Il giovane portiere biancoceleste è cresciuto nei campi di calcio del Piemonte, fino a diventare l'eroe della notte di Bergamo

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Una storia incredibile quella di Edoardo Motta, chiamato a diventare il titolare della Lazio dopo l'infortunio di Provedel e diventato eroe del popolo biancoceleste nella notte di Bergamo. Ma la sua storia parte dal Piemonte, precisamente a Biella, dove nasce il 13 gennaio 2005 e cresce tuffandosi sui campi di calcio. La sua prima squadra è l'ASD Soccer Spartera, prima di esser notato dalla Juventus all'età di 11 anni. Cinque stagioni sulle spalle con le giovanili della società bianconera, che però non crede nelle sue qualità e lo gira in prestito ad Alessandria, Monza e poi Reggiana. Ed è proprio in Emilia-Romagna che trova l'esordio tra i professionisti il 9 agosto 2024 nei sedicesimi di finale di Coppa Italia. Sì, proprio nella competizione che quasi due anni dopo lo iscriverà nella storia di questo sport.

Atalanta BC v SS Lazio - Coppa Italia

Il 25 aprile 2025 fa il suo esordio anche in Serie B nella sfida salvezza contro il Cittadella (vinta per 2-1) e nella stagione successiva, dopo l'addio di Bardi, viene promosso a portiere titolare. Torna a fare il secondo soltanto sei mesi dopo, quando la Lazio lo preleva dai granata per poco più di 1 milione di euro dopo la partenza di Mandas. Ma il punto di svolta della sua carriera arriva proprio nella Capitale: Provedel deve fare i conti con un lungo stop e Sarri è costretto ad affidarsi al classe 2005. L'impatto con la Serie A è timido, con qualche intervento insicuro all'esordio contro il Sassuolo, ma gli basta poco per ambientarsi sui campi del massimo campionato italiano: nelle successive due gare mantiene la porta inviolata contro Milan e Bologna, con tanto di rigore parato ad Orsolini.

Testa sulle spalle

È facile che un giovane calciatore si perda dopo i primi ottimi risultati, ma Motta ha dimostrato fin da subito consapevolezza. Fin dalla prima intervista rilasciata non ha mai dato segno di superficialità. Al contrario, sempre umile e grato dell'opportunità che gli si è presentata. E proprio quella testa sulle spalle gli ha permesso di non buttarsi giù dopo i numerosi errori con i piedi nel corso dei primi 90' di Bergamo. Ad un minuto dalla fine dei tempi regolamentari è volato all'incrocio dei pali per smanacciare un colpo di testa di Scamacca e per tenere in vita la Lazio.

Ha portato la squadra di Sarri ai tiri di rigore e dal dischetto ha scritto un nuovo, clamoroso, capitolo della sua storia. Quattro rigori consecutivi respinti alla Dea e finale di Coppa Italia conquistata in una stagione "devastante". Non è ancora chiaro cosa succederà in futuro, se tornerà nel ruolo di secondo una volta che Provedel si sarà ripreso o se verrà promosso definitivamente a titolare, ma quel che è certo è che la Lazio ha in casa un talento dai guantoni d'oro. E non può farselo scappare.

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