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Di Lorenzo Bozzetti
Al rientro dalla pausa per le nazionali la Lazio inciampa sul Parma di Carlos Cuesta, squadra contro la quale i biancocelesti hanno pareggiato per 1-1 lo scorso sabato. Un risultato maturato al termine di una prestazione sottotono da parte degli uomini di mister Sarri, artefici contro i gialloblù di una gara che nel complesso ha soddisfatto poco l’ambiente laziale. Da questo punto di vista Ilaria Bianchi, giornalista, conduttrice televisiva e nota tifosa della Lazio, è intervenuta in esclusiva ai microfoni di Cittaceleste.it per esprimere il proprio parere riguardo alla stagione fin qui vissuta dalla squadra di mister Sarri (compreso il suo attuale momento) e commentare da vicino la prestazione offerta dai biancocelesti lo scorso sabato contro il Parma. Queste le sue parole:
Partiamo dalla sua passione per la Lazio: com'è nata e come si è evoluta nel tempo?
“Per raccontare questa storia bisogna tornare un po’ indietro nel tempo, a quando ero piccola. In famiglia, soprattutto dalla parte di mio padre, non c’è mai stata una grande passione per il calcio: erano più da Formula 1 e MotoGP…Però avevo uno zio, tifosissimo dell’altra squadra della Capitale, che ha provato in tutti i modi a farmi diventare romanista: pupazzi, maglie…senza grande successo. Crescendo nella zona dei Castelli Romani, ho iniziato a frequentare i miei amici di scuola laziali e con loro è stato tutto molto più naturale. Ci hanno messo davvero poco a farmi capire che quelli erano i miei colori. Il tutto venne coronato dalla mia prima volta allo stadio e me la ricordo come un colpo di fulmine: lo stadio enorme, il boato, le luci…un’emozione fortissima davanti agli occhi della bambina che ero. Da lì ho capito cosa significa davvero essere della Lazio. È qualcosa che senti, quasi come se fosse la Lazio a scegliere te. E questa sensazione l’ho capita ancora di più da quando ho iniziato a lavorarci: viverla da dentro ti fa comprendere davvero quanto sia forte il senso di appartenenza”.
Come giudica la stagione vissuta dalla Lazio fino ad oggi? Che pensiero si è fatta sulle difficoltà vissute dalla squadra nel corso di questa annata?
“È una Lazio che deve ancora trovare continuità. Secondo me ha più potenziale di quello che ha mostrato finora: a tratti ha espresso anche un ottimo calcio, ma senza riuscire a mantenere lo stesso livello nel tempo. Sono pesate tanto anche alcune mancanze in rosa dovute principalmente al blocco del mercato, in termini di alternative in determinati ruoli come abbiamo visto con gli infortuni che purtroppo ci hanno accompagnato in tutta la stagione. Adesso però è il momento decisivo: serve continuità di risultati per indirizzare davvero la stagione. È stata un’annata con alti e bassi, ma ancora aperta. E sicuramente anche la frattura tra società e tifosi ha avuto un impatto sull’ambiente”.
Quale calciatore l'ha maggiormente stupita in campionato? E invece, quale l'ha delusa di più fino a questo punto?
“Io dico sempre che non ho un giocatore preferito in assoluto, perché il giudizio cambia molto di partita in partita. Preferisco valutare quello che vedo sul campo, gara per gara. Ci sono momenti in cui un giocatore ti colpisce particolarmente e altri in cui magari rende meno, ma fa parte del calcio e degli equilibri di una stagione”.
Qual è il suo parere riguardo al lavoro svolto da Maurizio Sarri?
“Sarri è un allenatore con idee molto chiare, che ha dato una struttura precisa alla squadra. Ha un’identità riconoscibile e questo è un valore. Tra tutte le questioni da risolvere, quella dell’allenatore è forse quella su cui concentrarsi meno in questo momento. Poi è chiaro che nel calcio i giudizi passano sempre dai risultati, quindi il finale di stagione peserà tanto. Ma parliamo di un allenatore che è un valore aggiunto e un punto di riferimento, sia per la squadra che per l’ambiente”.
Cosa ne pensa dell'operato condotto negli ultimi anni dalla società biancoceleste?
“Come in tutti i percorsi ci sono aspetti migliorabili, bisognerebbe concentrarsi sul crescere mantenendo una direzione chiara. Sicuramente stanno sentendo anche loro il peso della protesta: mi auguro che si riesca a mediare e a trovare un punto d’incontro con i tifosi, perché l’unità in un ambiente come quello della Lazio è fondamentale”.
Che idea si è fatta riguardo alla protesta portata avanti negli ultimi mesi dalla tifoseria biancoceleste contro la società?
“L’ambiente Lazio è molto identitario. Quando le cose vanno bene trascina tantissimo, quando vanno meno bene diventa più esigente. È normale che i tifosi vogliano far sentire la propria voce. La società è consapevole della situazione e mi auguro si possa trovare un punto d’incontro. Perché lo stadio vuoto è una sconfitta per tutti: c’è bisogno di riportare entusiasmo e unità”.
Che effetto le ha fatto vedere lo Stadio Olimpico di nuovo vuoto nella gara contro il Parma?
“Ero presente ed è stato davvero brutto vedere di nuovo lo stadio così vuoto, soprattutto con la curva assente. È qualcosa che si percepisce anche in campo: manca energia, manca spinta. E dall’altra parte invece i tifosi del Parma, pur essendo meno numerosi, si facevano sentire molto. È stato un colpo d’occhio che dispiace, perché l’Olimpico pieno è tutt’altra cosa”.
Parlando proprio della partita dello scorso sabato, come si spiega una prestazione così sottotono da parte dei biancocelesti? Secondo Lei, cosa non ha funzionato contro il Parma?
“Secondo me è mancata proprio l’energia, l’intensità. La Lazio è sembrata meno brillante, meno reattiva del solito. Quando entri in campo senza il giusto ritmo e senza quella spinta anche emotiva, poi diventa tutto più complicato”.
Tra gli argomenti affrontati in casa Lazio c'è anche il tema legato al futuro di mister Sarri: secondo Lei, il tecnico biancoceleste continuerà a sedere sulla panchina biancoceleste al termine della stagione, oppure prevede la possibilità che si possa separare dal club capitolino?
“È difficile fare previsioni adesso. Molto dipenderà da come finirà la stagione e dalle scelte che verranno fatte a livello societario. Però, per quello che rappresenta e per il lavoro fatto, Sarri resta una figura importante. Se ci saranno le condizioni giuste, credo possa essere ancora l’allenatore da cui ripartire”.
Dopo la partita contro il Parma, per la Lazio ci sarà da affrontare la Fiorentina: dal suo punto di vista, quali insidie potrebbe offrire ai biancocelesti la gara contro i viola?
“La Fiorentina è una squadra che può mettere in difficoltà chiunque, perché ha qualità e intensità. È una partita delicata, soprattutto perché arriva in un momento importante della stagione. La Lazio dovrà essere più concreta e più continua durante i 90 minuti, senza cali”.
Una sua considerazione riguardo al capitolo Flaminio? Che pensiero si è fatta riguardo al progetto presentato dalla Lazio per lo Stadio Flaminio? L'eventuale realizzazione del progetto potrebbe permettere un riavvicinamento tra i tifosi e la società?
“Il tema Flaminio è sicuramente affascinante, perché parliamo di uno stadio storico, nel cuore della città, con un’identità forte. Il progetto presentato dalla Lazio mi sembra ambizioso e, se realizzato con attenzione, potrebbe rappresentare un passo importante non solo a livello infrastrutturale ma anche simbolico. Detto questo, credo che uno stadio da solo non basti a ricucire il rapporto tra tifosi e società. Può essere un punto di partenza, ma il riavvicinamento passa soprattutto da altri aspetti: dialogo, risultati, e una progettualità chiara che i tifosi possano sentire propria”.
Per concludere, da tifosa, cosa si augura per il futuro della Lazio?
“Da tifosa mi auguro di rivedere una Lazio unita, dentro e fuori dal campo. Con entusiasmo, soprattutto con uno stadio pieno e con una squadra che riesca a esprimere davvero tutto il suo potenziale e possa finalmente puntare ad obiettivi alti e raggiungibili. Perché quando c’è questo mix, la Lazio sa fare grandi cose”.
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