In esclusiva a Cittaceleste.it, Camilla Spinelli ha parlato della sua passione per la Lazio e commentato il recente andamento della squadra
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Dopo il 2-1 ottenuto contro il Parma lo scorso sabato sera, la Lazio di Gennaro Gattuso si prepara a scendere nuovamente in campo domani, quando alle 18:30 sfiderà il Sassuolo di Alberto Aquilani. Del momento dei biancocelesti, in particolare, ne ha parlato Camilla Spinelli, influencer e tifosa della Lazio, intervenuta in esclusiva ai microfoni di Cittaceleste.it per raccontare il proprio legame con i colori biancocelesti ed esprimere il proprio giudizio sul rendimento della squadra e sulla recente vittoria conquistata contro il Parma. Di seguito le sue dichiarazioni:
Come è nata la sua passione per la Lazio e come si è evoluta nel corso degli anni? C'è un ricordo particolare a cui è più legata?
“Mio padre è di Roma e, giustamente, della Lazio. Tuttavia non mi ha mai imposto il tifo, la mia è stata una scelta ovvia e completamente autonoma. La Lazio è una passione che, con il passare degli anni, è diventata molto più di una semplice squadra di calcio. Quando tifi una squadra a 300km di distanza, abitando io a Cesena, impari a viverne le emozioni, le vittorie, le delusioni e anche i momenti più difficili con un approccio diverso, dovendo dimostrare agli altri di non essere una tifosa di “serie b”, visto che le mie presenze allo stadio sono state molte meno rispetto a chi abita a Roma. Ed è proprio questo che rende il legame così forte: esserci sempre, indipendentemente dai risultati. Il ricordo a cui sono più legata è difficile da individuare, perché credo che la bellezza di essere tifosi sia proprio quella di accumulare emozioni diverse nel tempo. Ci sono le grandi vittorie, le partite che ti fanno esultare e quelle che ti fanno arrabbiare, ma anche la sensazione di appartenere a qualcosa che va oltre il campo. Per me essere laziale significa questo. Vivere la squadra con trasporto, ma anche con la consapevolezza che la passione non può dipendere soltanto da una classifica”.
Che idea si è fatta della Lazio di questa stagione? Quali aspetti della squadra le stanno piacendo maggiormente e cosa l'ha convinta di più in questo avvio di campionato?
“La prima cosa che mi ha colpito è la personalità. Sei vittorie e un pareggio nelle prime sette giornate non sono casuali: dimostrano che questa squadra ha trovato un’identità, crede nelle proprie possibilità e sta ottenendo risultati anche attraverso il lavoro collettivo. Mi piace soprattutto l'intensità con cui affronta le partite, la disponibilità al sacrificio e la capacità di essere concreta nei momenti decisivi. La Lazio sta dimostrando di poter competere senza farsi condizionare troppo dal nome dell'avversario. La vittoria contro la Juventus è stata una conferma importante, perché ha mostrato una squadra capace di interpretare una grande partita con coraggio e convinzione. Naturalmente, siamo ancora all'inizio della stagione e bisogna mantenere equilibrio nei giudizi. Però questa partenza sta dando ai tifosi motivi concreti per essere entusiasti”.
Qual è il suo giudizio sul lavoro svolto finora da Gennaro Gattuso? In cosa pensa che l'allenatore sia riuscito a dare qualcosa in più alla squadra?
“Il giudizio è decisamente positivo. Credo che Gattuso abbia portato soprattutto mentalità, intensità e senso di appartenenza. Le sue squadre devono essere disposte a lottare, ma in questa Lazio sto apprezzando anche la volontà di giocare con coraggio e seguire un'idea precisa, senza limitarsi a difendere il risultato. Un aspetto importante è la fiducia che sembra essersi creata tra l'allenatore e il gruppo. Mi piace anche il fatto che Gattuso non si accontenti dei risultati: ha riconosciuto che la squadra deve ancora migliorare in alcune situazioni. È un segnale positivo, perché significa che non si sta lasciando trascinare dall'entusiasmo del momento. Ora la vera sfida sarà dare continuità a questa partenza e trasformare la mentalità vincente in un'identità consolidata per tutta la stagione”.
Nonostante i risultati positivi, c’è qualche aspetto su cui la Lazio deve lavorare ulteriormente per continuare a crescere?
“Sì, e credo che sia importante dirlo proprio adesso, quando le cose stanno andando bene. Una squadra che vuole ambire a traguardi importanti deve riuscire a mantenere lo stesso livello di concentrazione per tutti i novanta minuti. Gattuso stesso ha evidenziato il problema di alcuni cali di attenzione, come accaduto contro il Milan e il Monza. Sono situazioni nelle quali la squadra ha dimostrato di poter perdere il controllo della partita anche dopo aver giocato ottimi momenti. Vorrei vedere una Lazio sempre più continua, capace di gestire meglio i vantaggi, leggere i momenti della gara e non concedere occasioni evitabili agli avversari. Inoltre, bisognerà capire come la squadra saprà affrontare i periodi più complicati, quando arriveranno infortuni, stanchezza e risultati negativi. Perché partire bene è importante, ma è la capacità di superare le difficoltà che distingue una buona squadra da una squadra davvero competitiva”.
Guardando da vicino il rendimento della squadra, c'è qualche giocatore della Lazio che l'ha sorpresa particolarmente in questo inizio di stagione? Se sì, chi e per quali motivi?
“Tra i nomi che sceglierei c'è sicuramente Oliver Provstgaard. Mi ha colpito perché sta dimostrando personalità e capacità di inserirsi in un gruppo che sta attraversando un momento molto positivo. Il fatto che sia stato lui a sbloccare la partita contro la Juventus rende ancora più significativo il suo contributo. Anche Nuno Tavares si sta “redimendo” da diversi errori commessi in passato, dimostrandoci di poter essere un giocatore di alta qualità. In generale, la sorpresa più grande è forse proprio il rendimento collettivo: vedere tanti giocatori contribuire al risultato significa che il gruppo sta funzionando”.
In questo momento una parte importante della tifoseria sta portando avanti la protesta contro la società. Qual è la sua posizione al riguardo e come vive questa situazione da tifosa biancoceleste?
“È una situazione che mi dispiace molto, perché credo che la Lazio meriti di vivere una stagione positiva anche fuori dal campo. Allo stesso tempo, penso sia necessario distinguere il rapporto con la squadra da quello con la società. La protesta dei tifosi è legata soprattutto al rapporto con la presidenza e non semplicemente ai risultati sportivi. Per questo motivo, credo che non si possa pensare che bastino alcune vittorie per risolvere una frattura che si è creata nel tempo. Rispetto il diritto dei tifosi di manifestare il proprio dissenso, soprattutto quando lo fanno attraverso una scelta collettiva e pacifica. Il tifo non significa accettare tutto in silenzio, ma anche avere a cuore il futuro della propria squadra e chiedere che venga gestita nel modo migliore possibile. Mi auguro che si possa arrivare a un confronto serio e costruttivo. La società ha la responsabilità di ascoltare, comunicare e ricostruire la fiducia; dall'altra parte, sarebbe bellissimo riuscire a ritrovare un punto d'incontro. La squadra e i tifosi dovrebbero essere alleati, non trovarsi su fronti opposti”.
Che effetto le fa invece l’Olimpico semivuoto ormai da diversi mesi? Al di là dell'attuale protesta, qual è il suo rapporto con lo stadio e le capita di seguire la Lazio dal vivo?
“L'Olimpico semivuoto è un'immagine che fa male, soprattutto in un momento in cui la Lazio sta ottenendo risultati così importanti. Lo stadio dovrebbe essere il luogo in cui si incontrano la passione della tifoseria e il lavoro della squadra e vedere questo legame così indebolito è un peccato. Credo che il pubblico possa rappresentare un valore aggiunto enorme. Una curva che canta, uno stadio che spinge la squadra nei momenti difficili e la sensazione di giocare tutti insieme possono fare la differenza, soprattutto nelle partite più complicate. Allo stesso tempo, non credo che si possa giudicare la protesta soltanto contando i posti vuoti. Bisogna comprenderne le ragioni e riconoscere che il rapporto tra tifoseria e società è diventato un tema centrale per il futuro del club. Come ho già detto, le mie volte alle stadio sono state meno di altri tifosi, ma sempre molto intense e emozionanti. Mi auguro di ritornarci non appena la società ascolterà la tifoseria”.
Si parla molto anche del progetto per il nuovo stadio Flaminio. Come valuta la proposta presentata dalla Lazio? Pensa possa trasformarsi in qualcosa di concreto per il club biancoceleste?
“Credo che il progetto del Flaminio rappresenti un'opportunità importante, non soltanto dal punto di vista sportivo, ma anche per l'identità e il futuro economico della Lazio. Avere uno stadio di proprietà o comunque una casa gestita in modo da valorizzare il club può fare la differenza nel calcio moderno. Significa poter sviluppare nuove fonti di ricavo, migliorare l'esperienza dei tifosi e creare un legame ancora più forte tra la squadra e il territorio. Il Flaminio, inoltre, ha un valore storico e architettonico particolare. Per questo penso che la sfida sia riuscire a coniugare le esigenze di uno stadio moderno con la tutela di un impianto così significativo per Roma. Il progetto ha già compiuto un passaggio importante con la conclusione della Conferenza dei servizi preliminare nell'agosto 2026, ma sono ancora necessarie verifiche e modifiche per recepire le prescrizioni emerse, in particolare quelle legate alla tutela architettonica e alla mobilità. Non parlerei quindi di un'opera già certa, ma di una prospettiva concreta che deve ancora superare passaggi importanti. Spero che si possa arrivare a una soluzione sostenibile e realizzabile. La Lazio ha bisogno di guardare al futuro anche attraverso le infrastrutture, e un progetto di questo tipo potrebbe rappresentare una svolta per il club”.
Guardando al futuro, che cosa si augura per la Lazio, sia dal punto di vista sportivo sia per quanto riguarda il rapporto tra la società e i suoi tifosi?
“Dal punto di vista sportivo, mi auguro che la Lazio riesca a dare continuità a questo inizio di stagione e a dimostrare di poter competere ad alti livelli. Non voglio fare promesse o fissare obiettivi irrealistici troppo presto, ma penso che questa squadra abbia il diritto di sognare e il dovere di provare a sorprendere. Mi auguro soprattutto che continui a crescere, che mantenga questa mentalità e che riesca a costruire qualcosa di solido nel tempo, senza dipendere soltanto dai risultati di un singolo campionato. Fuori dal campo, invece, il mio desiderio più grande è che si possa ricucire il rapporto tra la società e i tifosi. Una squadra di calcio non è fatta soltanto di dirigenti, allenatori e giocatori, anzi. È fatta soprattutto anche di una storia, di una comunità e di persone che la sostengono da generazioni. Credo che la società debba impegnarsi per recuperare la fiducia attraverso il dialogo, la trasparenza e una visione chiara per il futuro. Vorrei vedere una Lazio ambiziosa sul campo, moderna nelle strutture e capace di ritrovare l'unità con la propria gente. Perché vincere è bellissimo, ma vincere sentendo tutta la propria tifoseria al fianco deve essere ancora più bello”.
Come ha visto la Lazio contro il Parma?
“È una vittoria importante per la Lazio, che conferma il suo ottimo momento e dimostra di saper vincere anche le partite complicate. Bene la reazione nella ripresa, con Taylor decisivo, ma il gol subito nel finale è un campanello d’allarme sulla gestione del vantaggio. La squadra sta acquisendo fiducia e continuità: adesso deve dimostrare di poter mantenere questo livello nel tempo”.
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