Caro Alighieri pensa se fossi nato in questo periodo…
Ma ognuno di noi ha capito davvero cosa sia giusto o meno? Quale è realmente il significato della parola giustizia? No, perché in questi giorni, riallacciandomi ovviamente alla Lazio, credo di avere decisamente perso di vista questo aspetto. E forse anche un po' di lucidità nel trattare l’argomento. È giusto che trentamila persone che hanno pagato un abbonamento decidano tutte insieme di rinunciare ad un amore? È giusto che ci sia un presidente che continua a parlare di uno stadio che non esiste trascurarando i risultati sportivi? È giusto che ci sia un allenatore vilipeso, sbeffeggiato e messo in un angolo solo perché ha cercato di far capire che non si fanno le famose nozze con i fichi secchi? Che ci sia un direttore sportivo sparito dai radar e forse sopraffatto da beghe interne? Che ci siano i medici che litigano tra di loro e giocatori che se ne sono andati per “mancanza di progetto” ed altri che, per lo stesso motivo, chiederanno di andare via? Forse Dante Alighieri si sarebbe ispirato alla lazio, se fosse stato contemporaneo, nella stesura dell’Inferno.
Ma andiamo per ordine e se permettete con una priorità dettata dall’importanza degli argomenti in scena. Non si può che cominciare dallo sciopero del tifo che, guarda caso artatamente, viene trascurato dai maggiori organi d’informazione nazionali facendo restare questa protesta all’interno del laghetto della nostra regione. Per fortuna ci sono state grandi testate americane ad averlo trattato ma evidentemente non deve essere stato sufficiente per stimolare l’interesse dei network nazionali. Ed è un peccato, un vero peccato, visto che stiamo parlando di un’iniziativa unica che rende i tifosi della Lazio prigionieri del loro amore. E lo è ancora di più se si considerano i soldi spesi per pagare l’abbonamento. Una cosa talmente grande che ha reso totalmente inutile il derby anche per i tifosi della Roma se non per i punti di cui aveva bisogno la loro squadra. Ma questo poco importa. Non era bastata la “Panolada” del 23 febbraio del 2014, non sono bastate le manifestazioni in piazza Santissimi Apostoli e in via dei Fori Imperiali. No, perché la Lazio continua ad essere vissuta e amministrata come se fosse un’azienda senza clienti.
Eppure, se un bar si cominciasse a svuotare della sua gente o una compagnia aerea non riuscisse più a vendere i biglietti per i suoi voli, un campanello d’allarme si accenderebbe…eccome. Nella Lazio sembra quasi essersi liberati da un fastidio, dimenticando che i suoi “clienti” non vogliono altro che manifestare la loro passione, il loro amore. Acquistando magliette, gadget, abbonamenti tv, biglietti per andare a vedere la partita, viaggi in trasferta. Ma nulla, è come sempre un muro contro muro. Ci rimetterà la Lazio? Probabilmente sì ma tanto in questi 22 anni non vi è mai stato un processo di crescita. Non c’è mai stata una programmazione. Ma solo un obiettivo: galleggiare. Questa squadra non andrà mai in serie B ma non vincerà mai neanche lo scudetto. Sono i due incubi peggiori per il presidente Lotito che non ha nessunissima intenzione di mettere in piedi un progetto sportivo di crescita. La contestazione quindi ha un senso, e che senso.
E vale tutto doppio visto che rinunciare ad un amore per protesta ha un significato che va oltre qualsiasi manifestazione di massa. Ne sa qualcosa Maurizio Sarri che ha provato in tutti i modi a far ragionare il presidente ma senza nessun risultato. Adesso però è finita. Da Napoli arriva la certezza di una trattativa in piena attività che, se saltasse visto che anche Allegri imperversa, potrebbe vederlo a Bergamo. Del resto, lo avevamo capito nel momento in cui è partita la disdetta all’affitto della sua villa all’Olgiata. Nel momento in cui non vi è mai stato un atto di protezione nei suoi confronti da parte della società. E non mi meraviglierei se, visto il contratto, il presidente Lotito gli chieda un risarcimento per le dimissioni. Anzi. Ma come disse il grande Giulio Cesare, lui che di combattimenti si che se ne intendeva, “Il dado è tratto”. Il Rubicone è stato varcato. A breve partirà il casting ma state tranquilli, tra i papabili non ci saranno né Klopp né tantomeno Guardiola. Servirà uno yes man, o un allenatore che ha bisogno di emergere. E comunque puoi scegliere anche l’allenatore più bravo del mondo ma se la squadra è scarsa non andrai mai da nessuna parte. Ed è anche per questo che i tifosi protestano è per questo che Guendouzi ha chiesto e ottenuto di essere ceduto.
Per questo che Gila e Romagnoli lo chiederanno, così come Zaccagni. E chissà, non mi stupirei se lo facessero anche Rovella e Nuno Tavares. Perché? Perché per un giocatore giocare in una squadra che non partecipa a nessuna competizione europea, che non ha programmi, che ha i tre medici che litigano tra di loro, che non ha il suo pubblico nelle partite casalinghe, non è di sicuro una squadra che può valorizzarlo. E allora continuiamo con la Lazietta, con questo nono posto che ci obbligherà ad incontrare squadre come l’Ancona per i preliminari di Coppa Italia, a perdere derby, a sentire radio, siti, giornali e tv protestare per quello che accade. Tanto non cambierà mai nulla. Però dall’altra parte si parla di stadio, di Nasdaq, dell’Academy, di come sono belle le siepi di Formello e dell’acqua calda che funziona…anche se ultimamente anche quella sta facendo cilecca. Caro Dante Alighieri che ti sei perso. Ti sei perso anche un responsabile della comunicazione che non è un giornalista, come Emanuele Floridi. Ti sei perso gli arbitri contro il presidente Lotito. Il vecchio presidente e, probabilmente, il nuovo presidente della Federcalcio contro Lotito. Ti sei perso un sacco di cose. Caro Alighieri pensa se fossi nato in questo periodo…
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