Le parole del noto giornalista, in una lettera cui torna a parlare della contestazione contro Lotito e smentendo qualunque ipotesi di complotto
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Nuovo intervento di Luigi Bisignani su Il Tempo, con una lettera in cui torna a parlare della contestazione contro Lotito e smentendo qualunque ipotesi di complotto. Queste le sue parole:
"Essere laziale è una cosa che uno sente forte nel cuore. È un tratto di signorilità e noi ci sentiamo abbastanza unici. A un certo punto i miei figli mi dicono: papà, la domenica la passi a scrivere di Trump, della Meloni, di Bergoglio, fai un articolo su Lotito. Io ho resistito anche perché di Lotito sono personalmente amico, gli voglio anche bene. Alla fine faccio quest’articolo su Lotito. Il titolo era: Lotito come come Nerone che incendia Roma.
E perché come Nerone? Perché Lotito parla sempre in latino. Questo articolo scatena un inferno. E allora lui che fa? Lotito si fa vivo attraverso un amico e mi dice: ci possiamo vedere a cena? Io gli dico: certamente, siamo amici. Ed ero convinto che con la cena lui avrebbe risposto all’articolo e la storia sarebbe finita lì. Alla fine, però, alla cena ha rinunciato lui. Nel frattempo il web praticamente è impazzito e così questa storia dilaga. Dopodiché ci viene in mente di fare le 10 domande. E alle 10 domande chiediamo le risposte.
Non conoscevo nessuno che volesse comprare la Lazio, anche perché con la mia piccola laurea in Economia e Commercio so che se uno ha già il 73% nessuno può spingerlo a vendere. Ma noi vogliamo solo una squadra forte, che sia la Lazio. Questo vogliamo. Non avevamo nessun tipo di accordo con nessuno. Avevamo soltanto detto: ma un imprenditore, una grande famiglia oggi non può reggere da sola il peso di una squadra di Serie A. E l’ho detto anche sul palco nella famosa manifestazione dei 30mila del Flaminio: perché non facciamo come ha fatto Percassi o Stirpe per fare grande la Lazio? Noi vogliamo solo ed esclusivamente la Lazio grande. E questa polemica così grande devo dire alla fine ha aiutato il giornale perché abbiamo avuto un boom digitale, per cui ormai non si può camminare per Roma se non parlando della Lazio".
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