Le parole della giornalista Diletta Riccelli, intervenuta ai nostri microfoni per analizzare il periodo che sta vivendo la Lazio di Gattuso
Ascoli-Lazio, Gattuso: "Arriveranno un attaccante e un difensore. Romagnoli..." - VIDEO
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Ad Ascoli la Lazio trova la sua quarta vittoria consecutiva del suo precampionato estivo, e lo fa grazie alle reti di Zaccagni e Ratkov, utili per ribaltare il momentaneo vantaggio dei bianconeri di Francesco Tomei firmato da Chakir. Oltre ai segnali di crescita registrati da mister Gattuso sotto il profilo del carattere e della grinta della propria squadra, però, la nota più bella della serata vissuta al Del Duca è stata indubbiamente il ritrovato abbraccio fra il popolo biancoceleste e la squadra del tecnico calabrese: un calore che ha coinvolto in modo evidente anche i giocatori, come testimoniato dalle dichiarazioni pronunciate da Rovella al termine della partita. A tal proposito Diletta Riccelli, giornalista di RomaToday, è intervenuta in esclusiva ai microfoni di Cittaceleste.it per offrire il proprio pensiero sul periodo che stanno attraversando i biancocelesti, compreso il sempre più complicato rapporto con la società e il progetto portato avanti dal club per la riqualificazione dello Stadio Flaminio. Di seguito le sue parole.
Ci potrebbe raccontare quando e come è nata la sua passione per la Lazio? Come si è evoluto questo legame con la squadra biancoceleste nel corso degli anni?
“Provengo da una famiglia laziale. Anzi è più corretto dire che la quasi totalità della mia famiglia lo è. Mia nonna materna ha 91 anni e chiama ancora tutti i nipoti al termine della partita per sapere i risultati. Il grande tifoso però è mio papà, che mi ha portata sin da piccina allo stadio e mi ha permesso di appassionarmi. Passione sfumata leggermente negli ultimi anni perché è sempre più complesso andare allo stadio. Sia per gli orari sia per i costi spropositati”.
Qual è il suo punto di vista sulla gestione condotta in questi anni dal presidente Lotito, sia dal punto di vista sportivo che societario?
“Non credo di avere le competenze tecniche per rispondere a questa domanda. Quel che so è che se viene portato un intero popolo affezionato alla propria squadra come lo sono i laziali, ad abbandonare le partite e a sentire l'esigenza di protestare, probabilmente questa gestione non funziona. Senza entrare in tecnicismi, è chiaro il voler lesinare su ogni giocatore cercando sempre un'offerta vantaggiosa a livello economico, col rischio solito di non essere sufficientemente competitivi in campionato”.
La Lazio sta attraversando uno dei momenti più delicati degli ultimi anni, non solo per le difficoltà nel tornare competitiva nel campionato italiano, ma anche per il clima di forte contestazione nei confronti della gestione societaria, culminato nella protesta della tifoseria contro il presidente Lotito. Da tifosa, qual è il suo stato d'animo di fronte a una simile situazione?
“Non ero a Roma il giorno della manifestazione. Sarei andata volentieri anche per tornare a vedere il calore che solo i laziali sanno dare. Lotito è il presidente più longevo della storia del calcio biancoceleste. Io sono appassionata di storia delle monarchie e azzardo un piccolo paragone. Mi ricorda Hassanal Bolkiah, Sultano del Brunei in carica dal 5 ottobre 1968. Un monarca che tiene sotto scacco il piccolo paese asiatico da quasi sessant'anni”.
Restando sul tema della contestazione, qual è il suo pensiero sulla protesta portata avanti dai tifosi della Lazio contro la società? Secondo Lei potrà avere un impatto concreto e pensa che sia ancora ricucibile il rapporto tra tifoseria e club?
“Analizzando la storia sia politica sia imprenditoriale di Lotito si percepisce subito una persona poco disposta a mediare. Quindi ipotizzo non sia facile risanare la crepa profonda creatasi tra tifosi e club. Del resto il Presidente è famoso per le sue uscite poco morbide e spesso aggressive nei confronti della tifoseria. Quello che forse rattrista di più è vedere uno stadio sempre più vuoto e il fatto che moltissimi tifosi si stiano sempre di più disinnamorando di questo sport. Forse è importante che Lotito si immedesimi nella miriade di padri di famiglia che pur di portare i propri figli allo stadio fanno immensi sacrifici”.
Uno dei temi più discussi in casa Lazio è il progetto per lo Stadio Flaminio. Pensa che il piano presentato dalla società biancoceleste sia realmente realizzabile? Quali sono, a suo avviso, le principali criticità -sia dal punto di vista tecnico che amministrativo- che potrebbero rallentarne o comprometterne la realizzazione? E, se dovesse sbilanciarsi, quale previsione si sente di fare sul futuro del progetto?
“Egoisticamente parlando, da romana, spero che il Flaminio venga riqualificato. È uno stadio molto bello con un assetto più consono per poter vedere una partita di calcio, rispetto all'Olimpico. Non so se all'uscita di questa intervista sia già giunto il nullaosta dalla Soprintendenza. Il problema dell'opera di Pier Luigi e Antonio Nervi è forse la mancanza di mezzi per raggiungerlo da diverse zone. Del resto ci passa accanto solo il tram e pochi autobus. Un altro problema è anche la mancanza di parcheggio nelle vicinanze. Spero non venga stravolta la valenza architettonica e storica dello stabile anche se so che l'intenzione è creare un nuovo anello per aumentarne la capienza. Anche in considerazione del fatto che quella è una zona di grande prestigio e quindi un'alterazione potrebbe in qualche modo rendere il tutto meno piacevole alla vista. Non vorrei che per Lotito, che sogna di candidare l’impianto agli Europei del 2032, sia qualcosa non dedicata alla squadra e ai suoi tifosi bensì un progetto politico che vada oltre”.
Parlando invece del campo, che tipo di stagione si aspetta dalla Lazio?
“Sicuramente migliore rispetto alla precedente”.
Per concludere: da tifosa, quale futuro si augura per la società biancoceleste?
“Spero che si torni allo stadio in famiglia, che si torni a vedere intere generazioni tra i seggiolini. Del resto ho sempre visto il calcio come un ponte tra nonni e nipoti, tra padri e figli, tra amici che magari non parlano la stessa lingua”.
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