Dopo il ritorno all’Olimpico e il giro di campo in occasione della gara con il Napoli, Felipe Caicedo torna a parlare di Lazio. Lo da durante Lazialità in TV, toccando diversi temi. Queste le sue parole: “Sarri va aiutato, la squadra è in difficoltà. Una società che vuole lottare per l’Europa deve avere una rosa più ampia e forte. Speriamo che in questi giorni possano arrivare altri giocatori. Mercoledì affronteremo la Fiorentina e ci saranno tante difficoltà. Rispetto alla mia Lazio si è persa qualità. Forse manca anche un po’ di spirito e figure importanti come Radu e Lulic che ti facciano capire la Lazialità. Probabilmente l’unico in questa rosa è Cataldi. Noi eravamo una squadra con tantissimi leader, penso anche a Lucas Leiva, Parolo e Immobile.
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Caicedo: “Sarri va aiutato, questa Lazio ha perso qualità. Tornerei subito”
Sarri ha le sue idee, fa fatica un po’ a cambiarle. La Lazio ora non vive un bellissimo momento, il mister va aiutato. Questo modo di giocare sarebbe stato ideale per me, probabilmente in questa Lazio avrei giocato. Castellanos un attaccante forte, se è stato pagato 30 milioni di euro un motivo c’è. Forse non c’è stato il feeling giusto alla Lazio, essere l’attaccante dopo Immobile non è facile. Ciro voleva sempre giocare, ogni tanto lo mandavo a quel paese. Gli voglio veramente tanto bene, è un bravissimo ragazzo con una bellissima famiglia. Inzaghi era l’attore principale di quella Lazio. È un allenatore bravissimo e il numero uno come gestore. Sapeva entrare nella testa dei calciatori, è forse questa la caratteristica migliore per un allenatore. Era pesante ma lo sapeva fare. Ogni tanto ci ho litigato però poi avevamo un rapporto umano profondo e bello.
Luis Alberto è un fantasista, capace di vedere cose che nessuno vede. Milinkovic è completo, è il calciatore ideale: sa fare tutto. Sergej era una roba impressionante, vinceva le partite da solo. Pedro Neto si allenava con noi, avevamo capito tutti fosse forte. Ci faceva fare delle figuracce, peccato non si sia integrato perché si capiva avesse una marcia in più. La Lazio e l’Olimpico sono casa mia, non venivo qui da quattro anni. Una sensazione incredibile. Della Lazio mi ha fatto innamorare la cattiveria dei tifosi, mi sento uno di loro. La lazialità ti entra dentro. Se mi chiamasse la Lazio? Ci metterei due giorni per rientrare in condizione, giusto per la partita di mercoledì.
I gol? Ancora non so come ho preso la palla di testa contro il Cagliari al 98esimo. Questo è il gol che ricordo con più piacere. Quello nel derby è stata la svolta. Quel derby vinto 3-0 forse è stata la partita migliore e più completa che io abbia mai fatto. Nel 2019/20 quando ho parlato di scudetto mi volevano ammazzare, ho scoperto che è una parola che a Roma non si può dire. La società ha un potenziale alto, speriamo bene. Io voglio bene alla Lazio, faccio sofferenza a vederla adesso perché il livello rispetto ai miei anni si è abbassato. Io vorrei vederla il più in alto possibile.
La finale di Coppa Italia con l’Atalanta fu una partita difficilissima, l’Atalanta era forte e forse aveva una marcia in più. Una notte magica, mi sono goduto tutti i trofei vinti con la Lazio. Gli arbitri? Già dai miei tempi si sentiva che la Lazio fosse un po’ penalizzata dagli arbitri. Mi ricordo bene la partita contro il Milan, con il gol di mano di Cutrone. L’addio? Sono andato via bene, ho mantenuto un bel rapporto con tutti quanti. Mario Pineida giocava con me da tantissimo tempo, era come un fratello. Questa vicenda mi ha colpito, da quel momento ho deciso di dire basta con il calcio. Ho deciso di smettere, cambierei idea solo se mi chiamasse la Lazio. Ai tifosi dico che gli voglio bene e che sarò sempre con loro. Mi hanno dato tanto”.
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