cittaceleste news Ciak, si gioca: Lazio&Cinema – Baroni e Coach Carter, un mix di resilienza e tenacia

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Ciak, si gioca: Lazio&Cinema – Baroni e Coach Carter, un mix di resilienza e tenacia

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La nuova rubrica di Cittaceleste con cui rivivere i momenti chiave della scorsa stagione della Lazio e analizzarli in ottica cinematografica

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Di Lorenzo Bozzetti

A volte nel calcio si possono vivere partite il cui peso non è quantificabile solo ed esclusivamente a partire dal numero di gol siglati e/o incassati, ma anche e soprattutto nel segno che riescono ad imprimere interiormente, nell’anima di un collettivo o, per rimanere in ambito calcistico, di una squadra. Si tratta, in particolare, di quei 90 minuti che possono invertire la direzione di un’intera stagione, che a volte possono inoltre precludere la possibilità di conquistare un trofeo, ma al tempo stesso appaiono come circostanza idonee a guadagnare qualcosa di ancora più prezioso, come ad esempio la consapevolezza di potersi cimentare per l’abbattimento di qualsiasi ostacolo incontrato sulla propria strada. In momenti come questi, il risultato che appare sul tabellone finale rappresenta solo la superficie, il cui sottofondo si compone in realtà di un lavoro invisibile, strutturato da convinzioni che diventano sempre più solide e di legami che si irrobustiscono con forza. Partite, quindi, che richiedono una vittoria “mentale”, utile per possedere quella lucidità tale da superare le difficoltà subentrate a seguito di un determinato risultato che può comunque rammentare, ad esempio, una sconfitta. Gare di questo tipo offrono, in tal senso, la possibilità di convertire la pressione in energia, la frustrazione in determinazione, il silenzio che si può respirare nello spogliatoio di una squadra uscita sconfitta da un determinato incontro in una promessa di natura collettiva. Tutto ciò, però, richiede una capacità non di poco conto, che si traduce nel sapersi rincuorare di fronte ad un risultato negativo incassato, accompagnata però dalla capacità di credere con convinzione in un ribaltamento di fronte che, almeno apparentemente, sembrerebbe più un’utopia che ipotesi concreta. In questo senso, l’elemento che permette distinguere chi si arrende di fronte alle difficoltà rispetto a chi riesce a rialzarsi risiede infatti nella forza di una convinzione coltivata in precedenza, vale a dire quella che considera ogni sconfitta non come una fine, bensì l’inizio di una nuova sfida.

Discorsi di questa natura trovano ampio riscontro nel 2-0 incassato dalla Lazio di Baroni nella scorsa stagione nell’andata dei quarti di finale di Europa League contro il Bodo/Glimt, gara disputata in Norvegia il 10 aprile scorso. Un match il cui esito finale ha evidentemente lasciato l’amaro in bocca all’intero ambiente biancoceleste, deluso sia dal risultato arrivato al termine dei 90 minuti che dalla poco brillante prestazione offerta dagli uomini di Baroni. Un 2-0, dunque, che suonava come un campanello d’allarme per la squadra capitolina, e che rischiava di pregiudicare fortemente il passaggio del turno. Al tempo stesso, però, nelle giornate successive a quel match, l’ambiente biancoceleste (dalla squadra ai tifosi) respirava la convinzione di poter ribaltare quel parziale; convinzione dettata soprattutto dal maggior blasone internazionale e dalla superiorità tecnica dei biancocelesti rispetto agli avversari norvegesi. Quel 2-0 maturato all’Aspmyra Stadion, lontano dall’essere visto come un ostacolo insormontabile, era dunque percepito dall’ambiente biancoceleste come un risultato ribaltabile attraverso una prova di forza che avrebbe permesso di alimentare ancora le ambizioni europee degli uomini di Baroni. Proprio questo clima di fiducia respirato dalla piazza biancoceleste in vista del ritorno dei quarti di finale di Europa League contro il Bodo/Glimt ci permette di trovare un parallelismo metaforico con la trama del film “Coach Carter” di Thomas Carter. Scopriamo perché.

 

Coach Carter”: disciplina, identità e un sogno più grande

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Pellicola del 2005 diretta da Thomas Carter, “Coach Carter” narra della storia vera di Ken Carter (interpretato nel film da Samuel L. Jackson), un allenatore di basket liceale chiamato a svolgere un compito piuttosto difficile, ossia prendere in mano e dirigere una squadra composta da giovani ragazzi di un difficile liceo della California, piuttosto problematici e carenti di valori come la motivazione e disciplina. Con un gruppo del genere, completamente allo sbando, coach Carter si prefissa quale obiettivo non solo la “semplice” vittoria delle partite, ma anche l’applicazione di rigide regole riguardanti anche l’extra campo, tra cui tutti quegli ambiti che i ragazzi affrontano nella loro quotidianità, come la frequenza scolastica obbligatoria, l’impegno e la dedizione nello studio, gli allenamenti rigorosi e il rispetto assoluto per compagni, avversari nonché per sé stessi. Un percorso che, però, si converte in un cammino piuttosto tortuoso, che vede la squadra subire pesanti sconfitte accompagnate da momenti di forte abbattimento. Tuttavia, di fronte a tali difficoltà, coach Carter riesce a spronare i suoi ragazzi, portandoli a mettere da parte il punteggio sul tabellone (vero e proprio “nemico” dei protagonisti della storia) e a far capire loro che la vera sfida che devono affrontare ha a che fare direttamente con il loro “io” interiore.

Grazie al lavoro duro, arricchito da disciplina e maturità, Carter insegna ai propri ragazzi che ogni caduta non segna l’epilogo del proprio percorso, ma in verità si pone quale occasione fondamentale per riprendersi dalle proprie avversità, crescere fino ad arrivare a migliorare nelle proprie lacune. Passato del tempo, i giovani atleti maturano, acquisiscono una maggior consapevolezza delle proprie capacità e a sviluppare un supporto reciproco, dando quindi vita ad un collettivo solido e composto da uomini più consapevoli e determinati a raggiungere i propri obiettivi. Anche se i ragazzi di coach Carter si rendono protagonisti di un epilogo stagionale deludente dal punto di vista dei risultati conquistati, il messaggio che vuole trasmettere Thomas Carter con il suo film è decisamente chiaro: la vittoria più importante che ognuno di noi può conquistare riguarda infatti quella sfera personale fatta di coraggio, crescita e fiducia in sé stessi. Tutti valori, questi ultimi, che travalicano il “semplice” campo da gioco.

 

Il freddo di Bodo, il calore di un sogno

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Il 2-0 arrivato in quel 10 aprile presso l’Aspmyra Stadion di Bodo ha costituito per i biancocelesti di Baroni non tanto un ostacolo insormontabile, quanto un vero banco di prova da superare, una sfida che i capitolini si prefissavano di affrontare e vincere davanti ai propri tifosi all’Olimpico al fine di poter proseguire nel proprio percorso europeo. Un’intenzione resa particolarmente chiara fin da subito, a partire dalle parole pronunciate da mister Baroni nella conferenza stampa post-partita: “Ho la certezza che la qualificazione è aperta, sarà un'altra partita. I valori si equipareranno e abbiamo ancora la possibilità di passare, lo faremo con grande convinzione, ci crediamo”. Dichiarazioni che da questo punto di vista hanno acceso una scintilla nell’ambiente biancoceleste, trasformando il gelo norvegese in un fuoco di motivazione che ha coinvolto la squadra propagandosi fino ai tifosi. I giorni successivi alla sconfitta arrivata a pochi passi dal Circolo Polare Artico sono stati quindi scanditi dalla volontà di ribaltare quel pesante parziale, a partire dai giocatori di mister Baroni, protagonisti in quel di Formello di allenamenti svolti in maniera ancora più concentrata e intensa, con quel mantra di "crederci fino all’ultimo secondo" che ha accompagnato ogni loro singola seduta di allenamento.

Uno spirito battagliero accompagnato anche dal supporto dei propri tifosi. Quest’ultimi, infatti, dopo essere rimasti scossi dal risultato arrivato in Norvegia, hanno trasformato la propria incertezza (quella legata al passaggio del turno) in un’attesa pregna di entusiasmo, riempiendo i social di messaggi di sostegno con cui poter ridare energia all’intero ambiente. Proprio in questa compattezza tra squadra e tifosi in casa Lazio si può intravedere anche il parallelismo con il film "Coach Carter". La Lazio di Baroni, dopo aver incassato quel pesante 2-0 contro il Bodo/Glimt, si sarebbe potuta piegare allo sconforto, considerando quella debacle come uno scoglio invalicabile. Tuttavia, come nel film "Coach Carter", anche Marco Baroni ha deciso di affidarsi alla forza mentale e pianificare la possibile rimonta ai danni del Bodo plasmandola a partire dall’unità del suo gruppo. Un 2-0 che, in tal senso, appariva più come una sfida interiore da superare, piuttosto che un muro apparentemente invalicabile. Nei giorni successivi a quella gara, dunque, lo spogliatoio biancoceleste non ha mostrato segni di debolezza né di sconforto, tutt’altro: nella mente di ciascun giocatore è infatti subentrata quella convinzione tale da pensare che la qualificazione potesse essere ancora conquistata attraverso una prova comunque di carattere e grinta. Elementi, quest’ultimi, divenuti quindi il motore che alimentava e che dava piena energia alle gambe e alla testa dei giocatori.

Così come ha fatto "Coach Carter" nel film, capace infatti di insegnare ai propri ragazzi che la vittoria più grande non è quella sul tabellone, ma quella personale, fatta di coraggio e resilienza, anche Baroni con la sua Lazio ha convertito una delusione (quella in Norvegia) in un’occasione necessaria per rinsaldare i legami e alimentare un sogno europeo che, come nella pellicola, non si spegne davanti agli ostacoli, ma si rafforza proprio grazie a essi. In fondo, in quella fredda notte a Bodo non è andata in scena "soltanto" una sconfitta, ma è stato il preludio capace di dar vita a una nuova sfida, più grande e più profonda. Una partita giocata soprattutto nella testa, nel cuore e nello spirito di una squadra che ha deciso di non abbattersi. Come può insegnare "Coach Carter", quindi, il vero successo è quello che prende forma dalla forza di credere in sé stessi, perfino nel momento in cui tutto sembra perduto. E per la Lazio quella notte gelida ha rappresentato proprio questo: il punto di partenza di un sogno da inseguire con ancora più determinazione e intraprendenza, tutto da agguantare insieme ai propri tifosi allo stadio Olimpico.