggiare il danno».

SOLUZIONE
Oggi verrà ratificata con decreto la decisione – presa ieri al Coni – di fermare sino al 3 aprile tutto lo sport italiano: «Questa pausa però potrebbe essere chiusa ad emergenza eccezionale superata, consentendo la ripresa delle partite e la conclusione regolare del campionato. Magari nel mese dedicato agli Europei – suggerisce Diaconale, secondo la soluzione auspicata da quasi tutto il mondo del pallone – che potrebbero slittare a loro volta, visto che l’epidemia non è solo nostra, ma ormai diffusa nel resto del Vecchio Continente». Se ne saprà qualcosa di più oggi dopo lo straordinario Consiglio Federale. Che dovrà per forza recepire le nuove scelte del Governo, sollecitato anche dall’Associazione calciatori per salvaguardare la loro salute: «Trovare un calciatore positivo non è motivo per bloccare l’intero sistema. Parliamo tra l’altro di professionisti responsabili – chiosa Diaconale – e sanno bene come si devono comportare». A vedere certe esultanze domenica non si direbbe. E, tornando in casa Lazio, nemmeno a guardare a certe cene (l’ultima organizzata giovedì scorso da Lotito) al ristorante.

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