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ESCLUSIVA – Pancaro: “Che notti la mia Lazio! Nesta un marziano. E Sinisa…”

Pancaro
Sport & Notizie, per Cittaceleste TV, ha contattato in esclusiva l'ex terzino biancoceleste della Lazio allenata da Eriksson Giuseppe Pancaro
redazionecittaceleste

Sei stagioni con l’aquila sul petto, dal 1997 al 2003, nella Lazio più forte di sempre. Giuseppe, per tutti Pippo, Pancaro è stato uno dei protagonisti dell’armata allenata da Sven-Göran Eriksson. E il suo palmarès soltanto con la Lazio recita: 1 Scudetto, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa delle Coppe, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe italiane. Davide Censi e Alessandro Nardi hanno contattato in esclusiva l'ex difensore biancoceleste, intervenuto nella trasmissione di Cittaceleste TV"Sport & Notizie", in onda tutti i mercoledì dalle 21:00 alle 23:00. Di seguito il suo intervento.

Partiamo dall’ultima gara della Lazio: una vittoria importante contro il Frosinone guidata dalla reazione dei nuovi acquisti. Quanto pesano i tre punti conquistati?

“Sono importantissimi, sia per non prendere troppo distacco dalla zona Champions sia per il morale. Una partita che per 70 minuti si era messa male, poi la Lazio è stata bravissima a ribaltarla e a vincerla. È una vittoria molto molto importante”. 

È una squadra in miglioramento, però sembra ancora lontana dall’essere la Lazio di Sarri…

“Che la Lazio non stia esprimendo il suo maggior potenziale si vede. Lo dicono la classifica, i primi 70 minuti col Frosinone e la mancanza di continuità che sta avendo in questo campionato. Difficile trovare le cause dall’esterno ma questa vittoria è fondamentale per il proseguo della stagione. Sia per i tre punti che per il morale di Isaksen e Castellanos, due che possono far sperare in un percorso diverso da qui alla fine. La Lazio purtroppo, avendo iniziato sotto le aspettative, deve mettere a segno un filotto di vittorie per accorciare la classifica e tornare a giocare un calcio brillante”. 

Questa mancanza di amalgama può complicare la rincorsa Champions?

“Assolutamente sì, perché Sarri cerca di arrivare al risultato attraverso il gioco, cosa che condivido pienamente. È un allenatore che cerca di mettere in campo una squadra propositiva, che sia artefice del proprio destino e che non vada in campo a speculare sugli altri. Quando non riesce a farlo va in difficoltà perché non ha un piano B. Questa squadra è costruita e allenata per arrivare al risultato attraverso le buone prestazioni e il dominio del gioco. La speranza è che prima o poi la Lazio torni a farci vedere ciò che ha fatto gli anni scorsi”.

Il piano B potrebbe essere schierare Felipe Anderson da falso nueve? Un calciatore che è in calo in questa stagione…

“Difficile capire dall’esterno i motivi. Secondo me è un calo generale: tutta la squadra è sotto ai propri standard. Poi è normale che da giocatori come lui ti aspetti qualcosa in più”.

Sarri ha spesso affermato che è la ‘vecchia guardia’ che sta mancandonelle prestazioni. Dei nuovi acquisti, invece, che idea ti sei fatto?

“Per me sono tutti giocatori di grande qualità. Tuttavia, quando arrivi in una squadra che non riesce a esprimersi al meglio, l’ambientamento per i nuovi è più difficoltoso. Guendouzi per caratteristiche temperamentali è quello che si è adattato un po’ meglio ma sono tutti buoni giocatori. E se sale il livello dell’intera squadra può salire anche il livello delle loro prestazioni”. 

Isaksen sta iniziando a mettersi in mostra con prestazioni importanti e decisive. Quanto può crescere?

“Isaksen ha buone qualità. Complesso dire quale sia il suo potenziale ma ha fatto vedere ottime cose. Ripeto, secondo me tutti gli acquisti sono calciatori di grande valore”. 

Kamada è quello che ha fatto più fatica ad ambientarsi. Ora la Lazio rischia di perderlo a zero a giugno. Può essere un rimpianto?

“Secondo me sì, lasciarlo andar via a zero è sempre sbagliato a meno che non ci siano motivi comportamentali. A questi giocatori bisogna dare un po’ di tempo per ambientarsi, sei mesi sono pochi per dare un giudizio su un giocatore”. 

Castellanos si è finalmente sbloccato. Come giudichi il suo impatto? Potrà raccogliere un giorno l’eredità di Immobile quando Ciro si ritirerà?

“L’eredità di Immobile è importante, credo sia meglio non accostare altri attaccanti a Ciro per i numeri che ha, per quello che ha fatto. Castellanos a me piace, anche in altri spezzoni aveva fatto vedere di saper giocare a calcio con la squadra. Forse a volte eccede in questo ed è poco ‘egoista’ nel cercare il gol. Ma è un giocatore che ha qualità: sa venire incontro a cucire il gioco, sa giocare per i compagni. Ora ha anche trovato il gol, secondo me è un ottimo giocatore”. 

La Lazio in difesa è cresciuta col passare delle partite, trovando conferme da Patric e ottimi segnali anche da Gila. Ora si avvicina il rientro di Romagnoli, quanto è importante ritrovarlo?

“Gila e Patric hanno fatto bene però Romagnoli è un giocatore molto importante per la Lazio. È un recupero decisivo per cercare di accorciare la classifica verso la zona Champions”. 

Si parla tanto di Valeri come possibile nuovo acquisto per la Lazio. Da pari ruolo che idea hai di lui?

“Lo conosco poco ma so che ha fatto un percorso straordinario perché è partito dal basso scalando ogni categoria. Un calciatore che riesce a fare un percorso del genere ha quel qualcosa in più, proprio per la grande motivazione che lo ha portato a questo percorso”. 

Gennaio è un mese in cui storicamente la Lazio si muove poco in entrata. Secondo te c’è bisogno di intervenire? Magari portando a Roma una mezzala…

“Il mercato di gennaio è sempre particolare, non a caso è chiamato ‘di riparazione’. È difficile, chi ha i giocatori forti e in condizioni se li tiene. A volte capita di riuscire a fare un colpo importante, però è sempre un mercato complicato. La Lazio numericamente è a posto, poi se dovesse uscire qualcuno, come nel caso di Kamada, andrebbe sostituito”. 

Nel 2024 si riparte dalla trasferta di Udine. Che gara ti aspetti?

“È una partita complicata. L’Udinese è una squadra molto fisica, una squadra che si difende bassa e lo fa molto bene, ripartendo poi con grande gamba. La Lazio dovrà stare molto attenta però se la Lazio vuole invertire la rotta e cambiare l’inerzia di questo campionato deve dare continuità alla vittoria col Frosinone”. 

Facciamo un salto nel passato. Sei stato uno dei protagonisti della Lazio più vincente della storia.  Qual è il ricordo più grande che ti porti dentro?

“La vittoria dello Scudetto. Potevamo vincerlo l’anno prima e l’anno dopo ma l’importante è che lo abbiamo vinto perché quella squadra lo meritava. Era una squadra molto forte, quella vittoria è stata la più grande emozione sportiva che ho avuto”. 

Quale compagno di squadra ti ha impressionato di più di quella squadra?

“Ce ne sono tantissimi ma quello che il primo anno mi impressionò fu Nesta. Lo conoscevo poco perché ancora molto giovane ma quell’anno mi impressionò veramente. Ogni partita che giocavamo avevo la sensazione di avere accanto un marziano”. 

In quella squadra c’era anche Sinisa Mihajlovic. Che ricordo hai di lui?

“Quello per Sinisa è un dolore ancora vivo, gli volevo davvero bene. Quando passi tanti anni insieme, celebrati da vittorie importanti, si crea un legame che è per sempre, come se fossimo dei fratelli. Il dolore è enorme e sempre presente. Sinisa era un fuoriclasse assoluto, in campo e come uomo. Non è un caso che abbia ricevuto tutto gli attestati di stima che tutto il mondo gli ha riservato”. 

Se la ricorda quella tripletta su punizione contro la Samp?

“Me la ricordo sì. Ogni volta che calciava ero dietro di lui. Penso che quando giocavamo non ci rendevamo conto pienamente di quello che lui facesse. Era talmente bravo che per noi era una cosa quasi scontata che facesse tre gol in una partita su punizione. Questo ti fa capire che tipo di giocatore fosse e che piede che aveva”. 

Che ricordi hai della Supercoppa Europea vinta a Montecarlo? Un trofeo dal prestigio incredibile battendo il Manchester United di Sir Alex Ferguson…

“Un ricordo bellissimo di una serata stupenda. Quella, come la finale di Coppa delle Coppe contro il Mallorca. Ricordo il muro dei tifosi biancocelesti, il festeggiamento con loro a Montecarlo a fine partita. Eravamo una squadra che aveva la consapevolezza di affrontare alla pari le squadre più forti d’Europa”.

Quella Lazio di Eriksson ha raccolto meno di quanto poteva? A distanza di tempo c’è qualche rammarico?

“Come disse una volta Eriksson e mi trova d’accordo alla fine abbiamo vinto tanto. Perché si analizza è un ciclo che è durato quattro anni e abbiamo veramente tanto. Sono convinto che per vincere ci voglia tempo. A noi ci è mancato quello in Champions League, è una competizione in cui l’abitudine a giocare determinate partite è fondamentale per provare a vincerla. Avremmo avuto bisogno di qualche altro anno di partecipazione in Champions e a quel punto avremmo potuto giocarla tranquillamente per vincerla”. 

Bobo Vieri è l’attaccante più forte che ha avuto la Lazio in quegli anni?

“Sì e lo dico senza dimenticare i tanti attaccanti forti che abbiamo avuto. Salas, Mancini, Boksic, che era un giocatore straripante, ma Bobo in quel periodo era un giocatore che trascinava la squadra”. 

Cos’è successo invece con Mendieta? È arrivato come un giocatore davvero importante ma a Roma si è perso…

“Si torna al discorso che facevamo prima sull’ambientamento dei nuovi. Mendieta era un giocatore molto forte, questo è oggettivo: è stato per due anni il miglior giocatore della Champions League. Purtroppo è arrivato in un momento in cui non eravamo al top e il suo ambientamento è risultato molto più difficile. Poi essendo un giocatore che è costato tantissimo tutte le critiche cadevano su di lui. Sono convinto che se fosse arrivato quando giravamo a mille avrebbe fatto anche lui la sua parte”.

Ma Stam metteva davvero così tanta paura?

“Stam per fortuna era buono. Era un gigante buono perché altrimenti c’era davvero da aver paura”.  

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