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ESCLUSIVA – Giada Bruno: “Lazio-Milan? Vi dico che tipo di gara mi aspetto”

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In esclusiva a Cittaceleste.it Giada Bruno ha parlato della prossima gara di Serie A tra Lazio e Milan, prevista domenica 15 marzo alle 20:45

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Di Lorenzo Bozzetti

Archiviato il prezioso successo ottenuto contro il Sassuolo, la Lazio ora sarà chiamata ad affrontare il Milan di Massimiliano Allegri, squadra reduce dall’importante successo conquistato nel derby contro l’Inter. Una gara di grande importanza per meglio comprendere quello che potrebbe essere il destino dei biancocelesti in campionato e che, al tempo stesso, potrebbe addirittura risultare determinante per l’evoluzione del campionato. Proprio in merito alla sfida che ci sarà domenica sera tra Lazio e Milan è intervenuta in esclusiva ai microfoni di Cittaceleste.itGiada Bruno, giornalista sportiva e content creator molto attiva sui social, la quale ha voluto esprimere le sue opinioni riguardo al momento che stanno vivendo entrambe le squadre nonché fare una personale previsione sul tipo di partita a cui si potrebbe assistere allo Stadio Olimpico. Di seguito le sue dichiarazioni.

 

Come giudica la stagione del Milan fino a questo punto?

"La stagione del Milan, fino a questo momento, può essere giudicata complessivamente positiva. Non era affatto scontato che la squadra riuscisse a trovare subito una traiettoria chiara, soprattutto considerando il contesto da cui arrivava. Negli ultimi anni il Milan ha vissuto diverse fasi di transizione, con cambi in panchina e la difficoltà di consolidare un’identità tecnica stabile. Parliamo inoltre di una rosa mediamente giovane, che aveva bisogno di una guida forte e di un progetto tecnico credibile. In questo senso il lavoro svolto da Massimiliano Allegri e dal suo staff è stato importante proprio nel restituire struttura, equilibrio e consapevolezza al gruppo. Dal punto di vista societario va riconosciuto anche un percorso di crescita. Alcune scelte del passato sono state analizzate con lucidità e, in parte, corrette. L’ingresso di un direttore sportivo esperto come Igli Tare – che peraltro vivrà questa partita con un significato particolare da ex Lazio – rappresenta un segnale di maggiore organizzazione e progettualità. Mi ha colpito anche il piano comunicativo. Il Milan appare oggi più coerente e più allineato tra campo, dirigenza e comunicazione esterna, con una linea più chiara anche nelle conferenze e nei momenti pubblici. È vero che nella prima fase del campionato sono stati persi alcuni punti pesanti, soprattutto contro squadre sulla carta più abbordabili. Tuttavia un segnale molto interessante è arrivato nelle partite contro le grandi: il Milan ha quasi sempre mostrato personalità e capacità di competere ad alto livello. Ed è proprio questo, paradossalmente, l’aspetto che nella scorsa stagione era mancato di più".

 

Che ne pensa del lavoro svolto da Massimiliano Allegri? Quale merito attribuisce maggiormente al tecnico?

"Il merito principale che attribuisco al tecnico è quello di aver restituito al Milan una struttura mentale e professionale molto chiara. Si percepisce una maggiore maturità negli atteggiamenti in campo e anche nella leadership di alcuni giocatori chiave, che oggi interpretano il ruolo con una consapevolezza più vicina alla tradizione del club. Allegri ha lavorato molto sulla cultura del lavoro e sull’organizzazione della squadra. In un certo senso ha “rieducato” il gruppo alla dimensione di un club come il Milan, dove la continuità, la disciplina tattica e l’attenzione ai dettagli devono essere parte integrante del quotidiano. Spesso si parla del cosiddetto “cortomuso” o di un presunto “non gioco”, ma credo che questa sia una lettura superficiale. Dietro il lavoro di Allegri c’è molta preparazione tattica e una grande attenzione alla gestione delle fasi della partita. Rispetto alle sue esperienze passate, ho visto anche un allenatore evoluto. Il Milan di oggi è una squadra più equilibrata e soprattutto molto più solida nella fase difensiva. Se l’anno scorso uno dei problemi principali erano le transizioni negative e le difficoltà nella protezione della linea arretrata, oggi la squadra appare più compatta e organizzata. Un aspetto fondamentale è la gestione della fase di non possesso. Nel calcio moderno si può essere aggressivi e dominanti anche senza avere il pallone, attraverso il posizionamento, le distanze tra i reparti e la capacità di chiudere le linee di passaggio. Un esempio molto chiaro lo abbiamo visto nel derby recente vinto 1-0: il Milan ha interpretato la partita con grande disciplina tattica, limitando la costruzione dell’Inter e impedendo agli uomini di Chivu di trovare i corridoi centrali che normalmente sfruttano con grande efficacia. Anche al netto di qualche assenza, la prestazione difensiva dei rossoneri è stata estremamente convincente".

 

Che impressione le hanno fatto i rossoneri nel precedente derby contro l'Inter? Quanta carica può trasmettere il successo ottenuto nella stracittadina per il finale di stagione?

"Il derby vinto rappresenta probabilmente uno dei momenti più significativi della stagione rossonera. Non solo per il risultato, ma per il modo in cui la partita è stata interpretata. Ho visto una squadra centrata, molto attenta tatticamente e soprattutto sicura delle proprie possibilità, che è esattamente l’atteggiamento che serve in sfide di questo livello. Sarebbe importante riuscire a trasferire questa mentalità anche nelle altre partite di campionato. È vero che il divario in classifica con l’Inter è significativo, ma proprio per questo diventa fondamentale costruire continuità di prestazioni e abituarsi a mantenere standard elevati in ogni gara. Il derby può avere un effetto molto forte a livello emotivo. Da una parte può diventare un fattore galvanizzante e generare una scia positiva di risultati. Dall’altra, però, è una partita talmente particolare da rischiare di rimanere un episodio isolato se non viene gestita con equilibrio. Qui entra in gioco il lavoro dell’allenatore. Allegri è sempre stato molto bravo nel mantenere la squadra con il cosiddetto “profilo basso”, evitando eccessi di entusiasmo e riportando l’attenzione sul lavoro quotidiano. Se il Milan riuscirà a trasformare quella vittoria in un punto di partenza e non in un semplice exploit, allora potrà affrontare il finale di stagione con un livello di consapevolezza decisamente più alto".

 

Che ne pensa invece della stagione che sta vivendo la Lazio e del lavoro che sta compiendo mister Sarri?

"La stagione della Lazio sta attraversando una fase complessa, probabilmente al di sotto delle aspettative iniziali sia del club sia dell’ambiente. Parliamo comunque di una società storica, con ambizioni importanti e con una piazza molto esigente, quindi è normale che quando i risultati non arrivano con continuità si crei un clima di maggiore pressione. In questo contesto credo che il lavoro di Maurizio Sarri vada analizzato con attenzione e senza semplificazioni. Un allenatore, in linea teorica, dovrebbe concentrarsi principalmente sull’aspetto tecnico e tattico, ma quando una squadra vive un momento di difficoltà inevitabilmente il suo ruolo si allarga. Deve gestire lo spogliatoio, le aspettative dei tifosi, il rapporto con la società e anche la comunicazione esterna. Sarri è un allenatore con un’identità di gioco molto precisa e con un’idea di calcio riconoscibile. Tuttavia il rendimento di una squadra è sempre il risultato di un equilibrio tra diversi fattori: organizzazione societaria, gestione del gruppo, mercato, condizione dei giocatori e contesto ambientale. L’allenatore diventa spesso il primo riferimento pubblico e quindi anche il primo a essere messo sotto pressione, ma nel calcio le dinamiche interne sono sempre più articolate di quanto possa apparire dall’esterno. Per questo motivo credo che la situazione della Lazio vada letta in maniera più ampia. Il risultato sportivo è soltanto la parte finale di un processo molto più complesso che coinvolge società, staff tecnico e squadra".

 

Che effetto le ha fatto vedere lo stadio Olimpico vuoto a causa della protesta della tifoseria biancoceleste?

"Vedere lo stadio Olimpico vuoto è sicuramente un’immagine che colpisce. Il calcio vive di passione, di partecipazione e di identità tra squadra e tifosi, quindi uno stadio privo del proprio pubblico trasmette inevitabilmente una sensazione di distanza che non rappresenta l’essenza dello sport. La tifoseria della Lazio, nel corso degli anni, ha sempre dimostrato un forte senso di appartenenza ai propri colori. Una protesta così evidente rappresenta quindi un segnale molto forte da parte della piazza, un modo per esprimere un disagio e per far arrivare un messaggio chiaro alla società, in particolare alla dirigenza. Allo stesso tempo, da osservatrice esterna, credo che il tifo resti una componente fondamentale dell’equilibrio sportivo di una squadra. Il sostegno del pubblico può diventare una risorsa importante soprattutto nei momenti più difficili della stagione. Le proteste fanno parte della storia del calcio e spesso nascono da un rapporto molto intenso tra tifosi e club. L’importante è che questo legame, anche nei momenti di tensione, riesca a ritrovare nel tempo un punto di incontro che permetta alla squadra di tornare a sentirsi sostenuta dal proprio ambiente".

 

Lazio e Milan sono entrambe reduci da due importanti vittorie nel precedente turno di campionato: che tipo di gara si aspetta fra le due formazioni?

"Mi aspetto una partita molto equilibrata e probabilmente anche molto tattica. Lazio e Milan arrivano entrambe da risultati importanti e questo inevitabilmente alza il livello di fiducia e di intensità con cui si prepara una gara di questo tipo. Dal punto di vista delle idee di gioco il confronto tra Sarri e Allegri è sempre interessante perché rappresenta due filosofie calcistiche diverse. Sarri tende a lavorare molto su principi offensivi codificati, sulla costruzione dal basso e sulla ricerca costante delle linee di passaggio per sviluppare un calcio fluido e propositivo. Allegri, invece, è storicamente un allenatore molto attento all’equilibrio complessivo della squadra, alla gestione dei momenti della partita e alla solidità della fase di non possesso. Proprio questo contrasto rende le loro sfide spesso molto affascinanti. Da una parte c’è una squadra che cerca di imporre il proprio ritmo attraverso il possesso e l’organizzazione offensiva, dall’altra una squadra che lavora molto sull’equilibrio, sulla lettura degli spazi e sulla capacità di colpire nei momenti giusti. Credo quindi che sarà una partita molto intensa, dove gli episodi e la gestione delle transizioni potranno fare la differenza".

 

Secondo Lei, quali giocatori potrebbero decidere la partita, da una parte e dall'altra? Pensa ci saranno duelli particolari dentro il campo? Se sì, quali?

"L’assenza di Rabiot è sicuramente un elemento da tenere in grande considerazione. Parliamo di un giocatore che, nel corso della stagione, ha dimostrato di essere uno degli equilibratori principali del Milan, capace di dare sostanza al centrocampo sia in fase di copertura sia nelle transizioni. Proprio per questo la sua indisponibilità apre inevitabilmente qualche interrogativo sull’assetto della squadra. Rabiot è uno di quei giocatori che garantiscono equilibrio tra le due fasi e la sua presenza permette al Milan di avere una maggiore stabilità nella gestione dei momenti della partita. Una possibile soluzione tattica potrebbe essere il ricorso del doppio play con Jashari. È una scelta che permetterebbe al Milan di compensare l’assenza di un centrocampista di rottura con, una maggiore qualità nella circolazione del pallone. In questo contesto credo che un giocatore che potrebbe diventare particolarmente decisivo sia Christian Pulisic. Le sue incursioni tra le linee e la capacità di attaccare gli spazi possono rappresentare una chiave importante soprattutto nelle situazioni di transizione offensiva. Dal punto di vista individuale sarà anche un banco di prova interessante per lui, perché sta un po’ faticando a trovare la via del gol e partite di questo livello spesso diventano l’occasione giusta per ritrovare fiducia e incisività. In una gara che si preannuncia molto tattica, i movimenti e la qualità dei giocatori offensivi potrebbero essere determinanti per sbloccare gli equilibri".

 

Dal suo punto di vista, su quali aspetti la Lazio dovrà stare attenta al Milan? E, viceversa, a quale elemento dei biancocelesti dovrà prestare maggiore attenzione la squadra di Allegri?

"Dal punto di vista della Lazio credo che uno degli aspetti più delicati sarà la gestione delle riaggressioni del Milan. La squadra di Allegri sta lavorando molto bene sulle transizioni immediate dopo la perdita del pallone, cercando di recuperarlo rapidamente e di interrompere sul nascere la costruzione avversaria. In una partita contro una squadra come quella di Sarri, che prova sempre a sviluppare il gioco attraverso il possesso e la ricerca costante di linee di passaggio pulite, questo tipo di pressione può diventare un fattore determinante. Proprio per questo i biancocelesti dovranno essere molto lucidi nella gestione dell’uno contro uno e soprattutto nella qualità delle uscite palla, perché il Milan tende ad accorciare immediatamente sugli uomini e a rendere molto aggressiva la riaggressione. Dall’altra parte, il Milan dovrà prestare grande attenzione proprio ai principi di gioco tipici delle squadre di Sarri, cioè alla capacità di occupare gli spazi tra le linee e di creare continuamente corridoi di passaggio per sviluppare l’azione. La Lazio è una squadra che cerca spesso queste imbucate centrali attraverso combinazioni rapide e movimenti sincronizzati dei centrocampisti e degli attaccanti. Per questo mi aspetto un Milan molto attento dal punto di vista dell’equilibrio tra le due fasi. Allegri probabilmente cercherà una squadra compatta, capace di chiudere le linee di passaggio e di adattarsi ai momenti della partita, gestendo con attenzione sia la fase di non possesso sia le eventuali ripartenze. In una gara con queste caratteristiche, l’equilibrio tattico potrebbe essere davvero l’elemento chiave".

 

Quanto potrebbe influire il ritorno dei tifosi biancocelesti allo stadio sul risultato finale?

"Il ritorno dei tifosi può avere un peso importante, soprattutto in uno stadio come l’Olimpico, che storicamente sa creare un’atmosfera molto intensa. Il fattore ambientale nel calcio non è mai un elemento secondario: il sostegno del pubblico può incidere sull’energia della squadra, sulla gestione dei momenti della partita e anche sulla pressione esercitata sugli avversari. Per la Lazio potrebbe rappresentare uno stimolo significativo, soprattutto in una fase della stagione in cui ritrovare compattezza tra squadra e ambiente diventa fondamentale. Allo stesso tempo il Milan è una squadra abituata a giocare partite ad alta intensità emotiva e in contesti molto caldi, quindi sarà interessante vedere come i rossoneri sapranno gestire questo tipo di pressione. In queste partite spesso la componente emotiva pesa quanto quella tecnica, ed è proprio per questo che il ritorno del pubblico può contribuire a rendere la sfida ancora più aperta e imprevedibile".