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Lazio, Fabiani: “Tutti gli anni sono difficili. Sul mercato di gennaio dico che…”

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Le parole del direttore sportivo biancoceleste pronunciate in una lunga intervista rilasciata ai microfoni di Dazn
Stefania Palminteri Redattore 

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Il direttore sportivo della Lazio Angelo Fabiani ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Dazn nel corso dei Media Days organizzati con le squadre. Queste le sue dichiarazioni:

È l’anno più difficile da quando è arrivato alla Lazio?

"No, tutti gli anni sono difficili. Questo è stato forse l’anno più complicato, perché coincide con una ristrutturazione dell'intero organico. Come è stato detto da Sarri e dalla società, è l’anno zero. E si sa che, in corso di ricostruzione di un qualcosa, ci possono essere degli  imprevisti. Ma devo dire che, al di là di tutto, molti punti che abbiamo perso per strada li abbiamo persi immeritatamente. Ci sono stati tanti episodi negativi che hanno determinato anche qualche perdita di punto, e soprattutto c'è da dire che Sarri si è trovato soventemente a scendere in campo anche senza 6-7-8 titolari. Ricordo una partita molto significativa, critica, che andammo a giocare a Genova, e ci mancavano ben 8 titolari. Questo ovviamente non accade solo alla Lazio, a onor del vero, basti vedere quello che è successo al Napoli, fino a 12-13. Purtroppo sono quelle annate un po’ segnate, ma l’importante è comunque credere in ciò che si fa, credere nel progetto. Seguire il progetto e camminare dentro quel solco tracciato per una ricostruzione e se vogliamo anche per ringiovanire una rosa tirando dentro dei giovani di prospettiva".

Come sta vedendo il mister dopo tutti questi infortuni che stanno colpendo la rosa?

"Molti sono infortuni traumatici, molti sono dovuti ad affaticamenti. Purtroppo non capita soltanto alla Lazio, bisognerebbe porsi un po’ il problema e il tema di queste partite divise tra venerdì, sabato e domenica, e poi ci sono le altre competizioni, lo stress del giocatore, come vive un giocatore la partita, ovvero sotto stress. Quindi stress sotto stress può produrre anche determinati infortuni. Come la vive? Non la si vive ovviamente bene, però l’allenatore e i ragazzi, anche i non titolari, quando sono stati chiamati all'opera hanno fatto un qualcosa di straordinario".

Che idea si è fatto del mercato di gennaio?

"Io penso che la Lazio sia stata la società che ha più movimentato sia in uscita che in entrata. In uscita vorrei spendere due parole: noi non abbiamo messo alla porta nessuno, non abbiamo messo sul mercato nessuno. Ma quando ti trovi di fronte a delle reiterate richieste, da parte del calciatore, da parte dei procuratori che vogliono andare via perché ci sono altre squadre che gli allungano i contratti, gli danno il triplo dei guadagni che hanno, che comunque non se la sentono, con molta tranquillità e onestà bisogna accontentarli perché ritengo che all’interno di un gruppo e di uno spogliatoio ci debbano essere dei calciatori motivati".

C’è qualcosa che cambierebbe potesse tornare indietro?

"La classifica, ovviamente (ride, ndr.). E alcune partite che ci hanno visto immeritatamente perdere, dove potevamo ottenere un qualcosa di diverso. Mi sarebbe piaciuto vedere all'opera gli effettivi: ci sono state delle partite in cui abbiamo dovuto rinunciare per infortuni o quant’altro finanche a otto calciatori. E mettere su una squadra senza otto titolari un pò di amaro in bocca lo lascia. Ma devo dire anche che chi è andato in campo si è dato da fare e hanno fatto bene".

Quanto spera di andare in Europa attraverso la Coppa Italia?

"In una fase di ricostruzione totale, radicale, che sta avvenendo alla Lazio da quando io ho assunto la direzione tecnica, pensare di vincere lo scudetto, di centrare immediatamente l’obiettivo Europa, vincere trofei, sarebbe pura utopia. Quando si ricostruisce, quando si programma, quando si ha una visione a medio e breve termine, bisogna mettere in conto che ci possano essere anche queste conseguenze di non centrare determinati obiettivi. Ma io sono straordinariamente convinto che la Lazio, proprio per il programma e per quello che si è imposta, cioè un nuovo ciclo, non tarderà a diventare una squadra che nel campionato di Serie A potrà competere per le prime cinque posizioni. Questo lo dobbiamo a noi, ai tifosi, all'ambiente. Chiedo soltanto un po’ di pazienza, la pazienza che disse Sarri quando assunse il ruolo di allenatore. Disse: “Per lavorare con i giovani devo avere pazienza, devo costruire e loro devono assimilare il mio sistema di gioco”. Però ha detto anche: "Come porterò pazienza io, chiedo a un po’ tutto l’ambiente di portare pazienza".

Da società, come state vivendo le partite senza tifosi allo stadio?

"La risposta è scontata: non bene, questo è fuori discussione. Non bene per tanti motivi. Uno su tutti? Se mi metto un attimo nei panni dei calciatori, giocare senza il proprio tifo, fare un gol e andare sotto la curva, gioire, questo un po’ gli manca, oggettivamente. Quell’adrenalina che ti trasmette il pubblico, quando stai in campo, che fa ballare il terreno di gioco, è ben diverso dal non averlo. Per cui mi auguro che a stretto giro di posta si possa risolvere anche questa problematica. Stiamo, nel prossimo futuro, organizzando una tavola rotonda con tutte le componenti che fanno parte del mondo del calcio: media, tifosi, istituzioni, proprio per illustrare loro qual è questo nuovo programma, questo nuovo percorso. Perché a volte la gente non capisce. Allora è giunto il momento, con dati oggettivi alla mano, informare tifosi, informare la gente di quello che la Lazio oggi sta facendo. Questo lo dobbiamo a noi, lo dobbiamo a loro.

Perchè torno a ripetere: giocare senza pubblico comunque non è una bella cosa. Non si dà una buona immagine. Ovviamente non ce l’ho con i tifosi, rispetto il parere di tutti quanti, tifosi e giornalisti. Io ho un solo dovere e compito: è quello di preoccuparmi di programmare e di far sì che nel più breve tempo possibile si possa avere una squadra competitiva nel massimo campionato. Sono le sfide più difficili? In trent’anni di calcio mi sono sempre imbattuto nelle ricostruzioni, io non ho mai gestito una squadra importante che l’anno prima aveva vinto uno scudetto. Mi sarebbe piaciuto lavorare tantissimo con Milinkovic, con Ciro Immobile che faceva 35 gol, perché no anche con Luis Alberto e Felipe Anderson.

Però probabilmente mi sarei impoltronito, mi mettevo dietro la scrivania "tanto che problema c’è? tanto poi ci sono loro che risolvono le questioni". Va detto che quando questi ragazzi arrivarono alla Lazio, fecero fatica anche a inserirsi. Per esempio mi ricordo Milinkovic: è vero che stavo a un’altra società, ma ho sempre seguito le sorti della Lazio, i primi anni ha fatto un po’ di fatica. Poi è diventato il calciatore straordinario che tutti quanti conosciamo. Lo stesso Ciro Immobile, ha un po’ girovagato, anche all’estero, poi è arrivato alla Lazio, un po’ di difficoltà le ha avute, poi ha iniziato a fare 30/35 gol. Quando Sarri dice di avere pazienza, io ce l’ho la pazienza, ma mettiamocela un po’ tutti. Probabilmente vuole anche dire: “Diamo la possibilità a questi ragazzi di ambientarsi, di costruire un gruppo organico, uno spogliatoio importante per toglierci qualche soddisfazione. Purtroppo l’erba voglio non la troviamo da nessuna parte, bisogna credere nel lavoro che si fa. Io ci credo tantissimo e mi auguro che insieme a me ci possano credere tutti quelli che hanno a cuore le sorti della Lazio".