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Miralem Pjanic, ex calciatore che nel corso della sua carriera in Serie A ha indossato le maglie di Roma e Juventus, ha rilasciato una lunga intervista ai taccuini de La Gazzetta dello Sport nella quale ha espresso il proprio parere riguardo alla partita che l'Italia di Gattuso dovrà affrontare contro la Bosnia il prossimo martedì. Questa l'intervista integrale:
Pjanic, la sorprende questa finale?
"Non mi sorprende, diciamo che è la sfida che speravo di vedere. La Bosnia è casa, ovviamente, ma l’Italia è nel mio cuore come se fosse il mio Paese d’adozione. Noi sogniamo di andare al Mondiale, anche voi. Vediamo come va a finire".
Come viene vissuta dalle vostre parti la partita?
"Come un evento storico. La Bosnia si fermerà per qualche ora: tre milioni di persone a spingere la nostra squadra. Sarà una bolgia mai vista allo stadio. Resterete scioccati dalla nostra passione".
In che senso?
"A Zenica faremo il fuoco. Non sarà piacevole per gli italiani essere lì, credimi. Ho visto i giocatori motivati e sicuri di sé. Per novanta minuti, o forse di più, non sarà semplicemente una partita di calcio: sarà una battaglia sportiva".
Eppure alcuni azzurri hanno festeggiato dopo aver visto l’esito dei rigori di Cardiff. Non sembrano spaventati...
"Non capisco sinceramente perché... La Bosnia li aspetta a braccia aperte (ride, ndi). Vedremo come andrà a finire. L’Italia è l’Italia e noi la rispettiamo molto. Ma chissà: dovranno essere bravi a gestire la partita in un ambiente terribile. Servirà personalità per uscire da Zenica con una vittoria".
Intanto avete eliminato il Galles: non era semplice.
"Ma il risultato ci sta. La Bosnia si è rilanciata attraverso una nuova generazione di giocatori che sta prendendo consapevolezza della propria forza. C’è un bel gruppo che il commissario tecnico Barbarez ha costruito. La coesione in questo momento è l’elemento più importante della nostra nazionale".
Però il risolutore ha 40 anni e si chiama Edin Dzeko. Senza di lui non sareste arrivati ai rigori.
"È incredibile quello che sta facendo. Nonostante l’età continua a segnare gol decisivi. È uno di quei fuoriclasse che all’improvviso ti possono risolvere le partite, come si è visto in Galles. Siamo molto felici di averlo ancora in campo, mi auguro che possa ripetersi martedì".
Darà qualche consiglio a Barbarez per batterci?
"Ma no, Sergej non ha bisogno dei miei suggerimenti. Mi fido di lui e della chimica che si è creata nel gruppo. La Bosnia non esprime un calcio spettacolare, si affida molto alle giocate individuali, ma ha ritrovato il gusto e il piacere di rappresentare il Paese".
I tre talenti che da procuratore raccomanderebbe ai club italiani?
"Alajbegovic lo avete visto, è un 2007 con un grande futuro. Non solo perché tira i rigori... Segnalo anche Dedic, terzino del Benfica, e Bajraktarevic, ala destra di piede sinistro del Psv: è un 2005. Muharemovic invece lo conoscete. E anche io, visto che si allenava già con noi nei miei ultimi mesi alla Juve".
Che impressione le fa l’Italia di Gattuso?
"Secondo me siete ancora una delle squadre più forti in circolazione. E Rino ha lavorato molto bene. La sfortuna è stata incrociare nel girone la Norvegia, che ha fatto un percorso straordinario. Noi ci auguriamo che martedì sentiate la pressione di un eventuale fallimento: per voi non è accettabile stare lontano dal Mondiale per tre volte di fila".
Una volta in America, chi vince?
"La mia favorita è la Spagna, che con Pedri e Yamal ha davvero tanta qualità. Superiore alla media. Poi tengo dentro Brasile, Argentina e anche Portogallo, che può arrivare in fondo".
Lo scudetto è dell’Inter?
"Vedo una competizione ancora aperta, anche se l’Inter ha guadagnato un bel vantaggio e può amministrarlo in questo finale di stagione".
Una delle “sue” squadre italiane, Roma o Juventus, riuscirà a entrare in Champions League?
"Non è semplice, perché c’è anche il Como che sta andando forte. Di sicuro sarebbe fondamentale per entrambe risalire al quarto posto. Nel calcio moderno la Champions migliora tutto".
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