Un focus sulla malattia che ha colpito all'eta di 34 anni l'attuale allenatore della Lazio, costringendolo anticipitamente al ritiro dal calcio

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Nel mondo del calcio Gennaro Gattuso è sinonimo di garra. In campo nel Milan dei campioni era uno dei più temuti, soprannominato appositamente 'Ringhio'. La foga agonistica gli ha regalato gioie infinite da calciatore, conquistato innumerevoli trofei (comprese Champions League e Coppa del Mondo) e oggi cerca di trasmetterle al gruppo da allenatore.

È in un Lazio-Milan del 2011, però, che inizia la battaglia più dura della sua vita. Intorno al 20' del match ammette di "vedere quattro Ibrahimovic" ed è costretto alla sostituzione. La diagnosi arriva presto: si tratta di miastenia gravis oculare (MG). Nel 2012 darà l'addio ai rossoneri, ritirandosi poi l'anno successivo dopo una breve parentesi al Sion.

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COSA È LA MIASTENIA OCULARE - È una forma di miastenia gravis, una malattia autoimmune cronica che causa debolezza nei muscoli volontari. Il tipo oculare colpisce principalmente il movimento degli occhi e il controllo delle palpebre, causando spesso visione doppia (diplopia) e palpebre cadenti (ptosi).

COME RICONOSCERLA - Si verifica a causa di un malfunzionamento del sistema immunitario che genera anticorpi che interferiscono con la trasmissione della contrazione muscolare. Il segno più evidente sono le palpebre cadenti che portano anche a un peggioramento della vista, con diplopia e la blefaroptosi come principali sintomi. Tuttavia, il percorso dell'attuale biancoceleste non è stato affatto semplice. La sua diagnosi è stata piena di incertezze: un medico di Bologna sospettò addirittura che potesse trattarsi di una malattia sessualmente trasmissibile.

Esclusa questa teoria, Ringhio è stato indirizzato all'Istituto Besta di Milano, dove una TAC ha finalmente rivelato la vera causa della sua condizione: un timoma, un tumore alla ghiandola del timo, spesso associato alla MG. È stato dunque sottoposto a trattamenti immunosoppressori per via endovenosa due volte a settimana permettendogli di tornare a calcare i campi della Serie A.

LA VITA DOPO IL RITIRO - Qui inizia la parte più difficile a detta del mister. La malattia lo ha costretto a cambiare stile di vita, soprattutto a causa dell'assunzione continua di cortisone che gli richiede delle rinunce: "Da quindici anni faccio uso di cortisone, perché se non lo uso ho la diplopia, non vedo in maniera corretta. In tutti questi anni ho sempre detto che ci sono persone con la mia malattia che restano quattro o cinque mesi a letto, non riescono a muoversi. Ho sempre pensato ‘Pensa se mi avessero detto che ho cinque mesi di vita'.

L'ho accettata, ci lavoro, sono più forte della malattia però mi costa perché fare uso di cortisone tutti i giorni non è facile: da quasi sette anni non bevo nessun alcolico, perché non si può con il cortisone, ho chiuso la bocca perché un altro al posto mio peserebbe 200 kg. Si va avanti, perché c'è sempre di peggio, l'importante è guardare avanti fino a quando Dio ci dà la forza di continuare."

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